Italiani alla ricerca di futuro - Altri 125mila vanno all’estero 
 

Politiche attive del lavoro - Una guida su come sfruttare al massimo le nuove opportunità
 
I DANNI DELL’ECONOMIA SOMMERSA TUTTO IL BUIO DEL «NERO» FRANCESCO RICCARDI
 
Spreco e confusione nell’alternanza scuola-lavoro
 
Le origini
«Noi siamo esseri umani!» Così parlò Mario Savio, nel 1964 di EMANUELE TREVI
 
Cari confratelli e permettetemi soprattutto cari amici, sono ormai molti anni, dal 1994, che partecipo ai lavori della Conferenza episcopale italiana. Vi sento amici: per la conoscenza lunga e profonda, la comunione vissuta in momenti di fraternità, la condivisione di responsabilità e la discussione franca dei problemi della Chiesa italiana e del mondo. Desidero esprimere la mia più profonda gratitudine al Santo Padre per la fiducia e la premura che ha riposto nella mia persona affidandomi questo incarico. Un pensiero particolare lo rivolgo, inoltre, al cardinale Angelo Bagnasco, per due mandati presidente della Cei. Lo ringrazio di cuore, a nome di tutti, per il suo  servizio,  la  fedeltà al Papa e alla Chiesa, e l’attenzione  dedicata  ad  ognuno di noi.  Pensando al territorio  di  cui  siamo  espressione, sento il dovere di esprimere una       parola       di profonda     riconoscenza ai nostri parroci: sono costruttori di comunità, strumenti della tenerezza di Dio, presbiteri che si spendono e si ritrovano nella carità pastorale. Accanto a loro, mi è impossibile non accennare ai religiosi: uomini e donne che, nella varietà dei loro carismi, ci restituiscono il primato dell’amicizia con il Signore, la profezia della fraternità e la fecondità delle opere. Un ringraziamento doveroso, infine, in questa sede anche agli operatori della comunicazione, che ci consentono di arrivare nelle case della gente, con una parola che vuol essere di sostegno e speranza. L’incarico che mi è stato affidato mi pesa sulle spalle, anche per l’età. Mi consolano le parole che monsignor Enrico Bartoletti scrisse nel suo Diario, l’11 agosto 1972, quando gli fu comunicato il suo nuovo compito in Cei. Così scrisse: «In manus tuas, Domine! Signore, accetta il mio umile sacrificio e dammi la grazia di cercare solo te». Con gioia e commozione cerco di far mie queste parole con l’assoluta convinzione che senza l’aiuto di Dio non potrei far nulla. Sento una grande responsabilità che si addolcisce nella consapevolezza di servire la Chiesa italiana. Cari confratelli, è mia intenzione aprire il Consiglio permanente rivolgendo un pensiero a quelle persone che ora sono nella sofferenza e nel lutto. Vorrei testimoniare la più sincera vicinanza a tutte quelle donne che in Italia, pressoché quotidianamente, sono vittime  di  una  violenza cieca   e   brutale.   Un pensiero affettuoso va, anche, a tutte le popolazioni  italiane  ferite dal  terremoto,  da  Ischia all’Italia centrale; ai cittadini di Livorno, colpiti da una tragica alluvione; e al Messico dove un terribile terremoto ha tolto la vita a centinaia di persone.
 
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