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“Senza commesso, farmacista depresso”

“Senza commesso, farmacista depresso” di Silvia Pagliuca

Sono scesi in piazza con cartelloni e manifesti. “Senza commesso, farmacista depresso”, hanno gridato. La piazza è quella della Scala, a Milano, teatro qualche settimana fa delle proteste dei titolari e dei dipendenti degli storici esercizi comunali. Sarebbero cinquantadue, infatti, i lavoratori delle ottantaquattro farmacie comunali gestite dalla società Admenta a rischiare il posto.

“Un sacrificio occupazionale inaccettabile”, come l’ha bollato Annette Lerna, delegato Fisascat-Cils, anche lei in piazza con i dipendenti e i delegati Filcams-Cgil e Uiltucs-Uil per chiedere l’intervento diretto del Comune, titolare del servizio e depositario del 20% della gestione.

“Sono tutte persone tra i 40 e i 50 anni, alcuni sono anche oltre i 60 e a breve, da commessi, potrebbero diventare magazzinieri o addetti alle pulizie o forse, più semplicemente, disoccupati” – sostiene la sindacalista della Fisascat.

Sarebbe questo, infatti, il piano di ricollocazione professionale proposto dalla società che, ispirandosi al modello britannico Lloyds, ha deciso di eliminare la figura del commesso di farmacia. “Una posizione che probabilmente verrà ricoperta da neolaureati assunti in stage e dunque pagati meno” – continua Lerna.

La diatriba che vede contrapposte le ottantaquattro farmacie comunali ad Admenta ha lungo corso. Anni fa, sotto la giunta Albertini, le farmacie vennero privatizzate lasciando al Comune solo il 20% della proprietà. “Ciò che accade oggi ne è una diretta conseguenza” – spiega la sindacalista.

Risale inoltre al luglio scorso la decisione di Admenta di modificare il contratto, passando dal CCNL delle farmacie pubbliche Assofarm, a quello delle farmacie private Federfarm. “Il rischio maggiore è che andando a regime l’Aspi i lavoratori ultracinquantenni si vedano ridotta di almeno sei mesi la mobilità” – continua Lerna – “Siamo abituati tutti i giorni, purtroppo, a gestire esuberi, ma bisogna farlo utilizzando tutti gli strumenti disponibili per ricollocare i lavoratori o per fornire loro ammortizzatori. Qualsiasi atteggiamento diverso è irresponsabile.”

twitter@silviapagliuca

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