Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini

Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini si presenta al lettore come un viaggio di un uomo a ritorno nella sua terra natìa. L'identità del viaggiatore è incerta, ma è lo stesso autore ad avvisare che il racconto non è autobiografico. Inoltre, la stessa Sicilia che Vittorini descrive «è solo per avventura Sicilia; perché il nome Sicilia mi suona meglio del nome Persia o Venezuela.» Il romanzo si compone di cinque parti e l'epilogo, per un totale di 49 capitoli.

 

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"In nessun libro recente il dolore e l'angoscia, il dato umano che è all'origine della creazione, sono apparsi così evidenti... "Conversazioni in Sicilia" ha un valore assoluto di allegoria, unica allegoria possibile del sentimento, discorso in cui gli uomini e le cose portano segni a noi familiari e tuttavia sono sempre molto remoti, oltre i limiti della cronaca." (Giaime Pintor) 

Parte prima
La Stazione di Bologna, da cui prende avvio la narrazione.

«Io ero, quell'inverno, in preda ad astratti furori.»
(Incipit del I capitolo)

Il protagonista è Silvestro Ferrauto, intellettuale e tipografo, che vive a Milano da 15 anni. È figlio di Costantino (impiegato delle ferrovie) e Concezione, che ha lasciato quando aveva 15 anni per tentare di trovare lavoro al Nord Italia. Quando riceve la lettera di suo padre che gli annuncia di aver lasciato la moglie per andare a Venezia con un'altra donna, si decide a tornare al suo paese in coincidenza dell'onomastico della madre. Prende il treno senza avvisare e torna nella sua isola.

Durante il viaggio, Silvestro incontra alcuni personaggi che lo colpiscono particolarmente. Sul traghetto che lo porta da Villa San Giovanni a Messina, conosce un piccolo siciliano disperato con una moglie bambina, che lo scambia per americano e gli offre delle arance. Sul treno che lo porta a Siracusa, incrocia un uomo in cerca di doveri più grandi, che chiama Gran Lombardo (cfr. Dante, Paradiso XVII, vv. 70 – 72), un vecchio, un catanese e un ragazzo malato di malaria. Conosce poi due poliziotti, denominati dal protagonista Senza Baffi e Con Baffi, disprezzati dagli occupanti siciliani del vagone.
Parte seconda

Lasciato Senza Baffi a Siracusa, Silvestro prosegue il suo viaggio su un treno della ferrovia secondaria, si ferma a dormire a Vizzini e infine giunge nel paese di sua madre. Dopo averla ritrovata percorrendo la strada solo grazie alla sua memoria, pranza con lei e intraprende una discussione lenta e ripetitiva, in cui entrambi ricordano la vita nelle case cantoniere. Silvestro sembra ricordarsi un passato felice, mentre Concezione gli ricorda spesso la miseria in cui vivevano.

Insieme pranzano con una sola aringa e mangiando continuano a discutere; il tono tra i due sembra semplice e quasi "distaccato". Il dialogo tocca anche il padre, colpevole di averla tradita tante volte e di essere stato un buono a nulla, e il nonno, un grand'uomo che Concezione ammirava molto. Silvestro paragona il nonno al Gran Lombardo, in cerca di qualcosa di più, anche se non lo ricorda bene. Infine parlano anche dell'unico tradimento che la madre ha compiuto, con un soldato scappato dalla Prima guerra mondiale.
Parte terza

Dopo essere stata lasciata da Costantino, Concezione lavora facendo iniezioni ai malati del paese, che hanno un po' di malaria e un po' di tisi e vivono quasi tutti nella povertà più assoluta.
Parte quarta

«Il mondo è grande ed è bello, ma è molto offeso.»
(L'uomo Ezechiele)

Incontra così i personaggi cardine dell'ultima parte. Inizialmente l'arrotino Calogero, che sostiene che nessuno ha più coltelli da affilare e si rallegra del temperino che Silvestro ha con sé. Calogero lo porta così dall'uomo Ezechiele, che gli racconta di come il mondo sia offeso. Il trio si sposta poi dal panniere (venditore di stoffe) Porfirio e infine alla bottega di Colombo, dove bevono alcuni bicchieri di vino.
Parte quinta ed epilogo

Lasciata la compagnia, Silvestro va da solo in via Belle Signore, dove incontra un soldato che rimane nell'ombra per non farsi vedere. I due si mettono a discutere nel cimitero e il soldato gli confessa che si ricorda di quand'era piccolo, mentre giocava con il fratello Silvestro. Gli racconta che lui recita ogni giorno una parte al cimitero insieme a tutti i «Cesari non scritti. Macbeth non scritti». Il soldato inoltre, prima di scomparire, dice metaforicamente di trovarsi da trenta giorni su un campo di battaglia innevato.

La mattina dopo, la madre di Silvestro gli dice che si è ubriacato la sera prima ed è tornato a casa tardi. Contemporaneamente, riceve la notizia della morte del fratello Liborio in guerra. Silvestro e Concezione discutono un po' sulla gioia che dovrebbe provare lei per la morte di un figlio sul campo di battaglia: è un onore per la patria. L'uomo le annuncia anche che sarebbe ripartito in giornata. Silvestro poi esce e si mette a piangere, fermandosi davanti alla statua dedicata ai caduti e circondato da tutte le persone che ha incontrato nel suo viaggio. Infine, dopo esser tornato a casa, nota la madre tesa a lavare i piedi ad un uomo inizialmente non riconosciuto dal protagonista: è il padre. Sconcertato, Silvestro si accorge che è ora di ripartire ed esce silenziosamente di casa ignorando la presenza del padre, che lui neanche saluta. (da: wikipedia)

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