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Il business di Mino e Andrea, pizzaioli (a domicilio) nel cuore di Lisbona

Il business di Mino e Andrea, pizzaioli (a domicilio) nel cuore di LisbonaMichele detto “Mino” e Andrea non hanno velleità da “cervelli in fuga”. A Lisbona, in Portogallo, loro ci sono finiti quasi per caso. O meglio per amore, tuttora una potente calamita nel dare una svolta alla propria vita professionale.

Nel Paese che più di tutti soffre la crisi economica, l’alta disoccupazione e la fuga di giovani verso il Nord Europa e il Sud America, Michele Magno, 30 anni, e Andreas Santonico, 35 anni, si sono costruiti il loro business partendo da un’idea semplice e dal più tradizionale dei piatti italiani: la pizza. Così è nata Uma pizza em companhia, dall’idea di restituire al cibo un aspetto conviviale e ludico.


«Ogni domenica invitavamo gli amici a casa nostra e cucinavamo la pizza», raccontano Mino e Andreas. 
«Era la “La domenica italiana” che sortiva molto successo tra i conoscenti, poi alcuni amici ci hanno suggerito di pensare a commercializzare le nostre pizze. Tuttavia il nostro budget era molto basso per aprire una pizzeria, allora abbiamo pensato di utilizzare direttamente le cucine dei nostri clienti, andando a impastare e infornare le nostre pizze davanti ai loro occhi stupiti, felici di essere invasi e di ritrovarsi una pizza appena cotta sulla loro tavola».

Perché proprio in Portogallo? 
«A fine 2012 abbiamo seguito le nostre fidanzate che avevano un lavoro qui e abbiamo deciso di fermarci. E, sinceramente, non rimpiangiamo l’Italia, un Paese che non riconosciamo più, basta guardare gli ultimi mesi così denigranti per la politica e i cittadini».

Prima di “impossessarsi” delle cucine dei portoghesi affamati di pizza, Mino e Andrea, un po’ come dei piazzisti, hanno fatto conoscere le loro pizze appena sfornate per le estradas e i miradorous, le animatissime terrazze di Lisbona da cui si pranza e si beve un drink ammirando dall’alto la città.

Andreas, nato a Roma, è cresciuto nella campagna parmigiana apprendendo i segreti del forno a legna e della scelta degli ingredienti. Mino era un grafico che, dopo l’incontro a Lisbona con Andreas, si è dedicato anima e corpo all’arte della pizza. Della loro attività di pizzaioli a domicilio che si muovono per Lisbona a bordo delle loro biciclette, ora ne parla tutto il Portogallo.

La loro storia è stata raccontata dai media locali, suscitando interesse e ammirazione. Anche la RTP1, il primo canale televisivo pubblico, li ha intervistati. Ma loro pensano in piccolo e non vogliono ingrandirsi. 
«Siamo noi due, la nostra pasta per la pizza, i nostri ingredienti e tutto lo spirito italiano che ci contraddistingue nel mondo. A noi basta questo e vogliamo continuare così. Noi siamo la nostra idea…soltanto se ci clonassero potremmo esportarla dappertutto…».

Un’idea semplice e forte, quella di “Una pizza in compagnia” che, forse in Italia, non avrebbe visto la luce. «La burocrazia italiana è elefantiaca, ingombrante, capace di ostacolare chi ha voglia di fare. In Portogallo abbiamo registrato la società in trenta minuti, senza code, senza attese, senza riempire scartoffie o presentare pacchi di documenti e, soprattutto, senza pagare nulla. Esiste un regime fiscale semplice e non soffocante. L’Italia è antiquata, irrimediabilmente naufragata».

Non temete per le gravi difficoltà economiche che il Portogallo attraversa, anche per la sua arretratezza rispetto al resto d’Europa? «Non crediamo affatto che il Portogallo sia arretrato. Certo è un Paese in crisi, ma nessuno qui si lamenta tanto quanto fanno gli italiani. Certi media dovrebbero smetterla di raccontare soltanto balle sul Portogallo. Noi qui ci viviamo e ci rendiamo conto di ciò che succede».

twitter@robertopellegrino 

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