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Storia di Francesca. Ovvero licenziarsi al tempo del networking

 

E’ un po’ di tempo che ho questa mail in canna, poi, come sempre accade, ci vuole un avvenimento, un fatto particolare, per farti scattare la molla.

E’ successo. Una cosa piccola, un dettaglio, ma molto più fastidioso di un taglio di stipendio: quell’ultimo gesto che ti ha tolto ogni dubbio in merito al fatto che questo posto non fa più per te, che siete cresciuti diversi, come le coppie che si sposano troppo giovani e alla fine non si riconoscono più.

E non è che le cose oggi siano cambiate, sono io che mi sento troppo diversa da loro, è stata segnata troppa distanza, gli orizzonti si sono allargati e le battaglie da affrontare ho voglia che siano altre. Ho dato l’anima nel mio lavoro, ci ho sempre visto anche una missione sociale, quella di aiutare un pezzo del Paese. Oggi semplicemente non ci credo più, o meglio, non credo più che sia possibile farlo dove mi trovo ora.

Quindi, se è vero che il lavoro si trova esclusivamente attraverso la propria rete di relazioni, voi siete il mio network e a voi mi rivolgo.

Se è vero che non sono solo le competenze formali a contare, ma anche quelle informali e non formali, le esperienze e le capacità, allora aver lavorato 10 anni e aver fatto anche tante altre esperienze nel mentre, vale molto.

La sfida, invece, è riuscire a far percepire chi sei e cosa sai fare oltre lo schema del CV europeo. Far emergere le tue capacità e la tua determinazione.

Una volta ad un colloquio con Google mi hanno chiesto di definirmi con 3 aggettivi, al tempo devo aver risposto delle cavolate, tipo sveglia, entusiasta, creativa. 
Non ci avevo mai pensato a definirmi in 3 parole da un punto di vista professionale e ci vuole davvero uno sforzo intellettuale per ridurre la complessità dei tuoi skills, attitudini e delle tue qualità in 3 termini. 
Ci ho lavorato, e oggi direi che sono: 
- una macchina da guerra
- proattiva
- risolutiva.

Posso aggiungere dinamica, creativa, efficiente, concreta, puntuale, professionale? voi non mi avete chiesto 3 aggettivi!

Poi dice anche che, se non sei nato con il culo di essere Mozart – un nano compositore già a 6 anni – forse avrai la fortuna, strada facendo, di capire cosa vuoi fare da grande. 
Io “da grande”  voglio poter incidere sulle cose, voglio essere libera e responsabile, vorrei poter fare quello che mi piace e mi riesce meglio. Voglio, come tutti gli esseri umani, essere felice (anche se nella foga qualcuno secondo me si dimentica questo fine ultimo, diciamo).

E così è stato fin’ora, ma quello che potevo fare, dare e imparare qui, l’ho fatto, dato e imparato. E’ ora di andare avanti, verso nuovi obiettivi, nuovi rischi e nuove opportunità.

E sono sulla piazza!

Potrei lavorare nella mia regione o ovunque non ci sia bisogno di presenza fisica costante. Posso fare anche più cose insieme: hey, I’m a girl!

Ho un lunario da sbarcare, ho delle spese e delle responsabilità.  Ho una professionalità matura e nessuna voglia di sentirmi “precaria”.  Però, mai come ora, mi sento una donna abitata, intraprendente e padrona del mio futuro.

Ovviamente ho anche una laurea, 2 master e qualche altra specializzazione. Ma le cose banali le trovate nel CV in allegato.

That’s all folks!

Un caro saluto,

Francesca

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