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Speciale Italia-Cina/ “Così vendo giostre a Shanghai”

Speciale Italia-Cina/ “Così vendo giostre a Shanghai” di Daniele Belleri

“Una miniera d’oro, piena di mine anti uomo”. Quando parla della Cina, Alberto Zamperla usa un’immagine contrastata.

L’impresa che porta il nome del padre, Antonio Zamperla, fondata nel 1963, è diventata la quinta produttrice di giostre al mondo anche grazie al suo sbarco nell’impero di mezzo. Ma a una decina d’anni dall’apertura del primo ufficio commerciale d’oriente, oggi diventato la succursale di Suzhou, vicino a Shanghai, la lezione cinese si presenta comunque impegnativa.

“La situazione economica è quasi inimmaginabile dalla prospettiva europea. Centinaia e centinaia di milioni di persone, che hanno bisogno di qualunque cosa, prima possibile”, dice Zamperla. Ma ad accogliere un europeo in oriente ci sono anche i rischi.

Speciale Italia-Cina/ “Così vendo giostre a Shanghai”Prima di tutto, la difficoltà nel navigare tra normative e regolamenti. “Le leggi possono cambiare da un giorno all’altro”, racconta il numero uno dell’azienda di Altavilla Vicentina: “Gli ufficiali regionali possono contraddire le autorità nazionali, e viceversa. Senza un buon avvocato, è difficile non restare schiacciati dal sistema.”

Il secondo ostacolo si vive in ufficio. La cultura lavorativa cinese concede molto meno spazio alla creatività individuale, rispetto alla situazione italiana: “Se ai miei dipendenti non assegno compiti più che precisi, o se per caso qualche circostanza imprevista rende difficile l’attuazione dell’ordine originale, si possono creare momenti di paralisi davvero sorprendenti, rispetto ai nostri standard”, dice Zamperla.

C’è poi una terza questione, più profonda e di difficile definizione: “Ho la sensazione che la Cina abbia vissuto cambiamenti così rapidi che in certi ambienti sia avvenuto una sorta di sbandamento morale. Quando l’unico imperativo è arricchirsi a tutti i costi, i livelli di fiducia verso il prossimo diventano più bassi, e chiunque può decidere di ingannarti o di tradirti”, aggiunge Zamperla: “Per questo noi stiamo attentissimi a tutti i nostri contatti e collaboratori”.

Si tratta, in tutti e tre i casi, di circostanze nelle quali il contributo di un mediatore culturale risulta decisivo. “L’esperienza ci insegna che occorre avere nell’azienda qualcuno che non soltanto parli la lingua locale, ma che soprattutto comprenda le situazioni, e faccia da ponte tra le due culture”.

Esiste qualche vantaggio specifico dato dal fatto di essere italiani in Cina? “In quanto italiani direi che godiamo di una generica simpatia da parte della gente del posto. Non saprei dire per quale motivo, ma ho idea che sia anche dovuto alla nostra mancanza di supponenza mentre ci confrontiamo con la cultura locale. Al contrario, per esempio, di alcuni americani o britannici.”

Da Coney Island agli Emirati Arabi, dagli incarichi per la Disney fino al recentissimo progetto per un parco-museo nella laguna di Venezia, la Antonio Zamperla ha cantieri aperti in tutto il mondo. Ma forse nessun altro luogo è carico di potenzialità di espansione come la Cina. Le metropoli orientali crescono a ritmi galoppanti, e con loro sta nascendo una nuova classe media.

“Questo aspetto è particolarmente rilevante per noi”, spiega Zamperla: “Basti pensare come, a livello urbanistico, le autorità nazionali abbiano previsto che in ogni nuovo quartiere che viene realizzato sia lasciato spazio anche per un parco divertimenti”. Questo dà l’idea della scala dei progetti. In Europa non sono molti i parchi che possono arrivare a 5 milioni di visitatori l’anno. In Cina è quasi uno standard.

C’è poi la questione della concorrenza locale. Come battere in casa chi realizza lo stesso genere di prodotto, ma a metà prezzo? “Semplice: non bisogna gareggiare sui prezzi. Sarebbe una mossa suicida. Il nostro vantaggio è tutto sulla qualità, e sui livelli di sicurezza che possiamo garantire. Gli operatori medio-grandi già ci danno ragione. Stiamo ora provando ad ”educare” anche i piccoli, venendogli nel contempo incontro con nuovi prodotti meno dispendiosi”.

Se nei primi anni della presenza della Zamperla in Cina le attrazioni più estreme erano accolte con qualche esitazione (“I cinesi erano un poco deboli di stomaco”), oggi la situazione è cambiata: “Tutti chiedono gli ottovolanti più alti, più grandi, più veloci. Non importa se la maggior parte della gente non ha mai visto una giostra in vita sua“, commenta Zamperla: “Credo sia un effetto della politica di contenimento demografico, ai tempi del boom economico”.

Insomma, il figlio (rigorosamente unico) che diventa il nuovo centro della spesa delle famiglie di Pechino.

“Se fossi un giovane imprenditore italiano alla ricerca di fortuna in oriente, credo mi muoverei in questa direzione. Penso a un portale per la vendita per corrispondenza di articoli per l’infanzia. Una sorta di Amazon per bambini orientali, per capirci. È un bacino commerciale enorme, e un fronte ancora inesplorato.”

twitter@dajamog

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