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Tiraboschi: “Su articolo 18 attenti ai giochi di parole”

Tiraboschi: “Su articolo 18 attenti ai giochi di parole” di Silvia Pagliuca

Rottamare tutto, a partire dall’articolo 18. La rivoluzione del neo segretario del Pd, Matteo Renzi, passa anche e soprattutto per il mercato del lavoro.

Prima mossa allo studio: l’introduzione di un contratto a tempo determinato per i neoassunti che non preveda la tutela dell’articolo 18 (reintegro o indennizzo in caso di licenziamento legittimo). Secondo il nuovo modello, il reintegro sarebbe eliminato e sopravvivrebbe solo l’indennizzo. “Ma non si trasformi il dibattito sul lavoro in un derby ideologico”, precisa il sindaco.

Eppure, la proposta finora solo accennata da Renzi, fa storcere il naso a molti. Tra questi, il giuslavorista Michele Tiraboschi, responsabile scientifico di Adapt e consulente dell’ex Ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. “Puntare su una forma contrattuale simile, non farebbe altro che irrigidire ulteriormente il mercato del lavoro” – spiega.

Neoassunti non vuol dire necessariamente giovani. Anche i cosiddetti adulti vedrebbero venire meno le tutele derivanti dall’articolo 18, perché, se un lavoratore venisse licenziato a 50 anni, non solo sarebbe difficilmente ricollocabile vista la sua età, ma in più avrebbe diritto solo a contratti senza art. 18”.

E il discorso sarebbe lo stesso anche nel caso in cui il lavoratore decidesse spontaneamente di intraprendere un nuovo percorso professionale. “Chi ha un posto di lavoro oggi tende già a mantenerlo il più a lungo possibile, visto che con la riforma Fornero si richiedono lunghe carriere prima di poter accedere alla pensione. In questo modo saremmo caricati di un ulteriore vincolo che non farebbe altro che alimentare la staticità del mercato”.

Ed è proprio il deputato Yoram Gutgeld, spin doctor economico del sindaco di Firenze e principale sostenitore del progetto, a spiegare che l’articolo 18 resterebbe valido per i contratti in essere e in più ci sarebbe la possibilità di negoziare con il datore di lavoro la sottoscrizione un contratto con meno protezione, ma in cambio di una retribuzione più alta.

“Non vogliamo togliere nulla, né i contratti a progetto, né i contratti a tempo indeterminato: solo aggiungere, per favorire i più giovani” – ha dichiarato al Corriere della Sera.

Eppure, l’innovazione che secondo il team di Renzi dovrebbe servire da argine contro il precariato, rischia secondo molti di rivelarsi un boomerang. “Sarebbe solo un’etichetta nuova per il dualismo di cui soffre da sempre il nostro mercato del lavoro: da un lato chi ha diritto all’articolo 18, dall’altro chi invece ne è escluso” – ha precisato Tiraboschi.

“E’ più che altro un gioco di parole perché avere un contratto di lavoro simile significherebbe essere stabili sulla carta ma nella realtà non ci sarebbe alcuna garanzia contro il licenziamento.”

Il provvedimento inoltre, con le sue inevitabili complicazioni in termini di gestione aziendale, rischierebbe di compromettere proprio quella semplificazionedel mercato del lavoro alla quale Renzi tanto guarda e che promette di raggiungere con il Job Act, il testo che presenterà a Gennaio.

“E’ giusto ricordare che esiste già un contratto per neoassunti che non prevede l’utilizzo dell’articolo 18: è l’apprendistato riformato – puntualizza Tiraboschi – Facciamolo funzionare davvero garantendo ai giovani una formazione seria invece di chiamare innovative idee che non lo sono per nulla!”

twitter@silviapagliuca

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