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Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini

Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini si presenta al lettore come un viaggio di un uomo a ritorno nella sua terra natìa. L'identità del viaggiatore è incerta, ma è lo stesso autore ad avvisare che il racconto non è autobiografico. Inoltre, la stessa Sicilia che Vittorini descrive «è solo per avventura Sicilia; perché il nome Sicilia mi suona meglio del nome Persia o Venezuela.» Il romanzo si compone di cinque parti e l'epilogo, per un totale di 49 capitoli.

 

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"In nessun libro recente il dolore e l'angoscia, il dato umano che è all'origine della creazione, sono apparsi così evidenti... "Conversazioni in Sicilia" ha un valore assoluto di allegoria, unica allegoria possibile del sentimento, discorso in cui gli uomini e le cose portano segni a noi familiari e tuttavia sono sempre molto remoti, oltre i limiti della cronaca." (Giaime Pintor) 

Parte prima
La Stazione di Bologna, da cui prende avvio la narrazione.

«Io ero, quell'inverno, in preda ad astratti furori.»
(Incipit del I capitolo)

Il protagonista è Silvestro Ferrauto, intellettuale e tipografo, che vive a Milano da 15 anni. È figlio di Costantino (impiegato delle ferrovie) e Concezione, che ha lasciato quando aveva 15 anni per tentare di trovare lavoro al Nord Italia. Quando riceve la lettera di suo padre che gli annuncia di aver lasciato la moglie per andare a Venezia con un'altra donna, si decide a tornare al suo paese in coincidenza dell'onomastico della madre. Prende il treno senza avvisare e torna nella sua isola.

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Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov

Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov

 

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«I manoscritti non bruciano», scrive Michail Bulgakov ne Il maestro e Margherita. Ma lui, i suoi manoscritti, i suoi articoli, nelle fiamme li ha gettati tante volte, per evitare i controlli, la censura. Ci sono due “strani quaderni, con le pagine strappate per metà o per due terzi”.  E c’è una grande stufa rotonda nella stanza.

A un certo punto, racconta Elena Sergeevna, la terza moglie di Michail Bulgakov, “mi disse ‘Ho bruciato il mio romanzo’, e poi: ‘Se lo scrivo, devo anche farlo’. Bulgakov comincia a strappare le pagine e a gettarle nel fuoco. Non tutte, però. Le pagine rimanenti devono servire come prova: “Se brucio tutto, nessuno crederà che il romanzo sia davvero esistito”. Bulgakov scrive Il Maestro e Margherita dal 1928 al 1940 ma viene pubblicato però solo negli anni '60, vent’anni dopo la sua morte, e in edizione integrale esce prima in Europa che in Unione Sovietica. Una prima stesura del romanzo viene distrutta per volontà dell’autore, ma il libro viene redatto in sei versioni. La prima viene confiscata dalla polizia, visto che un delatore nel febbraio del 1929 aveva già informato la polizia segreta di quel romanzo su Dio e il Diavolo.

Anni dopo, sarà il traduttore di Bulgakov a spiare Michail, che però sospetta di lui e decide di prenderlo in giro: lo fa invitare a casa dalla moglie e lo trattiene fino a notte fonda, mentre il traduttore/spia ha fretta di andare via perché deve far rapporto in giornata. Il manoscritto viene poi conservato in un unico esemplare che viene prestato di tanto in tanto a qualche fidato amico.

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