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Giustizia: giovani, tirocinanti e ora lasciati a casa

Giustizia: giovani, tirocinanti e ora lasciati a casa di Giuliana De Vivo

Non sono bastate le lettere firmate dal primo presidente e dal procuratore generale della Corte di cassazione, né dai presidenti di Corti d’appello e procure di mezza Italia: oggi scade il contratto di tirocinio formativo dei «precari della Giustizia», quelle 3100 persone che il ministero ha formato alla tante volte invocata informatizzazione degli uffici giudiziari, spendendo 7 milioni e mezzo nell’ultimo anno.

Ora che questo personale sa come muoversi tra computer e fascicoli, la politica ha deciso di tenerlo a casa. Ma per capire come si arriva alla situazione attuale bisogna fare qualche passo indietro, all’inizio della vicenda.

IL TIROCINIO CON GLI ENTI LOCALI – Nel maggio del 2010 l’allora presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti stipula una convenzione con il tribunale civile e penale e fa partire il progetto pilota.

«Abbiamo risposto a un bando del centro per l’impiego di Roma, siamo stati selezionati in 80 in tutta la Provincia, per un tirocinio di 12 mesi», racconta Daniele De Angelis, uno dei quattro coordinatori nazionali dell’Unione Precari della Giustizia (Upg), nata «in modo spontaneo e apartitico per sostenere il nostro punto di vista». 

Dopo pochi mesi dall’inizio dell’esperienza, continua Daniele, «hanno notato che il sistema funzionava, che eravamo utili agli uffici cui eravamo assegnati, e la Corte d’appello di Roma ha esteso l’esperienza ad altri tribunali, da Velletri a Civitavecchia a Frosinone, e a moltissimi uffici dei Giudici di Pace».

Nel frattempo progetti di formazione simili partono in altre Regioni, dalla Campania all’Emilia Romagna, mentre in Lazio, poiché la formazione non può proseguire oltre i 12 mesi con il medesimo Ente, i precari della giustizia passano dalla convenzione con la Provincia a quella con la Regione.

CHI SONO E COSA FANNO I TIROCINANTI – Chi sono questi tirocinanti? Un universo composito: molti sono lavoratori socialmente utili, in mobilità, cassintegrati, disoccupati. Con formazioni diverse, che vanno dall’operaio all’architetto.

Daniele, ad esempio, è laureato in giurisprudenza, ha 41 anni, per sette ha gestito il dipartimento legale di una società che poi ha chiuso i battenti, prima ancora lavorava nel dipartimento acquisti di una multinazionale della telefonia.

Ma al tirocinio formativo alcune Regioni hanno ammesso anche neolaureati e laureandi, scelti tramite un concorso pubblico. Antonio Cavallaro, anche lui studi in Giurisprudenza, tirocinante in Campania, racconta: «Oltre all’apprendimento delle procedure per snellire e informatizzare il lavoro abbiamo fatto un po’ di tutto, anche spostare gli scatoloni con i faldoni di carte durante la chiusura delle sedi periferiche».

In questa fase, fino alla fine del 2012, il rimborso per i tirocinanti è di circa 240 euro al mese per 30-36 ore settimanali, finanziate dal fondo sociale europeo.

IL COMPLETAMENTO CON IL MINISTERO – A dicembre dello scorso anno, con un emendamento alla legge di stabilità, i 3100 precari formatisi nei vari uffici dello Stivale vedono prorogato il loro tirocinio. Tecnicamente un «completamento», ancora con l’obiettivo – si legge in una circolare ministeriale del 24 aprile scorso – di «assicurare maggiori livelli di efficienza degli uffici».

Poiché, scrive il ministero, «la riduzione dei tempi dei procedimenti può essere perseguita solo partendo da una progressiva eliminazione dell’arretrato», i precari servono ad «alleggerire il personale dell’amministrazione dalle relative incombenze», in modo che quest’ultimo possa essere adibito al «diretto supporto dell’attività giurisdizionale».

Il tutto con un rimborso spese di 10 euro all’ora per 210 ore di lavoro, finanziati, questa volta, dal ministero della Giustizia, che nell’ultimo anno ha speso così 6 milioni e mezzo di euro, più un altro di copertura assicurativa.

LA RICHIESTA DELL’UPG E LA SITUAZIONE DEGLI UFFICI ITALIANI – La proroga porta una data di scadenza precisa: 30 novembre 2013. Da nessuna parte è scritto che i tirocinanti avranno, alla fine, un contratto di lavoro. Eppure a chiedere di non lasciare a casa queste energie sono, oltre ai diretti interessati, anche nove presidenti di Corti d’Appello italiane, sei presidenti di Tribunale, giudici di pace e persino il procuratore generale della Cassazione Gianfranco Ciani e il primo presidente Giorgio Santacroce.

In una lettera i vertici della Suprema Corte scrivono: «Considerazioni di razionalità nell’ottimizzazione delle risorse ci inducono a rappresentare l’assoluta esigenza che non si risparmino sforzi – a ogni livello, anche legislativo – perché le professionalità acquisite dai lavoratori in questione non si disperdano».

La richiesta dell’Upg, sostiene De Angelis, «è un contratto a tempo determinato, che in base al decreto “salva-precari” si potrebbe fare poiché sussistono le condizioni di necessità». La carenza d’organico dentro gli uffici c’è: il Guardasigilli Cancellieri, lo scorso agosto, ha parlato di 8mila unità mancanti.

Ma, continua De Angelis, «il Ministero a quanto pare non vuole stipularne perché teme che, alla scadenza, ci sarebbe chi rivendica la stabilizzazione». L’alternativa? «Nuovi tirocini, con nuovi precari, ancora da formare. Mentre le competenze che abbiamo acquisito noi resterebbero inutilizzate».

twitter@giulianadevivo

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