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Storia di Livia e della sua passione per il telaio

 di Filomena Pucci

Livia ha 38 anni e da venti lavora al telaio, sembra una frase d’altri tempi, eppure accade oggi, nel 2014. ”Sono una di quelle persone fortunate che scoprono presto la propria passione, quando a 18 anni ho visto per la prima volta un telaio, ho capito subito che sarebbe stato uno strumento importante nella mia vita. Certo, poi c’è voluta tanta, tanta gavetta.”

Dopo il liceo artistico Livia si è trasferita a Milano per terminare l’anno integrativo e una volta qui ha iniziato a frequentare i laboratori tessili di Camerlate – Como e per la stampa tessuto di Carimate – Cantù. “Nei quattro mesi di laboratorio tessile ho imparato a muovere i licci e far scorrere la spoletta, ma ero ancora ben lontana dall’affrontare la relazione che intercorre tra trama e ordito.”

Prima del lavoro di tessitura vero e proprio, infatti, bisogna montare con pazienza e maestria l’ordito, è poi la combinazione di ordito e trama, che crea i disegni e gli spessori, è un lavoro matematico e di precisione, ci sono centinaia di combinazioni, tutte da imparare prima di potersi dire una creatrice di stoffe.

Oggi il laboratorio di Livia si trova a Roma, una stanza intera è dedicata al lavoro e quasi tutto lo spazio è occupato da un enorme telaio in legno in cui passano più di mille fili di ordito.

“E’ un lavoro paziente preparare il telaio, i fili d’ordito vanno passati uno per uno nelle maglie dei licci e nei denti del pettine. Per preparare alla tessitura un telaio come questo ci vuole almeno una settimana, lavorando otto ore al giorno. E poi quando tutti i fili dell’ordito sono predisposti, si può iniziare a tessere la trama, e far nascere il tessuto. E’ un lavoro di concentrazione e di meditazione, inevitabilmente ci si stacca dal mondo per molte ore.”

Anche costruire il suo percorso di formazione è stato impegnativo, come riuscire a dire no a percorsi scontati e partire di nuovo quando si accorgeva di non poter imparare di più. “Prima dell’anno integrativo ho visitato le varie scuole di moda italiana, ma ho capito che non era affatto quella la mia strada. Non volevo fare moda, volevoprogettare e realizzare tessuti. Non mi interessava l’aspetto fashion, io cercavo la manualità, la possibilità di combinare colori e filati diversi e creare quello che non esisteva prima. Ho sempre mosso i miei passi spinta dalla passione, anche se i momenti di crisi sono stati tanti. Del telaio però ho subito amato l’estremo rigore della preparazione e al contempo la possibilità di stravolgere tutto con la creatività e la fantasia.”

Livia ama da sempre giocare con i colori, tanto che le sue creazioni hanno affascinato artisti e critici d’arte. Eppure il suo percorso di formazione non era ancora completo.

Per sei anni ho lavorato in un piccolo laboratorio tessile a Roma, gestito da una coppia, innamorata del proprio lavoro. Ho imparato tanto da loro, ma poi come succede con i figli quando crescono, sono andata via. Volevo iniziare ad associare al lavoro di produzionetessile, un lavoro di studio e di documentazione; quello non era il posto giusto per farlo. Così sono partita di nuovo.”

Spinta dalla sua passione Livia ha richiesto e ottenuto una internship al Museo del Tessile di WashingtonDC. “Ero ovviamente felicissima, ma dovevo ricominciare tutto da capo, poi quando una coppia di collezionisti americani, con una ricca collezione di tessuti provenienti dal medio e estremo Oriente, mi ha proposto di studiare ed inventariare la loro collezione tessile ho capito di essere sulla strada giusta.”

Adesso Livia insegna Cultura Tessile a Milano all’Accademia di Brera, crea i suoi tessuti e le sue cravatte, indossate da grandi uomini, ed espone fino a gennaio 2015 al Museo Nazionale di Zurigo. ”Ho sempre seguito la passione, è stata quella la mia guida. Ma ho lavorato tanto a testa bassa, per tanti anni ho pensato, e ancora oggi lo penso, che prima di fare, bisogna imparare a fare.”

 

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