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Che cosa c’è dietro i premi per le startup

Che cosa c’è dietro i premi per le startupdi Giuliana De Vivo

Concorsi, eventi aperti al pubblico, incontri: le iniziative dedicate al mondo delle startup si sono moltiplicate a vista d’occhio.  Spia di un indubbio fermento, accompagnato da un rischio: che finiscano per essere scatole vuote, belle cornici attorno a un prodotto non sempre dotato di reali elementi d’innovazione o chance concrete sul mercato.

In teoria queste kermesse servono per dare visibilità a idee altrimenti destinate a rimanere conosciute solo dentro una ristretta cerchia. Ma, in concreto, quanto davvero contribuiscono allo sviluppo di nuove realtà imprenditoriali?

Della necessità di distinguere tra «manifestazioni che si concludono con una pacca sulla spalla e premi in cui viene elargita una cifra significativa» è convinto Cesare Maifredi, manager di 360 Capital Partners, tra le più note società di venture capitalism che investe in innovazione soprattutto in Italia e Francia.

Maifredi è di parte: la conversazione avviene durante la finale della competizione organizzata per la prima volta da 360CP tra 400 startup nei settori digitale, industriale e del medical device. All’ultima selezione, lo scorso 3 dicembre davanti a una platea di addetti ai lavori – da banche a studi legali, passando per incubatori d’impresa – sono arrivati in 22.

Si sono sfidati nella tenuta di Fontanafredda, ex proprietà dei re sabaudi e oggi sede di Eataly a Serralunga d’Alba, nel pieno delle Langhe. Fuori, tra gli oltre 100 ettari di colline coltivate a vitigno, regna la pace.

Dentro, nella villa Contessa Rosa, il clima è effervescente: ogni concorrente ha pochi minuti per convincere la giuria di meritare il premio, spiegando – in inglese – perché la sua startup ha più potenziale delle altre. Ha vinto CharityStars, piattaforma che raccoglie fondi per organizzazioni di beneficenza mettendo all’asta incontri con personaggi famosi o cimeli delle star.

Il fondatore, il 26enne Francesco Nazari Fusetti, si è aggiudicato un assegno da 360mila dollari. Non come negli Usa, dove gli investimenti di tipo seed raggiungono decine di milioni di dollari, ma per la media italiana la cifra è alta. Qui, secondo Maifredi, sta il punto chiave:

«Quando il budget non è significativo manca la necessità di capire se la startup ha gambe solide per proseguire il suo cammino; se invece s’investe, come nel nostro caso, in modo consistente, scatta l’esigenza reale del finanziatore di capire se ci sono prospettive».

Non è un caso, aggiunge, se dalle oltre 400 domande iniziali di partecipazione si sia arrivati a 22 finaliste con una serie di colloqui per capire quanto i candidati avessero le idee chiare. CharityStars è attiva da luglio, ha raccolto finora oltre 60mila euro in donazioni, con ricavi di circa 10mila.

«L’obiettivo è farli diventare “grandi”, arrivare a centinaia di milioni di euro di fatturato nei prossimi anni», azzarda Maifredi; «con questi fondi ci rafforzeremo in Italia e cominceremo l’espansione all’estero, partendo da Londra e Dubai, per arrivare a Los Angeles», continua Fusetti.

Recenti studi sulle startup evidenziano che il loro tempo medio di vita sia inferiore ai 10 anni: la difficoltà vera non sta nel reperire fondi ma nella fase di aggressione al mercato. Lo conferma Alessandro Fracassi, cofondatore e Ceo di Mutuionline, ospite dell’evento: «Il problema non è trovare i soldi, ma trovare i soldi giusti, cioè finanziatori che non abbiano visioni di breve periodo ma siano lì anche 3, 5, 10 anni dopo».

Proprio 360 CP investì nell’azienda che compara online le offerte di mutui da parte di banche e finanziarie. «Noi selezioniamo e scartiamo moltissimo – sottolinea Maifredi . Finanziamo tre, massimo cinque startup all’anno. Esperienze del passato come Mutuionline o Yoox.com ci danno ragione».

Il manager non nasconde che questi premi sono utili pure a promuovere l’immagine, ma conferma che il prossimo anno l’iniziativa sarà ripetuta «perché facilita il coinvolgimento degli attori dell’imprenditoria, riunendoli tutti nella stessa stanza, e incoraggia il consolidamento di rapporti: affinché un investimento sia fruttuoso bisogna fare sistema, mettere a fattor comune le forze».

Un aspetto, quest’ultimo, testimoniano anche da Annalisa Balloi, che nel 2011 con il progetto Micro4You – microorganismi per il biorestauro dei beni storico-artistici, che rimuovono lo smog conservando la cosiddetta “patina nobile” – ha vinto la prima edizione del premio Gaetano Marzotto.

Con la dotazione di 250mila euro sono passati «dalla produzione su piccola scala del prototipo a quella su scala industriale di un prodotto commerciale vero e proprio». E, osserva Balloi, «vincere quel prestigioso premio ha innescato un positivo “passaparola” che ci ha messo in contatto con importanti clienti, ancora oggi ne traiamo beneficio in termini di possibilità di nuove collaborazioni».

Insomma, premi e kermesse per le startup non sono tutti uguali. La ragione la mette a fuoco ancora Balloi: «Molti finanziano il passaggio dall’idea alla nascita della startup, i fondi d’investimento invece intervengono solo quando la società ha un fatturato solido, ma ha bisogno di altro capitale per crescere a livello internazionale».

I premi sono preziosi quando intervengono sul «passaggio che rimane “scoperto”: quella dalla fase di early stage al consolidamento del progetto».

twitter@giulianadevivo

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