Polveriera Sicilia appesi a un filo cinquemila posti

Un paio d’anni prima era stato Beppe Grillo in persona a prendere posizione sulla vertenza ex Fiat: «Il piano di Blutec per rilanciare lo stabilimento Fiat di Termini Imerese — tuonò il comico genovese nel 2015 — è  un   bluff».

Sbarca oggi al ministero per lo Sviluppo economico la vertenza Almaviva

Il prossimo appuntamento, il tavolo  di crisi per Almaviva, è fissato per oggi. E fra i sindacati c’è chi prova a insinuare il sospetto che il ministro  dello   Sviluppo   economico   non   si   presenti: «Ci hanno detto che non ci  sarà, speriamo sia falso», allarga le  braccia     Maurizio     Rosso     della    Slc-Cgil. Perché per Luigi Di Maio l’emergenza lavoro in Sicilia adesso è  una grana non da poco: nella terra  del 28-0 i 1.600 posti a rischio nel  call center palermitano si sommano  a quelli dell’ex Fiat di Termini che  non vede partire ancora l’era Blutec  e a quelli dell’Eni di Gela, ma anche  a una miriade di vertenze più piccole che portano sul tavolo del capo  politico a 5 stelle i destini di oltre cinquemila siciliani.

Piange il telefono

Lavoratori ai quali i grillini hanno  fatto negli anni tante promesse. Perché quella di Almaviva è in realtà  una vertenza sia vecchia che nuova:  il call center palermitano — da anni  in crisi — rischia adesso l’esubero di  1.600 dipendenti su 2.800 per il taglio del 70 per cento dei volumi di  traffico dei due dei maggiori committenti, Wind-Tre e Tim, e ai sindacati nelle ultime ore è stata ventilata  l’ipotesi di licenziamenti basati sulle commesse (cioè destinati a colpire gli operatori che lavorano per le  due   compagnie   telefoniche   che   adesso si ritirano) anziché sull’anzianità di servizio. «Al tavolo — sbuffa  Rosso  —  noi  porteremo   invece   un   elenco   di   cinque   richieste,   anche   per evitare che un problema di questo tipo si verifichi per l’altro call  center siciliano di Almaviva, quello  di Catania: lì si parla già di deroghe  per mille dipendenti. Al primo posto della nostra lista di proposte c’è  lo stop alle delocalizzazioni». Il divieto cioè di portare all’estero — ad  esempio in Albania o in Romania — i  call center delle compagnie telefoniche italiane: una proposta che proprio il Movimento 5 Stelle, all’epoca  all’opposizione, aveva fatto confluire in un disegno di legge presentato  da Claudio Cominardi alla Camera  nel 2017. Altri tempi.

Contratti a Termini 

Un paio d’anni prima era stato Beppe Grillo in persona a prendere posizione sulla vertenza ex Fiat: «Il piano di Blutec per rilanciare lo stabilimento Fiat di Termini Imerese — tuonò il comico genovese nel 2015 — è  un   bluff».   Eppure,   quattro   anni   e   un’inchiesta dopo, si cerca ancora il  bandolo della matassa: dopo molte  promesse da parte di Di Maio la cassa integrazione è stata prolungata fino al 30 giugno, ma adesso bisogna  portarla almeno fino al 31 dicembre  per dare almeno una vaga speranza  al progetto industriale di prendere  forma e dare così una speranza a  700 dipendenti diretti e a 300 operai dell’indotto. Nell’incertezza i lavoratori sono rimasti persino in attesa della cassa integrazione di maggio e giugno, con gli assegni bloccati  per settimane da un errore tecnico,  e uno di loro, Vito La Mattina, ha iniziato a protestare in tenda davanti  allo stabilimento. «Adesso — attaccano Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm — è necessario dare seguito in tempi brevi  all’impegno assunto il 21 giugno dal  Mise, dal Ministero del Lavoro e dalla Regione Siciliana circa l’avvio del  percorso dell’area di crisi complessa».

Crisi infinita

L’area di crisi complessa, del resto, è  uno strumento da utilizzare anche  per risolvere una delle altre crisi più  rilevanti: quella di Gela, dove la crisi  occupazionale ha soffiato nelle vele  della Lega. Nella città in provincia  di Caltanissetta rischiano i 700 dipendenti dell’indotto della raffineria, che Eni sta cercando di riconvertire a una produzione “green”. E se  fra le tute blu restano da risolvere  vecchie     vertenze     come     quelle    dell’ex Keller (150 dipendenti) e Italtel (134), ogni stagione porta le sue  nuove crisi: a Pachino, ad esempio,  in primavera è scoppiata quella di  Acqua Azzurra, il colosso dell’itticoltura   con   112   dipendenti   devastato   da un nubifragio a marzo. «I lavoratori — avvisa il neo-segretario regionale della Cgil Alfio Mannino — non  possono neanche accedere alla cassa integrazione». Ma l’elenco è praticamente infinito: ci sono gli 85 dipendenti Myrmex lasciati senza lavoro dalla crisi del centro di ricerca  catanese, le centinaia di dipendenti  della logistica rimasti fuori dagli accordi   per   Sma,   Auchan,   Gicap   e   Cambria e i 94 lavoratori della Dacca di Aci Catena travolti dal bando  delle stoviglie monouso. Vite sospese in attesa di una mossa di Di Maio.  Per una grana, l’ennesima, che arriva dritta dalla terra del 28-0. (La Repubblica)