ARTICOLI

Dispersione scolastica resta grave emergenza: Sicilia al 37%.

Letti uno di seguito all’altro sono i numeri di una disfatta: 21 per cento nel Lazio, un ragazzo su cinque; 23 per cento in Molise, quasi uno su quattro; 25,7 in Basilicata e 26,8 in Puglia. E poi: Campania (31,9), Calabria (33,1), Sicilia (37) e Sardegna (37,4). Sono tantissimi e sono i ragazzi e le ragazze che il nuovo studio del l’Invalsi sulla «dispersione scolastica implicita», firmato da Roberto Ricci, considera perduti dal nostro sistema scolastico. Quelli che non finiscono le scuole superiori più quelli che arrivano sì al diploma finale ma con un livello di conoscenze così basso che quel pezzo di carta non gli servirà a nulla.

Di solito questa seconda categoria non si conta nei dati ufficiali, quelli che hanno fatto dire al premier Giuseppe Conte nel discorso di insediamento che «la dispersione scolastica resta un’emergenza». Negli ultimi due anni, complice la crisi, i giovani fra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato la scuola prima del traguardo finale sono tornati a crescere attestandosi sopra il 14 per cento. Siamo quart'ultimi in Europa.

Peggio di noi fanno solo Romania, Malta e Spagna, mentre siamo stati superati anche dalla Bulgaria. Questi ragazzi che la scuola perde sono condannati alla marginalità sociale. Molti finiscono nei cosiddetti Neet: non studiano né lavorano e nei contesti più svantaggiati diventano preda della criminalità.

Ma non ci sono solo loro. C’è un altro esercito di ragazzi che la scuola «perde» anche se arrivano in fondo. A farli uscire dal cono d’ombra ci ha pensato l’Invalsi, usando i dati delle rilevazioni fatte all’ultimo anno delle superiori. Ragazzi che pur avendo in tasca un diploma di scuola superiore non sono in grado di capire un libretto di istruzioni di media difficoltà, figuriamoci un modulo assicurativo o bancario.

Leggi tutto: Dispersione scolastica resta grave emergenza: Sicilia al 37%.

Il Reddito c’è... l’impiego e l'organizzazione da trovare.

Centri per l’impiego non hanno offerte di lavoro.

Al “pronti-via” la Sicilia si presenta impreparata. Mentre Anpal Servizi, l’agenzia del ministero del Lavoro che gestisce il reddito di cittadinanza, lancia in tutta Italia la  fase due del provvedimento che  domani vedrà partire le convocazioni   per   l’assegnazione   di   un   «Patto per il lavoro» (il percorso  che   sulla   carta   dovrebbe   dare   un’occupazione a chi riceve l’assegno), l’Isola è ancora all’anno zero: le scrivanie che i navigator dovranno utilizzare non sono ancora neanche state ordinate, ma soprattutto   i   Centri   per   l’impiego   non hanno offerte di lavoro. Anzi,  a onore del vero ne hanno 200.  Peccato però che i percettori di  reddito idonei al lavoro nell’Isola  sono oltre 162 mila.  

Le convocazioni  - Solo mercoledì si terrà a Palermo  una riunione preliminare dei responsabili dei Centri per l’impiego.   Obiettivo   —   indicato   apertis   verbis dall’assessore regionale al  Lavoro Antonio Scavone — «pianificare tutte le attività iniziali rivolte ai beneficiari del Reddito di cittadinanza». Peccato però che già  da domani, sulla carta, dovrebbero   partire   162.518   convocazioni   nei 64 Centri per l’impiego siciliani. Al di qua dello Stretto si procede a  rilento:   «I  399 navigator   —  scandisce l’assessore — saranno inseriti   gradualmente   in   accordo   con i responsabili dei centri per  l’impiego e solo a partire dal 9 settembre». Intanto arriva però una  buona notizia per gli idonei esclusi: «Entro settembre — annuncia  l’assessore — l’Anpal completerà  l’organico   mediante   uno   scorrimento di graduatoria». In Sicilia  si sono liberati 30 posti.

Leggi tutto: Il Reddito c’è... l’impiego e l'organizzazione da trovare.