Set28
Il Sud rischia un vero e proprio «tsunami demografico». «Si trasformerà nel corso del prossimo quarantennio in un'area spopolata, anziana, ed economicamente sempre più dipendente dal resto del Paese». L’annuncio, catastrofico ma abbastanza realistico, viene dall’ultimo rapporto dello Svimez, presentato ieri a Roma. Nel dettaglio, secondo lo Svimez, nei prossimi venti anni il Mezzogiorno perderà quasi un giovane su quattro, mentre nel Centro-Nord oltre un giovane su cinque sarà straniero. Nel 2050 gli under 30 al Sud passeranno dagli attuali 7 milioni a meno di 5milioni, mentre nel Centro-Nord saranno sopra gli 11 milioni. A quella data, inoltre, ci sarà il sorpasso: la quota di over 75 sulla popolazione complessiva passerà al Sud dall'attuale 8,3% al 18,4% nel 2050, superando il Centro-Nord, dove raggiungerà il 16,5%.
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Set18
E’ importante che ogni persona sia istruita? Che abbia la possibilità di essere accompagnata e guidata nel comprendere ed esprimere tutte le proprie potenzialità? Che possa, quindi, contribuire, con il meglio che ha, alla vita del proprio Paese e dell’umanità? Ho l’impressione che la maggior parte di noi potrebbe rispondere positivamente a queste domande, e considerare, di conseguenza, desiderabile e prioritario avere un sistema di istruzione in grado di raggiungere questi obiettivi. Purtroppo il nostro Paese non sta più andando in questa direzione. E’ questo il problema che Alex Corlazzoli pone alla nostra attenzione con il suo libro «Riprendiamoci la scuola. Diario d'un maestro di campagna. Come sopravvivere alla scuola italiana e cambiarla», (Altraeconomia Edizioni). La scuola è cambiata, e tanto. Il criterio economico è il criterio guida, che detta scelte e comportamenti. Il risparmio (ma siamo poi sicuri che sia davvero tale?) ha preso il posto d'onore, sostituendosi alla vita delle persone e all'ordinato sviluppo del Paese. La nostra scuola, per la verità ottima fino a poco tempo fa, si sta sgretolando. E’ questo crollo che Alex ci mostra. Senza nessun compiacimento e senza nessuna colorazione ideologica.
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Ago26
Un manager, un leader, un inventore. Il più straordinario «nerd» di tutti i tempi. Dopo mesi di malattia, Steve Jobs lascia definitivamente la guida della Apple. Il suo addio non è solo un vero giro di boa per un’azienda che ha infilato una dopo l’altra una serie di innovazioni senza precedenti. E’ anche il passaggio di testimone di una generazione eroica, fricchettona e visionaria che dagli anni ’70 guida quella rivoluzione tecnologica che da decenni continua a ridisegnare gusti, socialità, comunicazione, business, arte e creatività di miliardi di esseri umani. La lettera con cui annuncia ai dipendenti e ai mercati il passaggio di consegne al suo numero due operativo, Tim Cook, è un capolavoro di classe, umiltà e understatement: «Non sono più all’altezza dell’incarico e delle mie aspettative come amministratore delegato ... ma sono sicuro che i giorni più brillanti e innovativi della Apple sono ancora davanti a noi». A differenza dei giovanissimi creatori di Google e Facebook, né Jobs né Bill Gates si sono mai laureati. Entrambi hanno creato dal nulla, in un garage, aziende che hanno cambiato la storia dell’umanità. Solo a scorrerne i passaggi principali, la biografia di Steve Jobs eccede quella di una dozzina di persone normali. Nato non voluto da un padre siriano musulmano e da una teenager che l’ha subito dato in adozione, Jobs è senza dubbio il più grande inventore del XX secolo. Non solo di oggetti come l’AppleII, il Macintosh, l’iMac, l’iPhone, l’iPod e l’iPad. Ma anche di interfacce tanto naturali che un minuto dopo essere state create sembra ci siano sempre state: l’uso totale del mouse e delle icone, la grafica asciutta e iper-usabile (frutto dei suoi studi da giovane drop-out in calligrafia), la genialità delle animazioni Pixar, il multitouch. Un telefono senza pulsanti e un computer senza tastiera sembrano impossibili da descrivere a parole.
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Giu06
Amanda Hocking, 26 anni e J. A. Konrath, 41 anni sono due autori americani di bestseller emblematici della rivoluzione che l’era digitale ha scatenato nel mondo dei libri.
Fai da te - Uno sconvolgimento del vecchio modo di fare business che però non va a senso unico, solo dalla carta al web. La Hocking è diventata un fenomeno vendendo un milione di eBook (libri digitali) pubblicati da se stessa e poi ha deciso di firmare un contratto con una casa editrice tradizionale, la St.Martin’s del gruppo Macmillan, per 2 milioni di dollari. Viceversa Konrath ha lasciato il suo editore Hyperion (gruppo Disney) dopo sei thriller di successo per auto-pubblicare i suoi nuovi lavori in formato digitale con l’aiuto di Createspace.com, la divisione di Amazon.com specializzata nella produzione di eBook. E i ruoli si invertono anche fra editori e distributori: proprio Amazon.com — la più grande libreria online al mondo — ha appena deciso di fondare due case editrici per stampare su carta romanzi e gialli, aprendo un ufficio a New York con un agente letterario a caccia di talenti.
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