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I 586 esuberi di Alcatel e le colpe del digital divide

I 586 esuberi di Alcatel e le colpe del digital dividedi Fabio Savelli

Ammette il carico di responsabilità di dover gestire «un piano lacrime e sangue». Ma ritiene la ristrutturazione decisa a Parigi l’unica possibile «per cogliere le opportunità di un mercato italiano ancora inesplorato e basata su di un solido piano industriale”.

Non si scosta  di un millimetro da quei 586 esuberi sui 1855 dipendenti italiani tra le sedi Italiane di cui le principali sono Vimercate (quartier generale), Roma (uffici commerciali) e Trieste (stabilimento produttivo) ora oggetto di trattativa al ministero dello Sviluppo Economico con le sigle sindacali del comparto telecomunicazioni e la regia del sottosegretario Claudio De Vincenti (per ora due incontri interlocutori, ma è implicito il ricorso anche agli ammortizzatori sociali).

Soprattutto attribuisce (in parte, beninteso) il conto della riorganizzazione italiana di Alcatel-Lucent ai ritardi sulla rete ultra-veloce accumulati dal nostro Paese, «tali da rendere impossibili gli investimenti dei  nostri principali clienti (gli operatori come Fastweb, Wind, Telecom) per abbattere il digital divide».

Parole  e pensieri di Sergio Fasce, 48 anni, genovese, neo country manager per l’Italia della multinazionale franco-statunitense Alcatel-Lucent. Un mese fa l’annuncio-choc con 10 mila tagli a livello globale e una contestuale riduzione dei costi complessivi pari al 15% da parte di un gruppo leader tra l’ altro  nella trasmissione ottica su fibra.

Pesa molto l’indebitamento e l’esposizione con le banche per oltre cinque miliardi di euro. Influiscono sei anni di cash flow negativo  (nel 2012 una perdita secca di 1,4 miliardi di euro) e una contrazione del mercato italiano nell’ultimo anno del 15%.

Così risulta necessario  riposizionarsi – per così dire – sull’alto di gamma, riconvertirsi cioè da operatore generalista a multi-specialista nella trasmissione dati. L’impatto e’ anche sulla ricerca e sviluppo con una revisione  focalizzata su ottica ad altissima velocità, wireless transmission con la tecnologia dei ponti radio (la concorrente cinese Huawei ha avviato un centro di ricerca su questo a Segrate), informatica dematerializzata e cloud computing.

Il corollario è la fuoriuscita di 247 ingegneri specializzati su prodotti non piu’ strategici mentre la ricerca langue – denuncia Fasce – anche per «la mancanza di strumenti che rendano i costi competitivi, per di un credito d’imposta per le assunzioni di giovani ricercatori».

twitter@FabioSavelli

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