Finanzia­menti «meritocratici» alle univer­sità

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L'incrocio pericoloso con i ta­gli agli assegni statali rischia di congelare sul nascere i finanzia­menti «meritocratici» alle univer­sità, introdotti per decreto dal mi­nistro Mariastella Gelmini a fine 2008. La conferenza dei rettori di oggi avrebbe dovuto esaminare il riparto del fondo di finanziamen­to ordinario per quest'anno, ma gli ultimi incontri tecnici sono sal­tati in extremis e se ne riparlerà a settembre: tabelle alla mano, a quanto si apprende si lavora per applicare i parametri legati ai ri­sultati d'ateneo senza danneggia­re troppo le università caratteriz­zate da performance più opache. La quadratura del cerchio non è arrivata, ma dagli elementi che emergono si può osservare che l'obiettivo è quasi raggiunto, e che mentre la riforma promette di accelerare sui premi (si veda l'articolo a fianco), il presente de gli incentivi è a rischio.

Le partite sono due, legate ai 550 milioni del «Patto per l'università» del 2007 e ai circa 500 milioni che avrebbe­ro dovuto alimentare i premi alle università migliori. Sul primo aspetto, l'orienta­mento è di destinare 460 milioni, cioè 1’85% del totale, agli incre­menti stipendiali dei docenti, assegnando quindi la fetta più consi­stente alle università che più spen­dono per il personale. Una distri­buzione di questo tipo nei fatti prosciuga i fondi per il «riequili­brio» che avrebbero dovuto aiuta­re gli atenei «sottofinanziati», cioè quelli che ricevono dallo sta­to meno di quanto spetterebbe lo­ro in base alla pagella sulla qualità misurata sul modello del comita­to nazionale di valutazione. Anche sul versante del fondo ordinario, la penuria di risorse la­mentata dai rettori sembra aver spento lo slancio meritocratico previsto nelle prime tappe della ri­forma Gelmini. La regola prevede­va una quota «crescente» negli anni di fondi svincolati dalla spe­sa storica, e dirottati in base ai ri­sultati di ogni ateneo nella didatti­ca e nella ricerca.

L'esordio dell'anno scorso ha dedicato agli incentivi il 7% del fondo ordina­rio, e per garantire il «progressi­vo incremento» degli incentivi imposto dal decreto, quest'anno ci si dovrebbe attestare intorno al 74%; con un aumento solo forma­le, perché quest'anno i fondi stata­li si riducono del 3,72% (al netto dcÌ400 milioni raccolti con lo scu­do fiscale e destinati alle universi­tà), per cui il valore assoluto dei «premi» è in diminuzione. Anche così alleggerita, la parti­ta vera si è incagliata sui criteri di distribuzione di queste risorse. Tra le ipotesi di cui si è discusso c'è anche una sorta di "clausola di salvaguardia" per evitare che nel gioco del dare-avere qualche ate­neo perda più del 4% rispetto all'anno scorso; con un paniere di fondi in diminuzione del 3,72%, è ovvio che un criterio come que­sto determinerebbe in pratica una redistribuzione egualitaria dell'assegno statale, senza nessu­na variazione rispetto al 2009. Le decisioni finali, comunque, si conosceranno solo a settem­bre, anche se riguardano fondi che dovrebbero essere assegnati a inizio anno.

«Comprendiamo le difficoltà - ragiona il presidente Crui Enrico Decleva -, ma a que­sto punto il ritardo è clamoroso». «In media - fanno eco dal consi­glio universitario nazionale - ne­gli ultimi anni l'assegnazione dei fondi avveniva fra marzo e aprile; così qualsiasi strategia diventa im­praticabile».

Fonte: Sole24ore



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