Corso di alta formazione

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Una nuova figura di mana­ger che abbia competenze giu­ridiche ed economiche, ma an­che antropologiche, sociologi­che, di procedura penale e so­prattutto di gestione azienda­le. E questo l'identikit dell'am­ministratore dei beni seque­strati o confiscati alla mafia co­sì come esce dal primo corso di alta formazione che è stato strutturato dal Dipartimento di studi europei e della integra­zione internazionale dell'Uni­versità di Palermo guidato da Giovanni Fiandaca. Un corso di alta formazione che dà nu­merose risposte ad altrettante domande provenienti dal mon­do della formazione, delle pro­fessioni e degli apparati dello Stato chiamati a gestire con la nuova normativa un enorme patrimonio sottratto alle co­sche criminali nel nostro pae­se e in particolare l'Agenzia per i beni confiscati voluta for­temente dal ministro dell'In­terno Roberto Maroni e guida­ta dal prefetto Mario Morcone. All'Agenzia che ha sede principale a Reggio Calabria e ha inaugurato da qualche setti­mana la sede di Roma, fanno capo in totale quasi 11 mila beni di cui 1.306 aziende.

La prima domanda cui il cor­so di alta formazione, che è di­retto da Salvatore Costantino, cerca di dare una risposta arriva proprìo dal decreto legislati­vo che ha istituito l'albo degli amministratori giudiziari e che detta i criteri che bisogna rispettare per iscriversi all'Al­bo. «L'idea nostra - spiega Co­stantino Visconti, docente del­la facoltà di Giurisprudenza di Palermo - è quella di fornire tutti strumenti multidiscipli­nari a chi si iscriverà». Ed è pro­pria questa la caratteristica di un corso di alta formazione che si pone come modello per una prima sperimentazione e replicabile poi in altre parti del paese.

Alla luce di quanto pre­visto dalla normativa il corso è tappa vincolante per l'iscrizio­ne all'albo per gli amministra­tori di beni confiscati alla ma­fia che operano da tre anni e per chi invece non si è mai oc­cupato di questa materia cioè per accedere alla seconda se­zione dell'albo dedicata ai cosiddetti esperti in gestione aziendale (ordinaria e di crisi). Alla prima sezione dell'albo, infatti, si possono iscrivere i professionisti (commerciali­sti o avvocati), che abbiano svolto per almeno cinque anni effettivamente la professione. In ogni caso, però, manca il re­golamento attuativo del decre­to legislativo 14/2010 entrato in vigore il 3 marzo: «Siamo in attesa di rapire cosa succede­rà - spiega Antonio Lo Mauro, componente del Consiglio dell'Ordine dei commerciali­sti di Palermo e delegato a pre­siedere la commissione funzio­ni giudiziarie - e senza il rego­lamento attuativo certo è diffì­cile. Sappiamo che c'è una sca­denza perentoria fissata nel 30 agosto, giorno in cui arrivano a scadenza i 180 giorni previsti dal decreto e anche il presiden­te nazionale Claudio Siciliotti ha inviato una circolare per prepararsi per tempo rispetto alla scadenza. Il nostro obietti­vo è quello di evitare che si crei una casta e di aiutare i pro­fessionisti a inserirsi in questo settore importante, un settore in cui non esistono testi e quin­di è importante riuscire a por­tare la propria esperienza». Quest'ultimo obiettivo viene perseguito con il protocollo che il rettore dell'Università di Palermo Roberto Lagalla, il direttore dell'Agenzia nazio­nale per i beni confiscati Ma­rio Morcone e il capo della Di­rezione nazionale antimafia Pietro Grasso, Fiandaca per il Dems e Costantino quale diret­tore del corso hanno firmato all'inizio di luglio a Reggio Ca­labria.

Tra i punti qualificanti del protocollo la collaborazio­ne tra Agenzia e Dna con l'ate­neo di Palermo per la defini­zione delle linee guida come previsto comma 4 dell'artico­lo 3 della legge 50/2010 che ha convertito il decreto legislati­vo in fatto di linee guida di am­ministrazione, assegnazione e destinazione dei beni seque­strati e confiscati e la possibi­lità per chi frequenta il corso di alta formazione di svolge­re un periodo di tirocinio presso una delle sedi dell'Agenzia 0 presso la dire­zione nazionale antimafia. Un periodo di pratica nelle strutture dello Stato che sarà senza dubbio utile a compren­dere le dinamiche che stanno alla base del provvedimento giudiziario (per quanto riguar­da la Dna) e la gestione succes­siva (nel caso dell'Agenzia). Ma, secondo il presupposto della normativa, quello che conta è l'utilizzazione finale anche se si tratta di uso sociale di un bene tolto alla criminali­tà organizzata. In ogni caso per le aziende, l'obiettivo è quello di farle sopravvivere sul mercato in un contesto completamente mutato. Ed per questo che sarà cruciale la testimonianza di chi ha finora gestito i beni.

Fonte: Sole24ore

 



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