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Whirlpool-Indesit, il conto delle fabbriche

di Fabio Savelli

Ottomila addetti italiani, di cui circa 3mila colletti bianchi impiegati in ambito commerciale, nelle risorse umane, nell’amministrazione e controllo, nella finanza e la logistica. Due centri di ricerca – su cui aleggia la prospettiva di una razionalizzazione – uno a Cassinetta di Biandronno (nel Varesotto), l’altro a Fabriano (Ancona) dove il prodotto viene disegnato complessivamente da circa mille ingegneri e designer.

Due stabilimenti contigui in Campania, uno a Napoli dove la multinazionale americana Whirlpool produce lavatrici da incasso, l’altro a Caserta, in cui Indesit sta riportando una linea di produzione turca e ha dirottato i piani cottura originariamente destinati in Polonia. E poi due hub, quello europeo di Whirlpool che ha scommesso su Comerio (Varese) decidendo la progressiva chiusura di Trento.

E ovviamente il polo di Fabriano, quartier generale della multinazionale, legato a doppio fila agli impianti di Albacina e Melano. Infine due siti un po’ più decentrati ma strategici per entrambe: Comunanza, (Ascoli Piceno), 600 operai, dove Indesit ha implementato le lavatrici a carica frontale. Siena, impianto in cui Whirlpool ha destinato la fattura dei congelatori «a pozzetto».

Numeri sul tavolo del ministero dello Sviluppo Economico che sta seguendo con la dovuta cautela il possibile riassetto nel settore degli elettrodomestici afflitto da una cronica sovracapacità produttiva e gestito dal frequente ricorso agli ammortizzatori sociali. 

A ben vedere l’acquisizione di Indesit è soltanto l’ultima di un’azienda che è diventata la lepre mondiale grazie all’incorporazione nel 2006 di Maytag. Un primato perso solo negli ultimi due anni per la crescita della cinese Haier che nell’era della Grande Crisi ha raddoppiato la quota di mercato e ora veleggia attorno al 12%. Proprio due punti sopra Whirlpool che – in teoria – con la quota di Indesit (2,8%) si riappropria della leadership.

Dice Michele Costabile, ordinario di marketing all’Università Luiss, che l’ alleanza si inserisce all’interno di un naturale processo di consolidamento basato sullo sviluppo delle cosiddette «piattaforme», in altri termini gli «scheletri» sui quali vengono disposte lavatrici, lavastoviglie, piani cottura prima di produrle. Schema in atto anche nell’automotive.

Consolidamento che si giustifica anche sul lato dei «costi». L’interrogativo maggiore è che entrambe aggrediscono la «pancia del mercato», il 60% dei potenziali clienti. Pur con i dovuti distinguo: Whirlpool ha un portafoglio più eterogeneo di prodotti. Indesit ha marchi segmentati allo stesso modo il tutto il mercato, tra cui Hotpoint Ariston (di gamma intermedia) e il brand di nicchia Scholtès.

L’integrazione sarebbe invece possibile sui mercati, con Whirlpool leader in Stati Uniti e Sud America e Indesit fortissima in Russia ed est europeo. Sarà la classe media brasiliana (in crescita) a salvare i posti di lavoro italiani?

twitter@fabiosavelli

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