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Per fare carriera siamo emigrate a Berlino

 di Silvia Pagliuca

Elisa e Clara, trentenni, italianissime, siedono ai piani alti di un’azienda da 250 collaboratori. «Siamo a Berlino e questa è la normalità» – dicono loro, rispettivamente originarie di Reggio Emilia e Ferrara, trasferitesi nella capitale tedesca in momenti e con motivazioni diverse.

La prima, innamorata della città, del fermento culturale e del dinamismo sociale che la attraversano è volata oltralpe dieci anni fa; la seconda, è berlinese solo da qualche mese e di lasciare la sua terra non è stata poi così contenta. «È stata una scelta imposta dalle circostante: sapevo che per conquistare qualcosa in più di un semplice stage, sarei dovuta andare via. E allora ho scelto la Germania, dove essere giovani non è necessariamente un demerito» – spiega.

Oggi, le due percorrono la stessa strada professionale in Babbel, sito che abbatte le frontiere dell’apprendimento linguistico, permettendo di studiare ben 14 lingue (dall’indonesiano al russo, dal turco al norvegese) comodamente seduti davanti a un pc, un tablet o uno smartphone. Una community in cui convivono quotidianamente almeno 24 nazionalità diverse, una multipiattaforma in cui le donne che ricoprono posizioni manageriali sono il 51% e gli uomini il 49%.

«Diciamo che in quanto a parità di genere non abbiamo problemi. Le pari opportunità sono un modo di essere più che un dovere. Solo alle fiere internazionali mi rendo conto di essere una delle poche trentenni Country Manager. Essere madri, ad esempio, non è una difficoltà. Anzi, le garanzie sul lavoro sono moltissime e il congedo di paternità fa realmente da differenza» – commenta Elisa che ammette di aver ascoltato i racconti di tante coetanee italiane costrette a dover scegliere tra carriera e famiglia.

«Vivendo qui mi accorgo quanto in Italia siamo indietro su certe questioni. Pensiamo alla percezione dell’età, ad esempio. In Germania se hai 28 anni, come me, non sei considerato un ragazzino neolaureato. Non ti viene preclusa alcuna possibilità, piuttosto ce ne sono di maggiori, perché puoi avere più inventiva, essere più flessibile. Certo, la gavetta tocca a tutti, ma la crescita è assicurata» – aggiunge Clara che in Babbel si occupa di Marketing Display e che a tanti amici ha già consigliato di seguire il suo esempio: «Per chi si interessa di tecnologie e start up, questo è un mercato molto florido, pieno di stimoli e possibilità. Ma è fondamentale conoscere bene le lingue: l’inglese in primis e il tedesco come surplus».

È questo un requisito di cui gli italiani sembrano estremamente consapevoli, tanto che dalle ricerca effettuate dal portale emerge come la nostra sia la nazionalità che più di tutte finalizza lo studio delle lingue alla ricerca di lavoro all’estero.

Su quanto, però, il sistema tedesco sia adattabile alla realtà italiana, Elisa e Clara esprimono dubbi: «In Germania le parole d’ordine sono trasparenza e flessibilità. Il contratto a tempo indeterminato, ad esempio, è molto meno blindato che da noi. Certo, ci sono numerose tutele sociali come il sussidio di disoccupazione per un anno al 65% dello stipendio percepito, ma sarebbe un cambiamento di mentalità troppo difficile da accettare nel nostro Paese» – chiarisce Elisa, mentre Clara è più netta: «L’Italia deve cambiare, lo deve fare per i suoi giovani e per la sua storia. Tutti noi dobbiamo affrontare sfide nuove con dinamismo e apertura mentale. Altrimenti resteremo un Paese bellissimo, ma tristemente privo di opportunità».

twitter@silviapagliuca

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