AUDIOLIBRI

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AUDIOLIBRO ARANCIA MECCANICA

Alex è un eroe dei nostri tempi: un teppista sempre pronto a tirar fuori il coltello, capo di una banda di duri che ogni sera, sui marciapiedi dei sobborghi, ripete il gioco della violenza: rapine, stupri, scassi, assalti ai negozi, scontri con altre bande. Finché Alex, che si interessa solo a Beethoven, viene tradito dai suoi amici durante una delle tante sue imprese. Le terapie di rieducazione, non meno violente, lo ridurranno a un'arancia meccanica, in balia delle sue antiche vittime, in una girandola di situazioni grottesche e paradossali.

AUDIOLIBRO ARANCIA MECCANICA

Ascoltare è meglio che leggere

Ascoltare è meglio che leggere di  Luigi Manconi

La   retorica   sulla   disabilità   sostiene che chi è afflitto   da   un   handicap viene “risarcito” dal maggiore sviluppo di un  altro senso o di un’altra facoltà. La  mia esperienza non conferma questa ipotesi, ma è vero che, negli ultimi lustri della mia vita la lettura  ad alta voce pur tra tanti ostacoli  ha compensato l’handicap della  cecità almeno per quanto riguarda la passione per la letteratura.  Insomma, mi sento di dire che la  lettura orale, per chi ascolta, è meglio. Il motivo è semplice. Una parola letta ha un suono solo, che  corrisponde alla medietà dei suoi  significati. E che non sembra godere   di   una   propria   vita,   fissata   com’è alla prigionia della pagina e  alla sua forzata immobilità. Una  parola detta e ascoltata risulta ricca di interpretazioni possibili tanto più quanto maggiore è la bravura di chi, quella parola, pronuncia.  Non voglio esagerare e forse il mio  è l’entusiasmo del neofita, ma arrivo a dire che limitarsi a leggere un  libro, ovvero la “sola lettura”, è un  atto mancato: come se delle cantate di Bach si conoscessero solo gli  spartiti.

 

 

Un esempio. Per chi ama le avventure   del   commissario   Jules   Amédée François Maigret, il procedere lento e inesorabile, sornione  e paziente del suo pensiero costituisce indubbiamente un piacere  intellettuale. Che si può gustare  nella lettura tradizionale, a voce  bassissima o muta, talvolta seguita col solo movimento degli occhi  e talaltra bisbigliata. Ma pensate a  come quel piacere possa diventare un’autentica gioia se le riflessioni di Maigret, il suo entomologico  osservare il mondo e gli umani, i  taxi e la Senna, i boulevards e i  chioschi,   vi   fossero   sempre   raccontati dalla voce pastosa e ferma  di Gino Cervi (che quando interpretò il Maigret televisivo aveva  superato   la   sessantina).   Oppure   immaginate di ascoltare tutto questo grazie alla lettura di Giuseppe  Battiston (oggi poco più che cinquantenne):   una   voce   talmente   esatta e misurata da esaltare ogni  parola, ogni, virgola, ogni pausa  del testo. Per quanto riguarda il  Maigret televisivo, le teche Rai sono assai generose. Per quanto riguarda il Maigret interpretato da  Battiston, Emons Edizioni ha finora pubblicato 17 audiolibri con le  avventure del commissario e tre  del “Simenon senza Maigret”; e si  prepara a pubblicare altri testi già  nel prossimo settembre. Emerge qui un primo punto interessante: stiamo parlando di un  importante scrittore, prolifico se  non   addirittura   compulsivo,   ma   in questo caso, a suscitare la curiosità, più che la scrittura sulla quale la critica ha già detto tutto il dicibile, è il suono della parola. Così la  pagina scritta, già slitta verso la dimensione dell’oralità. La narrazione (quella di un telefilm e soprattutto di un racconto orale) ha acquisito una sua autonomia e una  portata assai più ampia, sollecitando più sensazioni e più esperienze, e coinvolgendo tutte le forme  della nostra percezione. Possiamo   chiamarla   “scrittura   ad alta voce”, ricordando la rubrica che, da anni, manda in onda l’indispensabile programma Fahrenheit (RAI RadioTre). Cristian Vázquez, nel blog Sotto  il vulcano, dell’edizioni SUR, ricorda   che   Sant’Agostino,   nelle   sue Confessioni, ci rende partecipi dello stupore che, alla fine del IV secolo, si provava nell’osservare qualcuno (come il vescovo di Milano  Ambrogio) leggere in silenzio, in  contrasto con tutta la tradizione  precedente.  Oggi è senz’altro vero il contrario: la sorpresa, sedici secoli dopo,  sorge dall’immagine di una persona che per sé stessa legga a voce alta. Eppure, forse, vale la pena interrogarsi sulle ragioni che spingono molti di noi a utilizzare la voce  mentre   leggiamo.   Tale   metodo   porta forse qualche beneficio alla  salute   mentale?   Una   quindicina   di anni fa una squadra di studiosi  giapponesi affermò di sì, ma venne smentita poco tempo dopo dalle ricerche di neurologi italiani, i  quali dimostrarono che leggere in  silenzio o a voce alta per il cervello  umano è esattamente la stessa cosa. Un altro tipo di lettura ad alta  voce è quella che, se utilizzata per  i   propri   testi,   risulta   particolarmente utile ai fini di confermare  la naturalezza e il ritmo dei dialoghi e rendere più agevole la correzione   degli   eventuali   errori.   La   scrittrice e cantante jazz Tatiana  Goransky     scrive   ancora   Vázquezsostiene che «cantare e scrivere siano maniere diverse di raccontare una storia», questo il motivo  per cui si dovrebbe sempre leggere a voce alta. E infatti, ha scritto  Flannery O’Connor, «l’orecchio sa  leggere quanto l’occhio», «ma talvolta fa addirittura meglio, e chissà quante scoperte ci aspettano in  testi che abbiamo percorso con gli  occhi, ma la cui qualità tonale continua a rimanere un autentico segreto». Ma qui siamo nel campo  del   “lusso”,   ovvero   dei   beni   più   preziosi   e   di   massima   qualità:   quelli  che consentono   al  lettore  colto e sazio, quando ne abbia la  voglia e la disponibilità, di arricchire e articolare il suo piacere,  percorrendo sentieri nuovi e provando le emozioni inedite che un  lettore o una lettrice, un attore o  un’attrice   possono   offrire   loro.   Dunque,   aggiungere   al   piacere   della lettura solitaria e silenziosa  quello dell’ascolto dei mille suoni  e delle mille tonalità delle parole.  E chi non legge? Chi non può farlo, non per analfabetismo, limite  superabile, ma per cecità, handicap fisico non superabile? Mi riferisco a quella popolazione che, in  Italia, è costituita da circa 2 milioni   di  ciechi   e  di   ipovedenti  che   non possono leggere per il buonissimo motivo che non vedono le parole. Io, per esempio, non leggo da  dodici anni (e provenivo da un lungo periodo di letture avide e onnivore, seppur disordinate): e ho scoperto che non esistono soluzioni  alternative.  La lettura ad alta voce, fatta da  chi vede a beneficio di chi non vede, è la sola risorsa. Ma, attenzione, non consideriamolo un succedaneo, o un ripiego. Davvero ritengo che questa sia la migliore fruizione possibile della letteratura.  E penso a un altro esempio, ancora più significativo e per certi  versi più doloroso per un cieco, ovvero le meravigliose e minuziosissime descrizioni dei paesaggi naturali di alcuni romanzi (sempre  editi da Emons). La varietà e le variazioni dei colori delle foglie lungo i mesi e le stagioni nei romanzi  di Kent Haruf; i mutamenti dei riflessi dell’acqua nelle pagine di Jesmyn Ward; e le infinite tonalità  dei cieli che, sembra impossibile,  un audiolibro può far vedere. (Per  chi   diventa   cieco   da   adulto   «la   scomparsa dei colori» è un’esperienza   straziante).   In   Italia   la   Emons, col suo piccolo staff, composto da  Sergio  Polimene, Silvia  Nono, Giulia Imbrogno, ha già realizzato un catalogo assai ampio, diversificato   e   costantemente   aggiornato (oltre 350 titoli), grazie a  scelte editoriali molto intelligenti  e a voci di grande qualità (da Anna  Foglietta a   Valentina  Carnelutti,  ad Anna Bonaiuto). La Emons e la  Salani (un importante catalogo di  audiolibri anche il suo) sono le sole   due   case   editrici   italiane   che   pubblicano “in  fisico” ovvero su  supporto materiale (il CD), che costituisce tuttora lo strumento più  rudimentale, ma anche il più agevole   da   utilizzare   per   chi   abbia   una disabilità. E torniamo al punto da cui abbiamo preso le mosse.  Per un normodotato (diciamo così),   leggere   in   proprio   l’inferno   dantesco o ascoltarne la tempestosa lettura di Vittorio Sermonti è  davvero la stessa cosa? E leggere  Maurizio De Giovanni con le nostre voci “italiane” non è forse meno divertente che ascoltarne l’interpretazione scura che ne dà Toni Servillo

AUDIOLIBRO ARANCIA MECCANICAAscoltare è meglio che leggereIl maestro e Margherita di Michail Bulgakov  Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini