Il confine permeabile dell’alfabetismo e del suo contrario

Il confine permeabile dell’alfabetismo e del suo contrari

Per non naufragare nel mare della complessità, per affrontare un viaggio che consenta a  ogni persona di realizzarsi a livello individuale e partecipare  attivamente   alla   vita   sociale,   culturale ed economica, oggigiorno è prioritario dotarsi di  carte e bussole, lettura in primis.

Essere dei lettori competenti non soltanto nella lettura in senso stretto, ma anche  nell’uso esperto dell’informazione e dei media significa discernere tra varie «narrazioni»  (come lo storytelling politico), difendersi dai tentativi di facile riduzione e anche dalle nostre  stesse percezioni ingannevoli,  come avverte la ricerca Ipsos  Mori     Perils     of     Perception (https://perils.ipsos.com).  

Pur di fronte a dati di realtà,  capita di considerare soltanto  quelli che ci confermano nelle  nostre idee, prendendo per vero soltanto ciò che crediamo tale (come diceva già Cesare nel  De Bello Gallico, richiamato da Burioni in Balle mortali, Rizzoli 2018).  Il rifiuto del sapere codificato e la  facilità con cui ci si erge a esperti  di qualsiasi cosa dai vaccini al  trattamento dei rifiuti oltrepassano la legittima partecipazione al dibattito pubblico in una  società democratica. Come afferma Nichols ne La conoscenza e  i suoi nemici (Luiss Up 2017), lo  scetticismo lede le basi stesse  della nostra società e compromette inoltre l’esercizio, come  ben argomentano D’Agostini e  Ferrara ne La verità al potere (Einaudi 2019), dei cosiddetti «diritti aletici», quel «diritto alla verità» inteso come garanzia di  «beni e valori critici che si legano a un uso razionale delle conoscenze», fondamentale nelle  società democratiche.  

L’ALFABETISMO   e   l’analfabetismo, dal confine permeabile e  mutevole, sono questioni particolarmente complesse, difficili da misurare a livello globale, come precisa l’Index Mundi, ma, alla luce del dibattito recentemente accesosi sull’analfabetismo, vale la pena soffermarsi   sulle   misure   seguenti   (senza alcuna pretesa di esaustività) che possono contribuire a promuovere e sviluppare  l’alfabetismo. Come crescere lettori competenti sin dalla più tenera età?  Sono ampiamente dimostrati  gli effetti benefici della lettura  ad alta voce che, se praticata  con libri «di qualità» già dai primi mesi di vita dell’infante, favorisce una migliore attivazione dei centri cerebrali dell’emisfero sinistro, i quali concorrono all’emergent literacy, una sorta   di   alfabetismo   nascente,   che ha un’evoluzione più rapida e ampia nella prima infanzia,  soprattutto   in   base   alla   quantità e qualità degli stimoli offerti dall’ambiente. Un riferimento importante,  nel nostro Paese, è Nati per leggere   (www.natiperleggere.it),   il   programma nazionale ormai  ventennale   di   promozione   della lettura rivolto alle famiglie con bambini in età prescolare:   la   sua   adozione   da   parte di un numero maggiore  degli attuali duemila comuni  aderenti significherebbe raggiungere   l’infanzia   sinora   esclusa da tale opportunità  ed estendere il supporto alla  genitorialità.

ALTRO PUNTO è rendere la lettura più inclusiva attraverso libri  più accessibili. Il diritto alla  lettura va assicurato anche coloro che rischiano di non poter godere appieno dei libri.  Le conoscenze e le tecniche attuali consentono di realizzare  libri accessibili (tattili, albi illustrati,   audiolibri,   «ad   alta   leggibilità» grazie al ricorso a  «font» appropriati oppure ai  particolari pittogrammi della  Comunicazione   aumentativa   e alternativa).  Nel settore degli e-book, grazie al Progetto Lia – Libri italiani accessibili, stanno aumentando i titoli di narrativa e saggistica per le persone cieche e  ipovedenti. Si dovrebbero adottare più estesamente, a livello  editoriale, le soluzioni che migliorano la leggibilità dei libri;  contemporaneamente   si   dovrebbe   promuovere   l’offerta   editoriale «speciale» presso il  pubblico (famiglie, insegnanti, educatori, bibliotecari, operatori culturali ecc.).  

OLTRE ALL’ANALFABETISMO di ritorno, c’è quello che riguarda  bambini e ragazzi che ancora  frequentano la scuola, ma non  praticano la lettura e la scrittura, né sono stimolati a farlo dal  contesto di appartenenza. Crescere nella povertà educativa si  ripercuote negativamente sul  loro sviluppo linguistico, cognitivo e immaginativo, esponendoli al rischio di non riuscire a  ipotizzare un futuro diverso e  porsi degli obiettivi in tal senso  e diventare dei «Neet», come avvertono le indagini di Save The  Children, impegnata ad aprire,  nelle realtà più deprivate, «punti luce», «spazi ad alta densità  educativa» per «illuminare il futuro». Una più stretta collaborazione tra famiglie, istituzioni,  biblioteche, librerie, associazioni, parrocchie, punti di aggregazione, progetti  e   programmi   nazionali favorirebbe una efficace promozione della lettura,  dell’istruzione e della cultura,  capace di contrastare la povertà educativa. Il Rapporto Prove Invalsi 2019 restituisce l’immagine di un sistema scolastico spaccato a metà, più equo al Nord e molto  più variabile, meno equo ed efficace al Sud. In tema di equità  e qualità andrebbe considerata  anche la biblioteca scolastica.  Varie ricerche (Pirls 2016, Ohio  Study,   Oelma,   Marzoli-Papa   per Invalsi 2018, come già Ardid   1991-1993   e  Marzi   1999)   confermano la correlazione tra  qualità dei servizi bibliotecari  scolastici e successo formativo:  i risultati sono migliori per gli  studenti che frequentano scuole con biblioteche ben fornite. Se si eccettua la Provincia autonoma di Bolzano (che ha legiferato nel 1990), la biblioteca  scolastica e la figura professionale   del   bibliotecario-documentalista scolastico, qualificato partner educativo dell’insegnante,   non   esistono   dal   punto di vista normativo, pur  ricorrendo   in   varie   circolari   ministeriali e progetti (come  l’attuale Azione #24: biblioteche scolastiche innovative nel  Piano nazionale scuola digitale). La promozione della biblioteca scolastica come ambiente  di apprendimento (anche digitale) aiuta, ma certamente non  rappresenta un intervento sistemico. Un’ampia gamma di risorse bibliografiche e documentarie e un qualificato programma  di attività educative favorirebbero in ogni scuola l’educazione all’uso esperto dell’informazione, il pensiero progettuale,  creativo e critico, il benessere  personale e di gruppo. L’incidenza del «costo dell’ignoranza», da  una parte, e l’esperienza ormai  consolidata di tante reti di biblioteche  scolastiche   e  territoriali   (RbsVicenza,   TorinoReteLibri,   Rbs   Lazio,   Bibliopoint   Roma   ecc.) dovrebbero spingere il legislatore a decisioni più lungimiranti, come emerge dalla proposta   Piccoli   Nardelli Disposizioni  per la promozione e il sostegno della lettura A.C. 478, approvato il 16 luglio scorso.  

SI POSSONO POI RENDERE le biblioteche pubbliche più visibili, vivibili, accessibili e inclusive. Il divario persiste anche nel  mondo delle biblioteche pubbliche, nonostante lo sforzo encomiabile di tanti bibliotecari e bibliotecarie che si adoperano in  mille modi per garantire servizi  di qualità. Da una parte territori dotati di sistemi bibliotecari  e culturali capaci di offrire una rete diffusa e integrata di accesso all’informazione, alla lettura e alla cultura, dall’altra territori nei quali, alla scarsa qualità ed equità della scuola, si somma l’assenza o la scarsa qualità  dei servizi bibliotecari e culturali. Bisognerebbe promuovere  il concetto della biblioteca pubblica come servizio per la comunità,   strumento   di   empowerment della singola persona e della comunità nel suo complesso,  e formare una coscienza civile  sul valore della biblioteca come  possibilità di accesso libero e  democratico al sapere.  

LE BIBLIOTECHE OFFRONO a tutti,  «nessuno escluso», risorse informative, bibliografiche e documentarie, a stampa e digitali, e  sempre più spesso anche servizi digitali (come ReteIndaco e  Mlol – Media Library On Line)  che comprendono il prestito di  e-book,   l’accesso   a   un’ampia   gamma di quotidiani e periodici italiani ed esteri, videogiochi  e risorse educative. Le biblioteche sono luoghi di socialità (incontri, seminari ecc.), di creatività (specie se dotate di makerspace   o   fablab),   ma   anche   di   ascolto e riflessione.  Urge investire nella costruzione di nuove biblioteche e  nel   potenziamento   di   quelle   esistenti, rendendole più funzionali,   attraenti,   visibili   nel   web e anche attraverso una segnaletica urbana che, come avviene nelle strade e sui mezzi  pubblici a Lione, faciliti l’incontro tra gli utenti specie quelli  potenziali e la biblioteca.  Un’altra risorsa è promuovere  il dialogo intergenerazionale.  La terza e la quarta età sono età  d’oro: la generazione di «perennials» è una fonte ricchissima  di sapere, storie, tradizioni. Come dimostra il progetto europeo   Toy     Together   Old   and   Young       (http://www.toyproject.net), i benefici sono reciproci sia per gli anziani, sia per  i giovani. La scuola e la biblioteca, la lettura condivisa e la scrittura collaborativa possono costituire ambienti e strumenti  ideali per favorire questo incontro, sostenere l’alfabetismo di  persone vulnerabili, ma anche  piene di potenzialità e risorse,  e sviluppare solidarietà e rispetto tra generazioni.

INFINE, PROMUOVERE la lettura (e  la scrittura) attraverso più canali  e nei diversi contesti. La lettura,  di norma considerata un’attività   individuale,   andrebbe   promossa come pratica condivisa  nelle diverse realtà (per esempio, aziendale) e anche attraverso le piattaforme di «social reading», per costruire solide comunità di lettori, capaci di intercettare, includere e «contagiare» i  non lettori. Servono esempi credibili di persone in grado di interessare e appassionare alla lettura:   genitori,   educatori,   insegnanti   (delle   varie   discipline,   non soltanto di Lettere!), testimonial inconsueti, come, per  esempio, campioni sportivi appassionati di lettura e, all’occorrenza, impegnati in percorsi di  studio. La loro testimonianza e  il loro esempio potrebbero ispirare tanti giovani a considerare  il valore che la lettura, l’istruzione e la cultura hanno nella vita  di una persona. (Il Manifesto)