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Startupper indebitati per pagare l’Inps

Debito e start up: una condizione naturale, spesso inscindibile per chi vuole avviare un’impresa. Ma cosa succede quando un’azienda innovativa è costretta a usare i soldi del primo investimento per pagare i contributi pensionistici anziché lo sviluppo del progetto e del servizio?

E’ il caso di Damiano Congedo, startupper sardo, 28 anni,  fondatore con altri soci di App Eat It, una piattaforma online che permette a chi deve mangiar fuori per lavoro di prenotare posto e pasto nel ristorante più vicino. Saltando la coda e godendosi una meritata pausa senza ingozzarsi.  Un’idea semplice e geniale ben accolta dall’incubatore di Roma Enlabs, dai ristoratori italiani e dagli investitori di LVenture. Meno dal servizio previdenziale italiano.

L’Inps, infatti, ha chiesto a Congedo e ai tre startupper cofondatori 4 mila euro a testa di contributisolo per aver avviato l’impresa.  «In tutto sono 12 mila euro, così, solo di contributi per pagarci la futura pensione. Una cifra troppo alta per una startup che deve ancora iniziare a generare utili e che ha un finanziamento di 60 mila euro che dovrebbe dedicare all’implementazione del servizio», continua l’ingegnere sardo che ha denunciato la sua situazione – purtroppo comune al settore imprenditoriale nostrano –  rispondendo a un sondaggio sui bisogni dei neo imprenditori italiani condotto da Daviom Data.

Dall’indagine, realizzata su un campione di 550 startup innovative, emerge una grande soddisfazione delle neo imprese per le opportunità, gli incubatori, le infrastrutture delle città italiane. Con un unico neo: quello delle tasse. Che ancora pesano troppo sulla nascita delle aziende.

Eppure App Eat It dovrebbe godere delle semplificazioni previste dal Decreto Start Up. Lo strumento, approvato nel 2012, dovrebbe agevolare le imprese innovative abbattendo i costi di avviamento (niente pagamento del bollo per la registrazione in Camera di Commercio e la possibilità di pagare in stock option  notaio, commercialista e avvocato -  il cosiddetto work for equity).

Invece, quelle agevolazioni, sembrano solo teoriche. «Siamo andati da un notaio e abbiamo fatto le pratiche per la Comunicazione Unica che permette di essere inquadrati come start up innovativa – racconta Congedo –  Essendo un’impresa, quando ti registri  scegliere il tuo settore di attività identificato da un codice Ateco».

Il codice definisce la fetta di mercato in cui si opera, ad es. Editoria, Servizi, Trasporto, ecc… e questa classificazione serve ad Inps e Agenzia delle Entrate per capire quali contributi e aliquote fiscali applicare all’imprenditore.  «Essendo iscritti come titolari di azienda nel campo della ristorazione, l’Inps ci ha inseriti d’ufficio nella cassa previdenziale degli artigiani e dei commercianti».

Quanto basta per mandare in fumo le agevolazioni del Decreto. «Si paga a prescindere dal fatto che la start up sia decollata. Non trovo giusto dover essere obbligato a pagare una pensione che non riceverò mai. Dovrei poter assumere programmatori, sviluppatori ma se voglio farlo devo versare il 70% di tasse in più rispetto allo stipendio: è una follia».

Secondo Congedo, oltre al danno ci sarebbe anche la beffa. «Visto che il notaio non era costretto a inviare la Comunicazione unica  a tutti e quattro gli enti italiani che devono sapere che esisti (Agenzia delle Entrate, Inps, Camera di Commercio e Inail) ma solo a due di questi, abbiamo dovuto provvedere noi alle altre comunicazioni tramite un consulente del lavoro: e per questo ci beccheremo una multa». Una multa per cosa?  «Per non aver comunicato contemporaneamente con tutti e quattro gli enti».

Il sincronismo è importante e la Comunicazione unica, come si legge nelle istruzioni al Decreto, dovrebbe farla online direttamente lo startupper. Allora perché serve ancora il notaio? «Non è possibile costituire alcuna società in Italia senza atto pubblico (o almeno non una società “regolare”), quindi senza recarsi presso un notaio. Questa è una delle grosse limitazioni del nostro sistema, basti pensare che in Inghilterra è possibile costituire una LTD in pochi minuti ed a costo (davvero) zero», spiega Rosario Emmi, commercialista specializzato in start up innovative.

«La Comunicazione Unica è stata introdotta ben prima del decreto start up (dal 1 aprile 2010) ed è un ottimo strumento, anche se piuttosto complesso da maneggiare. In teoria chiunque può utilizzarlo, ma bisogna studiare manuali e stare attenti poiché l’errore (e la sanzione) è sempre dietro l’angolo. Nella pratica lo strumento è utilizzato da notai (anche se non per tutte le segnalazioni), commercialisti e società di servizi che si occupano di tali aspetti: io stesso ne invio tra le 100 e le 200 ogni anno».

E si fa pagare in stock option come previsto dal Decreto? «Mi capita di agevolare in tal senso le start up, ma non ho ancora utilizzato lo strumento nella sua accezione legislativa in quanto mi sembra piuttosto “rigido”. Inoltre credo che pochi notai possano accettare tale sistema di pagamento, visti anche gli importi e le operazioni limitate nel tempo».

Twitter @BDamico83

 

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