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Scatta l’ora dell’equity crowdfunding

Scatta l’ora dell’equity crowdfundingdi Maurizio Di Lucchio

In tempi di credit crunch, doveva essere la soluzione alternativa per le start up in cerca di finanziamenti. Ed ecco che l’equity crowdfunding, ovvero la possibilità per le neoimprese di mettere in vendita online quote del proprio capitale, si affaccia sulla scena del panorama finanziario italiano con la sua prima operazione. A presentare l’offerta è la Diaman Tech srl, una start up attiva nello sviluppo di software per l’analisi finanziaria, con sede a Marcon, in Veneto.

L’“emissione”, presentata oggi 20 dicembre a Genova, è stata pubblicata su Unicaseed, il portale web di equity-based crowfunding realizzato da Unicasim, intermediario finanziario autorizzato dalla Consob alla gestione di siti specializzati nella gestione di queste operazioni.

L’operazione di Diaman Tech arriva cinque mesi dopo l’approvazione del regolamento Consob – il primo in Europa – sulla raccolta di capitali di rischio da parte di start up innovative attraverso portali dedicati e ben un anno dopo il decreto-sviluppo bis (legge 221 del 2012) che disciplinava questa modalità di reperimento di fondi. Segno che la formula non aveva ancora trovato terreno fertile tra gli interessati nonostante l’Italia fosse stata una pioniera nella regolamentazione del settore.

Ma per dare via alle danze qualcuno deve pur cominciare a scendere in pista. E così ha fatto la società veneta. «Si tratta della prima partecipazione al capitale con risorse economiche raccolte “dal basso”, ovvero da parte della folla – definita nel mondo anglosassone “crowd” - rivolta ad una start up innovativa, che si mette in vetrina, presentandosi pubblicamente al mondo degli investitori sia istituzionali che retail, per il tramite di un portale», dice Leonardo Frigiolini, amministratore delegato di Unicasim.

La start up emittente ha deciso di creare quote con diritti particolari (definite «privilegiate») da far sottoscrivere agli investitori interessati. «Questo è il primo caso in cui, in Italia, una società a responsabilità limitata ha creato una categoria di quote che stabilisce diritti differenziati per determinati soci», spiega l’avvocato Umberto Piattelli, dello studio legale milanese Osborne Clarke che ha supportato Diaman Tech nella preparazione del documento di offerta in relazione agli aspetti legali e regolamentari.

Per un’operazione del genere, infatti, il livello di informazione che la società emittente deve garantire ai possibili investitori deve essere molto elevato, soprattutto per quanto riguarda i potenziali rischi collegati all’offerta. A ben vedere, è un processo che assomiglia alla collocazione di un titolo azionario sul mercato: il rigore è d’obbligo. Non a caso, il regolamento Consob ha anche posto dei limiti alle cifre che i risparmiatori possono investire sulle start up.

Ora bisogna vedere quale sarà la risposta della “folla” e scoprire fino a che punto gli investitori sono disposti a entrare nel capitale delle neoimprese attraverso questo meccanismo. Il fatto che in cinque mesi le candidature da parte delle start up siano state pressoché assenti lascia pensare che anche i mercati finanziari potrebbero muoversi, almeno in un primo momento, con molta cautela.

twitter@maudilucchio

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