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Startup bestiali

di Sara Mauri

Tutto ciò che ha a che fare con gli animali domestici va in controtendenza rispetto al mercato. In Lombardia ci sono circa 987.597 cani chippati e iscritti all’anagrafe, moltissimi animali esulano dai rapporti perché non registrati e più della metà degli italiani vive con un animale domestico (rapporto Eurispes 2013). Nonostante la crisi, i padroni di cani e gatti spendono per il beniamino di casa. E, così, nascono negozi e startup “animali”.

WashingDogs Milano è una nuova azienda che si occupa di toelettatura per cani. La novità? La toelettatura non avviene in un negozio, ma su quattro ruote: il padrone del cane prende appuntamento e un camion attrezzato arriva sotto casa. Lì, il cane viene lavato, toelettato e restituito. Luca Massimiliano Vanderi e Antonio Frencioso, cresciuti nella stessa via, prendono spunto da un’idea venuta a due loro amici in Australia.

L’idea australiana è partita 20 anni fa. I loro amici sono partiti con un solo mezzo e, dopo 7 anni, sono arrivati a 22. Molte persone non conoscono le opportunità offerte dai fondi della comunità europea per le startup. Ma, Luca e Antonio si informano e partecipano a un bando di concorso (Misura Microimpresa) per ottenere i fondi necessari al loro scopo.

Il bando prevedeva l’assegnazione di massimo 200.000 euro a seconda della tipologia di impresa: una metà da restituire in 7 anni, l’altra metà è a fondo perduto. Uno dei due soci per partecipare al bando doveva risultare disoccupato da più di sei mesi. Loro hanno ricevuto meno di 200.000 euro, tuttavia, hanno avviato l’impresa.

Avere l’opportunità di ricevere denaro potrebbe spingere molte persone con buone idee ad aprire una piccola attività. Il bando a cui Luca e Antonio hanno partecipato ormai è chiuso, ma esistono altre opportunità di questo tipo sul portale europeo per le piccole e medie imprese. L’UE fornisce agevolazioni per small business innovativi: sovvenzioni, prestiti e, in alcuni casi, garanzie. I problemi che Luca e Antonio hanno affrontato sono diversi.

Il Comune, ad esempio, non sapeva come classificare la loro attività: non rientrano nella categoria “negozio” e non sono “ambulanti”, però, come i commercianti, hanno dovuto fare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività). Questo perché la loro tipologia di attività esiste in tutti i paesi d’Europa, ma in Italia manca.

Dopo aver ottenuto il finanziamento, dopo aver terminato un corso di toelettatura professionale, tra ritardi nelle forniture, spese per pubblicità, redazione di un business plan, l’avventura di Luca e Antonio inizia. Tra vasche in acciaio chirurgico, tavoli idraulici, soffiatori e tosatori, loro scommettono sul futuro e guardano avanti.

Twitter: @SM_SaraMauri 

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