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Chiara: una carriera di tirocini, nessuna (futura) pensione

Chiara: una carriera di tirocini, nessuna (futura) pensione di Luisa Tadini e Michele Tiraboschi

Chiara è una brillante neo-laureata. La sua è una storia esemplare, di cui sentiremo molto parlare nei prossimi anni, e che però nessuno racconta perché neppure Chiara ancora la conosce. E allora ci proviamo noi rappresentando attraverso Chiara quanto abbiamo trovato nei percorsi di carriera tratti da una banca dati di oltre 15.000 curriculum vitae di giovani che hanno fatto domanda di accesso alla nostra Scuola negli ultimi quattro anni.

Tutte le mattine Chiara attraversa lo stesso varco di accesso all’ufficio in cui svolge, ormai da cinque mesi, il suo stage presso una prestigiosa azienda di Milano. Come tutti i suoi “colleghi” si siede a una postazione di lavoro messa a disposizione dall’azienda che la ospita, risponde al telefono, usa la mail aziendale e, durante la pausa, si ritrova a scambiare battute e sorrisi davanti alla macchinetta del caffè.

Quello che non ha, rispetto ai “colleghi”, non è solo un contratto di lavoro. Di ciò è ben consapevole, fin da quando si è presentata al colloquio con la sua curosità e la determinazione a mettersi in gioco. Meglio uno stage di nulla, il suo pensiero. Ciò che soprattutto le manca è una tutela previdenziale, a cui ancora non ha pensato e che però inizierà a diventare un problema quando, alla oramai prossima scadenza del tirocinio, si troverà trentenne con all’attivo ben sei esperienze di tirocinio e nessun contributo versato.

Finora, infatti, nonostante siano trascorsi ormai due anni e mezzo dalla laurea, non ha maturato altro che una serie reiterata di stage e qualche lavoro occasionale. Grazie alle linee-guida della legge Fornero potrà ora contare, almeno sulla carta, a una sospensione del tirocinio in caso di maternità o di malattia, ma a questo ancora non pensa perché ora l’obiettivo è trovare un lavoro.

Il compenso che percepisce, pari a 400 euro lordi mensili, non darà invece luogo ad alcun versamento previdenziale. Chiara, lo abbiamo detto, pensa ora a trovare un lavoro, non certo alla pensione. E giustamente accetta ogni opportunità per mettersi in gioco. La sua pensione dipenderà tuttavia da quanto avrà versato ai fini pensionistici durante tutta la vita lavorativa.

Il meccanismo di calcolo “contributivo” restituirà a Chiara, sotto forma di rendita, la somma di tutti i contributi accantonati e rivalutati. I periodi di tirocinio equivarranno dunque a “buchi contributivi” e l’entità della sua pensione ne risentirà davvero molto. Non solo.

Chiara potrà andare in pensione solo quando avrà maturato i requisiti anagrafici previsti dalla legge Fornero e solo se avrà versato contributi, in modo continuativo, per almeno vent’anni.E tuttavia sarà costretta a lavorare fino a 70 anni se l’importo maturato non sarà almeno pari a 1,5 volte l’assegno sociale (l’assegno sociale per l’anno 2013 equivale a 442,30 € mensili, pari a 5.749,90 € l’anno).

Non sarà facile per Chiara raggiungere questo obiettivo. A trent’anni non ha ancora “aperto” una posizione assicurativa ai fini pensionistici e chissà ancora per quanto tempo la sua carriera sarà “costellata” da altri stage e lavori discontinui e poco retribuiti. Non spetta certamente (solo) a Chiara porsi queste domande tecniche. Nessuno, a scuola o in famiglia, le ha mai parlato dei contributi a fini pensionistici o di forme di previdenza complementare.

Una pensione ci sarà, spera, come è stato garantito dallo Stato per i suoi genitori. A pensarci dovrebbero essere piuttosto i politici e il Legislatore se è vero che, con le ultime riforme, si è legittimato un uso massiccio di stage e tirocini a basso costo con grave danno per il rilancio dell’apprendistato e per l’utilizzo di altre forme contrattuali di inserimento dei giovani nel mercato del lavoro che garantiscono non solo un maggiore compenso ma anche, cosa ancor più importante per tanti giovani come Chiara, una prima contribuzione utile a fini pensionistici.

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