ECONOMIA DIGITALE, LA SFIDA DELL’ISTRUZIONE

I fabbisogni di istruzione stanno cambiando rapidamente

È per antonomasia un “ascensore sociale”, che consente all’individuo di  moltiplicare le chance di ottenere un  impiego migliore e un reddito più  elevato, ma può comportare un costo intrinseco, che rischia di trasformarla in una barriera socioeconomica: è la nuova descrizione dell’istruzione al tempo della digital economy. Un’epoca in cui le tecnologie digitali e di intelligenza artificiale permeano il mondo  del lavoro, e la formazione diventa così lo strumento per dotare le generazioni future – ma anche i lavoratori di oggi – delle competenze necessarie ad affrontare la trasformazione in atto. Tutto ciò avrà evidentemente un impatto significativo sulla stabilità occupazionale e sulla qualità  della vita, contribuendo a ridurre la disparità sociale che sta crescendo nelle economie avanzate, ma rappresenta al contempo una promessa e  un potenziale ostacolo.

Questo perché il concetto di istruzione come volano condiviso e accessibile di emancipazione – individuale e sociale –  sta diventando più labile: recenti analisi del McKinsey Global Institute rilevano che il costo dell’istruzione è cresciuto in misura significativa, e oggi supera l’inflazione di 65 e 45 punti percentuali, rispettivamente negli Usa e nell’Ue, diventando una spesa in molti casi insostenibile per le famiglie.

Inoltre, nei Paesi del G7 l’accesso a un’istruzione e a un’occupazione di qualità è condizionato da caratteristiche personali come l’età, il  genere, il contesto famigliare o il luogo di residenza. I giovani di oggi hanno il più alto tasso di  istruzione, ma anche i livelli più bassi di reddito e  ricchezza, il cui picco è raggiunto con un ritardo  medio di 5-10 anni rispetto alle generazioni precedenti. Il numero di donne laureate supera quello degli uomini ma, nonostante i progressi, il loro  stipendio resta inferiore.  Chi abita in città ha un terzo di probabilità in  più rispetto agli abitanti dei piccoli centri di conseguire una laurea, determinandone il reddito  netto medio. Se guardiamo indietro e consideriamo i leader delle principali aziende e istituzioni  italiane, la maggior parte di loro ha raggiunto il  vertice senza partire da posizioni di privilegio.  L’accesso a un’istruzione pubblica di alta qualità  ha giocato un ruolo di grande importanza nei  percorsi di crescita e nella valorizzazione delle  capacità individuali: un fenomeno storicamente  vero per l’Italia e probabilmente più marcato rispetto ad altri Paesi. Ma quanto durerà? I fabbisogni di istruzione stanno cambiando rapidamente, il costo aumenta e il rischio che l’ascensore sociale si fermi è sempre più concreto. La giusta  combinazione tra abilità tecniche e capacità  emotive dovrà alimentare da un lato il sistema  scolastico e dall’altro i programmi di riqualificazione professionale sviluppati dalle aziende. In  questo scenario, le nuove tecnologie non sono solo il principale vettore del cambiamento, ma possono aiutare l’intera filiera a fare meglio. Per  esempio, migliorando l’accessibilità e la qualità  dell’istruzione e della formazione, prevedendo  la domanda futura di lavoro, riducendo fino al  50% i tempi di ricerca di un impiego, facilitando  l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. L’esigenza di avvicinare candidati e aziende è elemento fondante del progetto pro bono Generation, che abbiamo introdotto lo scorso anno anche in Italia e che parte proprio dalle competenze più richieste dalle aziende per formare i giovani senza un’occupazione e inserirli nel mondo  del lavoro. Occorre restituire all’istruzione e alla  formazione il ruolo che da sempre dovrebbero  assolvere: garantire la libertà e la dignità dell’individuo e assicurare un futuro più inclusivo,  equo e prospero alla nostra società. —

Managing Partner McKinsey Mediterraneo