Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov

Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov

 

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«I manoscritti non bruciano», scrive Michail Bulgakov ne Il maestro e Margherita. Ma lui, i suoi manoscritti, i suoi articoli, nelle fiamme li ha gettati tante volte, per evitare i controlli, la censura. Ci sono due “strani quaderni, con le pagine strappate per metà o per due terzi”.  E c’è una grande stufa rotonda nella stanza.

A un certo punto, racconta Elena Sergeevna, la terza moglie di Michail Bulgakov, “mi disse ‘Ho bruciato il mio romanzo’, e poi: ‘Se lo scrivo, devo anche farlo’. Bulgakov comincia a strappare le pagine e a gettarle nel fuoco. Non tutte, però. Le pagine rimanenti devono servire come prova: “Se brucio tutto, nessuno crederà che il romanzo sia davvero esistito”. Bulgakov scrive Il Maestro e Margherita dal 1928 al 1940 ma viene pubblicato però solo negli anni '60, vent’anni dopo la sua morte, e in edizione integrale esce prima in Europa che in Unione Sovietica. Una prima stesura del romanzo viene distrutta per volontà dell’autore, ma il libro viene redatto in sei versioni. La prima viene confiscata dalla polizia, visto che un delatore nel febbraio del 1929 aveva già informato la polizia segreta di quel romanzo su Dio e il Diavolo.

Anni dopo, sarà il traduttore di Bulgakov a spiare Michail, che però sospetta di lui e decide di prenderlo in giro: lo fa invitare a casa dalla moglie e lo trattiene fino a notte fonda, mentre il traduttore/spia ha fretta di andare via perché deve far rapporto in giornata. Il manoscritto viene poi conservato in un unico esemplare che viene prestato di tanto in tanto a qualche fidato amico.

 

Uno di loro gli scrive in una lettera: “Quando leggo ciò che scrivi, so che la cultura della parola esiste ancora”. E la poetessa Anna Achmatova che mentre lo legge continua a ripetere: “È geniale, Bulgakov è un genio!”. Dopo la sua morte, nel 1940 la fama di Bulgakov e del suo romanzo dilagano, sia in Unione Sovietica sia in occidente. Sua moglie è disposta a tutto affinché le opere del marito vedano finalmente la luce, anche se con dei tagli. E racconta che le dattilografe della rivista Moskva, che pubblica per prima a puntate Il Maestro e Margherita, piangevano “mentre ribattevano il testo tagliato. Si erano innamorate anche loro di quel romanzo che erano costrette a vivisezionare”. Ma, fortunatamente, il redattore incaricato della censura riesce a rivendere sottobanco i sessanta fogli tipografici tagliati ad alcune case editrici occidentali, così il romanzo riuscirà a essere pubblicato in versione originale.
Nel settembre del 1939 Michail non ha nemmeno 50 anni ma è sempre più debilitato da una grave malattia ai reni di cui, a quarantotto anni, era morto suo padre. E quando i medici gli danno pochi giorni di vita, lui riesce a sopravvivere sei mesi. In quel periodo Bulgakov detta alla moglie le ultime correzioni al Maestro e Margherita, lo fa anche quando ha la febbre altissima. Prima di morire, le dice che forse è giusto così: “Che altro avrei potuto scrivere dopo il Maestro?”. Quando un amico lo va a trovare poco prima della morte, Bulgakov gli sussurra che la moglie vorrebbe per lui un funerale religioso: “Lei glielo impedisca. Le creerebbe troppi problemi. Me ne organizzi uno civile”. E va così. Michail Bulgakov muore il 10 marzo del 1940 e, per sua disposizione, il suo fu un funerale senza musica. Anna Achmatova scrive questo, alla sua morte: «Tu così duramente sei vissuto e fino all'ultimo hai serbato/ un magnifico disprezzo».

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