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Se a salvare l’azienda dal fallimento ci pensano gli operai

 di Anna Zinola

I casi di imprese acquisite dai manager sono numerosi, tanto che il management buyout – come viene definito – è diventato ormai un classico dei testi di economia aziendale. Tuttavia la storia dello stabilimento Fralib di Gémenos, vicino a Marsiglia, è davvero particolare. La fabbrica è stata, infatti, recentemente rilevata da un gruppo di operai, uniti in una cooperativa: la Société coopérative ouvrière de production de thés et infusions (Scop Ti).

La vicenda è durata ben 4 anni. Tutto è iniziato nel settembre del 2010 quando Unilever, multinazionale alla quale fanno capo moltissimi brand alimentari e non, decide di chiudere la struttura francese, che all’epoca occupava 182 dipendenti. Obiettivo: spostare la produzione di tea e tisane in Polonia. A questa decisione fanno seguito una serie di piani per il salvataggio dei posti di lavoro, che, per varie ragioni, non vengono approvati. Nel frattempo i dipendenti occupano lo stabilimento e, giorno dopo giorno, cercano di mantenerlo “vivo”, pronto a ripartire. Così, per esempio, come ha raccontato Olivier Bertrand sul quotidiano Libération, le catene venivano fatte girare tutti i mesi così da evitare che i motori si bloccassero.

L’occupazione prosegue per 1.336 giorni, sino al 26 maggio 2014. L’accordo stretto tra i 76 operai rimasti in mobilità (gli altri avevano accettato indennizzi minori) e l’azienda prevede che i lavoratori rilevino la fabbrica e riprendano la produzione. Non solo: la multinazionale dovrà cedere al prezzo simbolico di un euro i macchinari, lasciare un capitale di avviamento e finanziare una serie di attività (come una ricerca di mercato e corsi di formazione). Ognuno dei 76 lavoratori riceverà, inoltre, 100mila euro che, in parte, saranno reinvestiti nella cooperativa.

Ora tutto dipende dalle mosse che saranno intraprese dalla nuova proprietà. Di fatto Scop Ti conta su una produzione iniziale pari a circa 500 tonnellate. Un quantità nettamente più limitata rispetto alle 3.000 tonnellate realizzate nel 2010, prima della chiusura. Per incrementare il giro d’affari la cooperativa intende muoversi in 2 direzioni: da una parte proporsi come fornitore per le private label della grande distribuzione, che garantiscono volumi consistenti seppure a marginalità ridotta, dall’altra parte sviluppare un marchio di tea e tisane biologici, aromatizzati con metodi naturali. Insomma, una nuova storia tutta da scrivere…

twitter@AnnaZinola

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