Il Reddito c’è... l’impiego e l'organizzazione da trovare.

Centri per l’impiego non hanno offerte di lavoro.

Al “pronti-via” la Sicilia si presenta impreparata. Mentre Anpal Servizi, l’agenzia del ministero del Lavoro che gestisce il reddito di cittadinanza, lancia in tutta Italia la  fase due del provvedimento che  domani vedrà partire le convocazioni   per   l’assegnazione   di   un   «Patto per il lavoro» (il percorso  che   sulla   carta   dovrebbe   dare   un’occupazione a chi riceve l’assegno), l’Isola è ancora all’anno zero: le scrivanie che i navigator dovranno utilizzare non sono ancora neanche state ordinate, ma soprattutto   i   Centri   per   l’impiego   non hanno offerte di lavoro. Anzi,  a onore del vero ne hanno 200.  Peccato però che i percettori di  reddito idonei al lavoro nell’Isola  sono oltre 162 mila.  

Le convocazioni  - Solo mercoledì si terrà a Palermo  una riunione preliminare dei responsabili dei Centri per l’impiego.   Obiettivo   —   indicato   apertis   verbis dall’assessore regionale al  Lavoro Antonio Scavone — «pianificare tutte le attività iniziali rivolte ai beneficiari del Reddito di cittadinanza». Peccato però che già  da domani, sulla carta, dovrebbero   partire   162.518   convocazioni   nei 64 Centri per l’impiego siciliani. Al di qua dello Stretto si procede a  rilento:   «I  399 navigator   —  scandisce l’assessore — saranno inseriti   gradualmente   in   accordo   con i responsabili dei centri per  l’impiego e solo a partire dal 9 settembre». Intanto arriva però una  buona notizia per gli idonei esclusi: «Entro settembre — annuncia  l’assessore — l’Anpal completerà  l’organico   mediante   uno   scorrimento di graduatoria». In Sicilia  si sono liberati 30 posti.

 

I navigator senza sedie - Gli uffici, però, non sono ancora  pronti. Alla fine di giugno la Regione   aveva   lanciato   l’allarme   per   l’assenza di fondi per l’acquisto di  sedie,   scrivanie   e   computer   da   mettere a disposizione dei navigator, e se adesso i fondi sono arrivati l’ordine non è ancora partito.  Ma su questo punto l’assessore si  dice tranquillo: «La strumentazione   —   specifica   Scavone   —   sarà   pronta molto presto». Le convocazioni serviranno per un primo colloquio, cui seguirà la definizione  del «Patto per il lavoro» vero e proprio e infine la ricerca del posto.  Chi riceve — già da aprile — l’assegno dovrebbe infatti essere avviato al lavoro: la prima offerta può  essere rifiutata solo se il contratto  offerto dista oltre 100 chilometri,  la seconda se si trova a più di 250  e la terza in nessun caso.

Nessuna offerta di lavoro - Già, ma chi dovrebbe offrire i posti di lavoro ai percettori del reddito di cittadinanza? Al centro per  l’impiego di Agrigento negli ultimi due anni sono arrivate meno di dieci offerte di impiego dalle  aziende del territorio. E Agrigento non è l’eccezione. Oggi nei Centri per l’impiego ci sono solo 69 offerte di lavoro in Sicilia, per un totale di 210 posti, ai quali si aggiungo altri 200 posti per imprese alberghiere in Austria, fuori dai paletti imposti dalla norma del reddito. In sostanza se si rifiuta di andare in Austria non si perde il reddito di cittadinanza. Ma c’è di più.  Al momento i Centri per l’impiego della provincia di Palermo non  hanno una sola offerta di lavoro. E  questo significa che arriveranno  offerte al massimo da altre province, con una distanza superiore ai  100 chilometri tra andata e ritorno: quindi senza alcun obbligo di  accettare il lavoro da parte del disoccupato palermitano con reddito di cittadinanza.  In ogni caso conti alla mano al  momento tutti i Centri per l’impiego siciliani hanno offerte di lavoro nel territorio per poco più di  duecento posti a fronte di oltre  162 mila siciliani percettori di reddito e idonei al lavoro. Una goccia  nel mare, a dimostrazione di come i siciliani possono stare tranquilli: potranno ricevere il reddito chissà per quanti anni ancora  senza ricevere alcuna offerta di lavoro.   Perché   in   Sicilia   il   lavoro   non c’è, come tutti sanno da sempre. (La Repubblica)

 

I navigator iniziano a lavorare (forse). Restano tutti i nodi

A partire da domani, chi sta percependo il Reddito di cittadinanza ed è obbligato a firmare il patto per il lavoro, dovrà tenere un occhio vigile sul telefono o sulla casella email: i centri per l’impiego stanno per avviare le convocazioni. È la cosiddetta “fase 2”, quella che impegnerà i beneficiari della misura contro la povertà targata M5S nella ricerca attiva di un’occupazione. Saranno in 704 mila a essere chiamati per primi nei prossimi giorni: per il momento saranno coinvolti solo quelli che hanno ricevuto la carta acquisti prima di luglio. Contemporaneamente, tra questa settimana e la prossima, arriveranno nelle strutture regionali anche i navigator assunti dall’Anpal (l’Agenzia per le politiche attive del lavoro), i quali passeranno alla formazione. Ma non saranno loro a chiamare i percettori disoccupati: questo compito spetterà ai dipendenti dei centri per l’impiego già presenti. I nuovi arrivati, una volta “iniziati” alla professione, dovranno solo fornire assistenza tecnica.

Al primo posto nella classifica dei territori più densi di persone da accompagnare al lavoro è la Campania: il primo blocco contiene già oltre 178 mila nomi sparsi tra Napoli e le altre province. E il paradosso è che questa è l’unica Regione in cui i navigator ancora non sono operativi. Insomma, tutto il lavoro graverà sul personale dei centri, che sono senza organico e non potranno contare sul supporto dei 471 nuovi operatori selezionati con il concorso di giugno. Il motivo è la netta opposizione del governatore Vincenzo De Luca (Pd). Gli idonei stanno da settimane manifestando contro questo ostracismo, al punto da organizzare uno sciopero della fame. Ma De Luca ha detto che la vertenza dovrebbe aprirsi contro l’Anpal, ovvero l’ente che li dovrebbe mettere sotto contratto per poi inviarli al servizio delle Regioni. DAL LATO SUO, la stessa Anpal ha ricordato che “la contrattualizzazione dei navigator campani può essere effettuata solo previa firma della convenzione tra la Regione e Anpal, come stabilito dall’accordo Stato-Regioni dello scorso aprile, sottoscritto dalla stessa Campania”.

Una situazione che continua a essere impantanata, anche se ora c’è chi spera che un eventuale accordo di governo tra Pd e M5S possa favorire uno sblocco. Sul secondo gradino c’è la Sicilia, con quasi 163 mila beneficiari in procinto di essere attivati. I navigator sono 429, finora 399 quelli già assunti. Nelle scorse settimane hanno svolto la formazione in aula, ora passeranno a quella on the job. Un calendario di nuovi incontri di addestramento sono previsti tra martedì e venerdì. I tutor saranno gli attuali operatori dei centri per l’impiego e altri inviati dall'Anpal Servizi. Nel frattempo, “dal 4 settembre –dice l’assessore al Lavoro Antonio Scavone –partirà l’affiancamento nei centri per l’impiego”. Le prime attività, come spiegano dalla Regione, riguarderanno il primo stadio del percorso di inserimento, cioè la convocazione e la presa in carico. Poi, sempre in seguito alla formazione in aula, ci si concentrerà su tutte le fasi del processo di accompagnamento al lavoro dei beneficiari del reddito. “Hanno vinto una selezione con migliaia di concorrenti – ha ricordato in conclusione Scavone –sono già di alto livello; nel giro di 4/6 settimane saranno pronti”. Conclude il podio la Calabria, con 64 mila persone da chiamare. I centri per l’impiego dovranno insegnare il mestiere a 170 navigator, poi servirsi del loro contributo. La Regione, però, ha deciso di limitare un po’ il raggio di azione dei nuovi operatori dell’Anpal: senza un’autorizzazione esplicita non potranno avere un rapporto diretto con i beneficiari del reddito. Una scelta condivisa solo con il Lazio (dove si aspettano 38 mila persone). Tutte le altre Regioni, invece, hanno previsto nelle convenzioni che il supporto tecnico da parte dei navigator potrà essere svolto “anche in attività dirette rivolte agli utenti”. Non solo back office, in pratica.

AL NORD  i contingenti sono meno numerosi. In Lombardia  saranno convocati in 33.600 circa. I 329 navigator arriveranno in Regione il 9 settembre per due giorni di immersione totale. Conosceranno anche la “dote unica lavoro”, politica attiva già collaudata. Poi anche qui si passerà all’affiancamento. Nella convenzione, il Pirellone ha chiesto e ottenuto che venisse riconosciuto il suo modello, nel quale un ruolo fondamentale, accanto ai centri pubblici, è svolto dagli enti privati. Il Veneto aspetta solo 14.500 persone e i navigator saranno 142. La loro formazione è iniziata il 28 agosto, nelle prossime settimane si specializzeranno sugli strumenti di presa in carico e per la gestione dell’incrocio tra domanda e offerta. Le Regioni, insomma, si preparano ,  ma  mancano a l l’appello alcuni strumenti. La banca dati dell’Anpal ancora non comunica direttamente con quelle regionali e i nomi delle persone da chiamare vengono ancora inviate attraverso elenchi su file massivi. Così come manca il bando per selezionare le agenzie private che potranno candidarsi per seguire i beneficiari del reddito nel percorso intensivo di reinserimento, cioè l’assegno di ricollocazione.

 Al primo appello dovranno rispondere i soggetti che hanno iniziato a intascare il sussidio nei mesi da aprile a luglio e rispondono ai requisiti per essere inseriti nel programma di ricerca di un impiego. Si tratta di circa 350 mila famiglie, il 30% quasi di oltre un milione di domande accolte dall’Inps, traducibile in 704.595 beneficiari: di questi, saranno convocati l’intestatario del RdC (chi ha fatto domanda di RdC) e i componenti maggiorenni non occupati o non dediti allo studio. Secondo i dati pubblicati dal ministero del Lavoro, la gran parte dei soggetti da avviare al lavoro risiede nelle principali regioni del Sud Italia: circa il 65% di questi beneficiari proviene infatti da Campania (178.370), Sicilia (162.518), Calabria (64.057) e Puglia (50.904) che, nell’insieme, sono il 64,7% dei soggetti da assistere. Secondo il ministero è proprio in questi territori che i navigator dovranno impegnarsi di più: rispetto alla media nazionale che vede 236 disoccupati in carico a ogni navigator, al Sud il rapporto varia dai 379 di Campania e Sicilia ai 377 della Calabria. All’opposto si trovano, tra l’altro, Lombardia e Veneto dove ogni navigator dovrà fornire assistenza a 102 disoccupati. Come previsto dalla legge, saranno chiamati anche i componenti del nucleo familiare maggiorenni che non sono occupati e che non frequentano un corso di studi. (Il Fatto)