Dall’energia alla genetica: ecco le professioni del futuro

LAVORO

Dall’energia alla genetica: ecco le professioni del futuro

DI  EDOARDO SEGANTINI

Quale sarà la «chiave a stella» del 2017? «La chiave a stella» è il titolo di uno dei romanzi più affascinanti di Primo Levi, pubblicato quasi quarant’anni fa. Racconta la storia di un operaio super specializzato, il montatore Faussone, che, nel corso di una vita professionale fatta di sfide e di avventure in tutto  il  mondo,  utilizzando  strumentisimbolo come appunto la chiave a stella, si  realizza  completamente  attraverso  il lavoro. Oggi, al contrario, la parola lavoro solleva più timori che speranze.  Si teme ad esempio che la diffusione delle tecnologie di ultima generazione si traduca in una nuova minaccia per l’occupazione.  In  realtà,  almeno  finora, quello che accade nelle fabbriche è un ridursi progressivo delle mansioni ripetitive a vantaggio di attività che richiedono abilità cognitive e sociali, tipiche dell’essere umano.  Ma  quali  sono  questi  lavori?  Una  risposta arriva dagli Stati Uniti, dove i processi basati su automazione e intelligenza artificiale corrono più veloci. Il Bureau of labour statistics (Bls) ha pubblicato  un’indagine  in  cui  si  tenta  una previsione sui lavori che si pensa cresceranno di più nei prossimi dieci anni. La ricerca  riguarda  il  mercato  americano,  ma  fornisce  indicazioni  che  possono  risultare  utili  anche  a  noi.  Il  mestiere  in assoluto più richiesto nel futuro prossimo,  secondo  l’indagine,  è  quello  legato alla diffusione delle turbine eoliche.  La previsione non meraviglia, dal momento  che  la  crescita  delle  energie  rinnovabili dovrebbe far aumentare stabilmente la domanda di tecnici dedicati alla  progettazione,  alla  costruzione  e  alla manutenzione.  Un’altra  macro  tendenza  che  svilupperà nuovi lavori nel lungo periodo sarà l’invecchiamento  della  popolazione:  ne dovrebbe  derivare  la  richiesta  di  figure specializzate, dotate di empatia e professionalità  sociali  «non  automatizzabili», come i terapeuti, gli assistenti domestici, gli esperti dell’udito e della vista. Figure chiave saranno poi gli statistici e gli analisti di ricerca, cui si chiederà di rielaborare a fini di marketing le masse di dati sempre più imponenti che arriveranno dai big data digitali.  Per  non  parlare  dei  genetisti,  sia  nel campo  della  ricerca  che  in  quello  della  medicina, la cui crescita sarà proporzionale al calo dei costi del sequenziamento del Dna.  Un campo emergente riguarda infine lo  sviluppo  delle  cosiddette  «interfacce  di conversazione», i sistemi attraverso i quali  si  può  dialogare  con  un’azienda  o un’organizzazione,  in  audio  o  con  messaggi  di  testo.  Siri  di  Apple,  Alexa  di Amazon e Cortana di Microsoft sono alcuni  tra  gli  esempi  più  noti,  ma  molte aziende stanno creando i propri chatbot (letteralmente  robot  dialoganti)  che possono  rispondere  alle  domande  dei clienti e dare informazioni.  Anziché  visitare  il  sito  Internet,  ad esempio,  si  finirà  con  l’interrogare  il chatbot.  Oltre  ai  programmatori  e  ai progettisti di siti, potrebbero così essere richiesti  gli  specialisti  nella  comunicazione  attraverso  le  macchine:  a  questo proposito,  secondo  i  siti  specializzati, nella  Silicon  Valley  ci  sono  già  aziende  che  assumono  attori  e  scrittori  per  costruire dialoghi brillanti per i sistemi informatici.  Le nuove «chiavi a stella», insomma, potrebbero arrivare anche da qui: o forse  da  qualcos’altro  che  oggi  non  siamo neppure in grado di immaginare.