Gli errori ci guidano Marte è all’orizzonte

SCIENZE

Gli errori ci guidano Marte è all’orizzonte  di  GIULIO GIORELLO 

Il nostro universo a tre dimensioni costituisce solo una frazione del cosmo, della materia e dell’energia. Restano molta  «materia oscura» e molta «energia oscura», che potrebbero spiegare non pochi fenomeni della sua storia. Qualche mese fa ho  avuto l’occasione di parlarne con Fabiola Gianotti, che dal gennaio dell’anno scorso è direttrice del Cern, mirabile realizzazione delle capacità di indagine scientifica nella nostra Europa. La ricerca oggi non mira solo a comprendere come è nato il cosmo e come (forse) finirà  dopo qualche miliardo di anni; come ci insegna la biologia, il nostro è anche un mondo in  cui sono comparsi esseri viventi, e cosa siano  vita e intelligenza è una delle sfide più affascinanti per la teoria e per l’esperimento. Infine,  l’aspetto forse più intrigante è l’innesto della  storia di Homo sapiens in uno scenario capace  di dinamiche estremamente complesse, che ci  hanno costretto a rivedere i nostri apparati  concettuali. Questo tratto non è una disgrazia, ma una  benedizione — come scriveva nel secolo scorso  il grandissimo fisico britannico Paul Dirac, lo  scopritore (tra l’altro!) della cosiddetta antimateria. Ci sono mille buone ragioni per «sognare»; però, sono sogni che devono passare al  vaglio della critica. Non vorreste forse la sconfitta della malattia, della sofferenza e (forse)  della morte? È qui il doppio aspetto di queste  utopie scientifiche: il riconoscimento delle  enormi difficoltà dell’impresa e, al tempo stesso, la consapevolezza che piccoli passi potranno avere in futuro rilevantissime conseguenze.  Un segno di vera giovinezza in ogni nuova generazione di scienziati è la capacità di trarre  giovamento da dove i predecessori hanno sbagliato e mostrare loro, attraverso la critica,  un’autentica gratitudine. Uno dei miei esempi preferiti viene dall’astronomia. Nel 1755 Immanuel Kant definiva  la Via Lattea, l’unica galassia allora conosciuta,  «un mondo di mondi» e si chiedeva se alcuni  di essi fossero abitati da creature intelligenti.  Per millenni abbiamo aspettato la «visita» degli abitanti di altri pianeti, ma gli «omini verdi»  non sono arrivati. Anzi, si è rovesciata la tendenza, come ha dichiarato Gianni Fabrizio Bignami (ex presidente dell’Agenzia spaziale  italiana): forse i veri «marziani» saremo noi,  una volta che avremo realizzato uno sbarco su  quel pianeta. I grandi visionari del Rinascimento, come Ludovico Ariosto o Giordano Bruno,  per simili escursioni si affidavano alla forza  dell’immaginazione. Oggi, invece, ci si basa su  una robusta tecnologia, e c’è chi, come la ricercatrice Maria Cristina De Sanctis, si occupa del  sottosuolo di Marte chiamato a sostenere questa nuova avventura umana. Perché il sogno  possa tramutarsi in realtà occorre però il coraggio di spendere nella ricerca, difendendo i  meccanismi del suo funzionamento, a cominciare dalla trasmissione del sapere nelle scuole. Forse il miglior commento a questa nuova  utopia scientifica, che coinvolge così varie competenze e stimola l’interesse di sempre più  ampie aree di indagine, è la bella immagine del  sorriso di Ilaria Cinelli, astronauta fiorentina  trentenne, che si appresta «a visitare di persona Marte». Perché il «pianeta rosso», tradizionalmente simbolo di paura e di guerra, non  potrebbe tramutarsi nel modello di una conquista pacifica, auspicio insieme di conoscenza  e di serenità?