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Film e musica, la battaglia dei diritti e gli artisti senza compensi

Film e musica, la battaglia dei diritti e gli artisti senza compensidi Fabio Savelli

Venti milioni di euro bloccati su un conto corrente. Migliaia tra cantanti, musicisti e orchestrali senza compensi da diritti. Un esposto alla magistratura. Una ventata presunta di liberalizzazioni in un settore in cui c’è un monopolista risorto da una gestione societaria dissennata (ora chiamato Nuovo Imaie) e un fresco concorrente (Itsright) che «negozia al ribasso – dice l’incumbent – imponendo il suo modello nonostante abbia una bassa rappresentatività».

Benvenuti nel caotico mondo dello spettacolo e dei diritti, presunti, nascosti, incerti, fonte di diatribe. Stavolta alla base del contendere ci sono questi diritti connessi, cioè l’infrastruttura giuridica alla base delle spettanze relative agli artisti per la diffusione pubblica di un film/brano musicale.

Si pensi alle musiche ascoltate in radio o televisione, nelle palestre o nei centri commerciali o quelle registrate su un supporto fisico, come cd e dvd. Ma anche le fiction e le pellicole viste – magari di sfuggita – in treno o in aereo. Nell’audiovisivo questi diritti coinvolgono attori e comparse, ma non le case produttrici già tutelate dal copyright .

Nel settore musicale invece stabiliscono gli emolumenti per esecutori e case discografiche che si dividono la torta a metà. Dice Andrea Miccichè, presidente di Nuovo Imaie, che il decreto liberalizzazioni voluto dal governo Monti ha provocato una sorta di cortocircuito e per questo ha presentato un esposto alla magistratura:

«È una liberalizzazione a vantaggio solo dei debitori (radio-televisioni, discoteche, ndr ) che in virtù di questa confusione stanno rimandando i pagamenti agli artisti giovandosi dell’accordo firmato da Itsright e Scf, l’associazione che rappresenta i produttori discografici».

Per ora i giudici hanno deciso il blocco dei compensi (appunto venti milioni di euro) e hanno fissato una prima udienza per il prossimo 11 dicembre tra tutte le parti in causa.

Nell’attesa resta l’ispirazione liberale del governo che intendeva aprire il settore al mercato e una contrapposizione tra due società collettive, in cui una finora ha avuto il ruolo di monopolista (Imaie) e l’altra (Itsright) è una start-up con i suoi 900 artisti associati e il cui titolare è Gianluigi Chiodaroli, per otto anni numero uno del consorzio dei produttori musicali con cui ora si trova a negoziare.

Lui, accusato di abbassare l’asticella delle tutele replica: «Questo di Imaie è l’ennesimo tentativo di difendere una posizione di rendita». Mentre Enzo Mazza, numero uno dei discografici, rileva come «questa impasse vada solo a scapito degli artisti». Di certo c’è che orchestrali, musicisti, cantanti, comparse, attori sono a valle della filiera, hanno minore potere negoziale e sono da tre anni senza compensi.

twitter@FabioSavelli

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