Già diplomati ma ancora analfabeti

Già diplomati ma ancora analfabeti

Gli   studenti   italiani   sono in difficoltà e  l’intero   sistema   di   istruzione   italiano   non sembra stare molto meglio, in base a quello che appare dai risultati delle prove  Invalsi nazionali. Quelle che  una volta venivano definite  scuole a diverse velocità ormai sono divari che rischiano  di   diventare   vere   e   proprie   fratture insanabili se dovesse  essere   approvata   l’autonomia voluta dalla Lega, denunciano i sindacati.  I risultati Per la prima volta i test includono anche l’ultimo anno delle   superiori,   degli   studenti   che hanno appena terminato  la  maturità.   I   risultati   sono   analoghi a quelli della terza  media: soltanto due studenti  su   tre   posseggono   alla   fine   del percorso le  competenze  di base richieste dai programmi scolastici: sono il 65, 6%  alle medie e il 65, 4% in quinta   superiore   per   quanto   riguarda   l’italiano.   Va   anche   peggio per la matematica: se  in terza media 3 ragazzi su 5  (61, 33%) hanno appreso in  maniera sufficiente o di più il  programma,   alla   fine   delle   scuole superiori sono solo il  58, 3% quelli che si possono  considerare preparati.  Il divario Ma è al Sud che l’istruzione  rappresenta  un’emergenza. 

I   ragazzi di terza media che in  italiano mostrano un difficile  apprendimento e non raggiungono un livello adeguato sono  il 30% al Nord Ovest, il 28%  nel Nord Est, al Centro il 32%,  al Sud il 40% e al Sud e sulle  Isole il 46%. In matematica le  differenze aumentano: la percentuale di alunni che non arriva ad un livello adeguato è del  32% nel Nord Ovest, del 28%  nel Nord Est, del 35% nel Centro, del 48% nel Sud e del 56%  nel Sud e Isole.  I casi più gravi In alcune regioni del Mezzogiorno (in particolare Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna) si arriva al 55% di ragazzi di terza media che presenta livelli molto bassi soprattutto in matematica e inglese, ben al di sotto dei traguardi stabiliti. Al termine delle  scuole   superiori,   gli   allievi   che   raggiungono   risultati   molto bassi in italiano sono  circa il 13% del totale. Ma sono oltre il 20% in Campania,  Basilicata e Sicilia, per arrivare al 25% in Calabria. I risultati   migliori   sono   in   Valle   d’Aosta, Veneto e nelle due  province autonome di Trento e Bolzano. Le forti difficoltà in matematica sono al 38  per cento sul livello medio nazionale e oltre il 60 in Sardegna.   All’esame   di   Maturità   hanno   partecipato   studenti   che nel 42% dei casi hanno  grandi lacune. In media quasi il 50% non sa leggere l’inglese secondo gli standard, il  65% non raggiunge il livello  B1 previsto dai programmi.  I nuovi rischi Il   ministro     dell’Istruzione    Marco  Bussetti  ammette  «le   differenze territoriali», mentre i sindacati denunciano le  carenze del sistema e i rischi  dell’autonomia differenziata.  Secondo Francesco Sinopoli,  segretario   nazionale   della   Flc-Cgil, dalla lettura dei dati  emerge come «a diverse scuole corrispondano diversi livelli di status sociale. Ovvero, se  non si interviene sulle disuguaglianze profonde tra Nord  e Sud, tra territori diversi nelle stesse regioni e nelle capacità cognitive intragenerazionali, a partire dalle condizioni  sociali complessive, continueremo ad avere sempre gli stessi risultati». Di sicuro, aggiunge, la soluzione non è l’autonomia differenziata. Anzi, avverte la Gilda degli insegnanti, la crisi è «destinata a peggiorare ulteriormente nel caso in cui l’Autonomia differenziata venisse attuata».

FLAVIA AMABILE La Stampa