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I ritmi da catena di montaggio di un Apple store

I ritmi da catena di montaggio di un Apple storedi Antonio Sgobba

«In un Apple Store i ritmi sono da catena di montaggio. Ogni giorno devo affrontare centinaia di clienti. Almeno quattro persone per volta, mai una. Non devono esserci tempi morti».

Michela (nome di fantasia), 27 anni è una dei 1250 lavoratori dei 14 negozi Apple italiani. «Da fuori sembra che ci sia una grande atmosfera festosa, dentro la festa non c’è. È come lavorare per una qualsiasi altra azienda. Da una parte ci sono i padroni, dall’altra i dipendenti», dice Michela.

Un’impressione simile si ritrova nei racconti di chi invece ha deciso di abbandonare quel mondo. Gianluca Cherubini, 38 anni, ha lavorato all’Apple Store di Roma est dal gennaio 2010 al febbraio 2013. Fino al giorno in cui ha deciso di rassegnare le dimissioni per tornare a fare l’informatico freelance e gestire il ristorante di famiglia a Bracciano.

«Quando sei in assistenza hai a disposizione cinque minuti per un iphone e dieci per un computer», ricorda Gianluca. «Non devi mettere il cliente a disagio con troppe domande, devi capire dov’è il problema, fare la riparazione, chiudere la transazione economica. Per fare la tua pausa devi sperare che qualche appuntamento salti. Succede raramente».

Le storie di Michela e Gianluca descrivono gli Apple store da una prospettiva insolita. Chi compra uno smartphone o un tablet di solito rimane ammirato dall’efficienza e dall’estetica dei negozi. Di rado si sofferma su chi ci lavora. Eppure di recente l’Italia ha visto un fatto storico per quel che riguarda il rapporto tra azienda e lavoratori. A fine ottobre è stato firmato un contratto integrativo tra Apple e Cgil, Cisl e Uil.

Il primo accordo di questo tipo da quando la multinazionale è in Italia. Il documento prevede per i prossimi tre anni una riorganizzazione del lavoro domenicale, il pagamento totale della malattia, buoni pasto per le giornate lavorative sopra le 5 ore e soprattutto una nuova flessibilità concordata.

«Vuol dire che l’azienda potrà utilizzare i lavoratori per più ore nei periodi di maggiore necessità. Il tempo verrà poi recuperato nei mesi meno impegnativi», spiega Sandro Pagaria, sindacalista che ha seguito le trattative per la Filcams Cgil.

L’accordo è stato approvato con il 95% dei pareri favorevoli in una consultazione tra i lavoratori. «Siamo molto soddisfatti – continua Pagaria – il risultato ottenuto migliora le condizioni e le tutele dei dipendenti, una rarità in questi anni della crisi». Non tutti sono d’accordo. Tra i sindacati, la Flaica-Cub di Roma non ha firmato.

«Le nostre proposte erano più avanzate, Apple ci ha tenuto fuori dalla trattativa», dice il segretario generale Giancarlo Desiderati. E poi c’è Michela, che non ha in tasca nessuna tessera sindacale: «Per me le nuove regole sulla flessibilità vogliono dire questo: prima lavoravo 8 ore per 5 giorni, ora invece mi aspettano 6 settimane, quelle delle feste natalizie, in cui dovrò lavorare 48 ore. Prima avrebbero pagato gli straordinari, ora no».

Apple conta circa 43mila dipendenti nel mondo, 30mila di questi lavorano negli store, compresi i 1250 italiani. «Vengono venduti prodotti per un valore di 16 miliardi di dollari. Ma la gran parte dei dipendenti partecipa in minima parte a questa ricchezza», scriveva il New York Times in un’inchiesta premiata quest’anno con il premio Pulitzer.

«Però in Apple non si sta male. Ti fanno un contratto regolare, sono puntuali nei pagamenti, ti danno dei benefit, sconti sull’acquisto di prodotti per te e gli amici», dice Gianluca. «In Italia chi lavora in un Apple Store ha uno stipendio sopra la media del settore», aggiunge Sandro Pagaria della Cgil. Michela non è d’accordo:

«Si guadagna come nelle altre aziende. Io ho un contratto del quarto livello del commercio. Lo stesso di chi rifornisce lo scatolame in un supermarket. Lavoro in un negozio che incassa centinaia di migliaia di euro a settimana. Il prezzo minimo di un telefono è di 729 euro, un dipendente ne vende tra i dieci e i quindici al giorno».

Qualche settimana fa Tim Cook ha scritto a tutti i lavoratori degli Apple Store: «Team, abbiamo appena pubblicato i risultati finanziari del quarto trimestre fiscale, comprese le vendite record degli iPhone. Siamo lieti di comunicarvi che gli affari in Apple non sono mai andati così bene». Come ha reagito Michela? «Mi sono sentita presa in giro».

twitter@antoniosgobba

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