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Eli Lilly, la multinazionale americana che investe in Italia

 di Giulia Cimpanelli

Una multinazionale farmaceutica che nel profondo della crisi sceglie l’Italia per aprire un nuovo polo. In controtendenza con il resto del settore, che negli ultimi anni ha visto non pochi soli tramontare e situazioni al limite del tracollo, con interi team rimasti senza lavoro.

Viene da pensare (e sperare) che la Eli Lilly, che ha costruito a Firenze uno dei più grandi poli biotecnologici d’Europa, sia precursore di un nuovo trend di rinascita del farmaceutico “made in Italy”, soprattutto oggi che la la Zambon Spa ha deciso di rilevare lo stabilimento pavese della Merck, che avrebbe chiuso i battenti a fine anno.

Ma se il destino del settore nel Belpaese non è ancora certo, è ben radicato quello di Eli Lilly in Toscana: “Quando abbiamo inaugurato l’impianto, nel 2009, – spiega il giovane direttore di stabilimento Olivia Bacco – occupavamo nell’area di produzione 390 persone altamente qualificate”.

Oggii dipendenti sono 550 e la previsione è di arrivare a 700 entro il 2017: “Oltre a questo, – aggiunge – in base a una recente indagine dell’Istituto Regionale per la Programmazione Economica della Toscana, per ogni persona impiegata in un tipo di produzione come la nostra si creano cinque posti di lavoro nell’indotto”.

Un’azienda che negli ultimi dieci anni di sviluppo industriale, ha investito 400 milioni di euro nel polo italiano, creando tre linee di produzione di insuline e altre due per farmaci antidiabetici. E dei 130 milioni di cartucce di insulina prodotte il 98% viene esportato in tutto il mondo: “Ciò che ci rende competitivi è la competenza e la preparazione delle nostre persone, oltre a un ambiente favorevole e all’appoggio delle Istituzioni che supportino investimenti innovativi e sostenibili nel tempo”.

Sono principalmente biologi, microbiologi, ingegneri e chimici con elevate competenze tecnico scientifiche le figure professionali ricercate da Lilly. Ma anche giovani talenti, “pescati” prevalentemente dalle università italiane e del territorio, per i quali la multinazionale investe in formazione: “Il totale delle ore dedicate alla formazione dei dipendenti ogni anno è circa 32mila, secondo un percorso di sviluppo delle competenze sia tecniche che manageriali”.

Il polo di produzione è una piattaforma in espansione e l’azienda ha più volte espresso l’intenzione di puntare sull’Italia continuando a investire: “Entro il 2017 – prosegue la direttrice – raggiungeremo la capacità massima degli impianti, coprendo circa il 50% del fabbisogno globale dei farmaci atidiabetici Lilly. E recentemente abbiamo siglato un accordo con la Regione Toscana nel quale ci impegniamo a espandere ulteriormente l’area dedicata alla produzione nell’ottica di ampliare la missione del polo”.

 twitter@GiuliaCimpa

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