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Aspettando la ripresa/ A Besnate i Piccoli tengono ancora la scena

Aspettando la ripresa/ A Besnate i Piccoli tengono ancora la scenadi Claudio Del Frate

Il popolo delle piccole e medie imprese sul lettino dello psicanalista, gli artigiani e i padroncini impegnati in una continua seduta di autocoscienza in attesa che la nottata della crisi si decida a passare o che qualcuno la faccia passare.

Erano mille a Busto Arsizio, un mese fa, quando il ministro Flavio Zanonato decise di confrontarsi con loro; erano ancora 200 lunedì sera a Besnate (Varese) dove l’organizzazione dell’evento era stata più locale e il tam tam mediatico meno incalzante.

Il contraltare politico stavolta era impersonato da Raffaele Cattaneo, formigoniano, presidente del consiglio regionale della Lombardia, che rispetto a Zanonato è stato più abile a non entrare in rotta di collisione con la platea e a neutralizzarne gli umori più aggressivi.

Ma il dato che merita di essere sottolineato è un altro: nonostante i temi in discussione siano sempre gli stessi (fisco sanguisuga, burocrazia esasperante, politica inefficace) e la discussione talvolta assomigli a un refrain, la voglia dei “piccoli” di sfogarsi, di farsi ascoltare, di far sentire la loro presenza non viene mai meno e anche l’appuntamento di Besnate non ha smentito la regola.

Sintomatico, poi, che la chiamata a raccolta abbia funzionato ancora una volta nel Varesotto, una delle province “scrigno” delle pmi e già culla dei primi movimenti spontanei degli imprenditori (Contadini del tessile, Imprese che resistono su tutti).

Anche artigiani e proprietari di piccole officine, insomma, sentono di avere una “coscienza di classe” e non perdono occasione per manifestarla: rivendicano (lo hanno fatto anche stavolta) di essere la spinta dorsale dell’economia italiana ma sono stanchi di vedere abbattersi sulla loro schiena le manganellate delle tasse; dicono di non cogliere i segnali di ripresa che le sentinelle della macroeconomia annunciano ma non si sottraggono al loro dovere di imprenditori che fino all’ultimo alzeranno puntualmente la saracinesca delle loro imprese.

Ma sia ben chiaro che, in ossequio alla cultura lombarda del non commiserarsi e del non aspettare l’aiuto dall’alto, le critiche non vengono riservate solo alla politica: anzi, a Besnate molti presenti hanno rivolto i loro strali ai loro rappresentanti di categoria o ai loro colleghi che se ne sono rimasti a casa anziché partecipare alla battaglia.

E se la discussione va un po’ per le lunghe, come è avvenuto a Besnate, affrettano i tempi perché tutti l’indomani dovranno presentarsi puntuali al lavoro. E’ la loro vita, è il ruolo a cui non vogliono rinunciare.

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