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Articolo 18, Cazzola: “Meglio puntare sui contratti Expo”

Articolo 18, Cazzola: “Meglio puntare sui contratti Expo” di Silvia Pagliuca

Renzi purtroppo insegue le mode, guarda a ciò che può far parlare di sé. Anche il dibattito sull’articolo 18, sul quale per ora abbiamo solo indiscrezioni, è tutto centrato sul clamore mediatico”.

Il commento, neanche troppo velato, arriva da Giuliano Cazzola, eletto al parlamento con Scelta Civica e recentemente migrato al Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano, uno che di economia e lavoro si è occupato a lungo: prima sindacalista della Cigl, poi vice presidente della Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati.

“Non mi convince pienamente l’idea di un contratto a tempo indeterminato che elimini la tutela dell’art.18 solo per gli assunti a partire da una certa data. Renzi affronta con la sua proverbiale voglia di innovazione anche temi che sono palesemente dei tabù, ma dubito che la scopa nuova possa spazzare i pavimenti che nessuno è riuscito a ripulire fino a oggi”.

Meglio sarebbe, secondo l’ex sindacalista, puntare su quei contratti flessibili che il ministro del Lavoro Enrico Giovannini aveva pensato per Expo 2015. Largo alla flessibilità “buona”, dunque, fatta di contratti sperimentali che si rivolgano sia ai vecchi che ai nuovi assunti, con particolare attenzione alle categorie dei precari.

“Mi accontenterei di questo: una forma contrattuale più semplice, che preveda solo la tutela obbligatoria. Inoltre, applicando la riforma dell’art.8 di Sacconi, questa strada la potremmo percorrere subito”. La legge voluta nel 2011 dall’ex ministro del Lavoro, che vide grandi contestazioni in seno a sinistra e Cgil, consente infatti di adattare la contrattazione aziendale a singole situazioni, conferendo la possibilità di derogare anche all’art.18 dello Statuto dei Lavoratori.

Meno Stato più società, meno legge più contratto, meno forma più sostanza” – disse all’epoca Sacconi. “E’ solo in questo modo – sostiene Cazzola – che si potrebbe arginare l’abuso di contratti fasulli come le false partite Iva”.

Dunque, se da un lato Renzi incassa il benestare di Confindustria che con il suo presidente, Giorgio Squinzi, parla di “una proposta che, seppur non sufficiente, guarda nella giusta direzione”, dall’altra prova a smorzare i toni, ricordando che l’obiettivo principale del Job Act, il testo sul lavoro che presenterà a gennaio, non sarà l’articolo 18, ma il creare lavoro attraverso la semplificazione delle norme e il potenziamento dei centri per l’impiego.

“Bisogna stare attenti – conclude Cazzola – perché Renzi si rifà a Ichino ma le sue idee vanno studiate e comprese bene perché sono molto complicate, onerose e spesso labirintiche. Non è un caso, infatti, che nessuna delle proposte di Ichino sia mai andata in porto!

twitter@silviapagliuca

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