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Il nuovo analfabetismo

Torniamo alle poesie a memoria  di  Antonio Pennacchi

 

Pare che in Italia  più di un ragazzo su tre – ma in  alcune   regioni   del     meridione    addirittura   due   su   tre   –   giunto   all’esame di Stato non sia in grado di comprendere appieno i testi, anche brevi, che gli capiti di  dover leggere: «Ah, sì? So’ contento!» ha detto un amico mio di  Cisterna al bar, l’altra sera. «Così  v’imparate,   ve   possin’ammazzà». Quando   eravamo   ragazzini   noi negli anni Cinquanta, già in  terza elementare cominciavano  a farci studiare sul libro di lettura le poesie a memoria e sul sussidiario la storia e la geografia: gli  Egizi, la Grecia, Romolo e Remo,  Orazio Coclite. In quarta e quinta toccava a Carlo Magno, al Medioevo, al Rinascimento, Cristoforo Colombo, Risorgimento, Cavour, Garibaldi ed Unità d’Italia.  Poi il latino alle medie – Rosa, rosae sul Tantucci – e di nuovo storia e geografia fino alla maturità,  oltre ovviamente a un’altra caterva di poesie a memoria.  Dice:   «Ma   tu   sei   scemo,   non   vorrai  mica   ancora   le  poesie   a   memoria nel 2019?». No, lo scemo sei tu. In primo luogo la memoria è un muscolo: se non la usi  ti si atrofizza e diventi un’ameba. Non la puoi delegare al computer, alla fotocopia o al telefonino – «Sta tutto lì, quando mi serve lo piglio» – perché sta per l’appunto al di fuori di te. Non è in te  e – come dice il poeta – «Non fa  scienza, / sanza lo ritenere, avere inteso». È inutile che capisci  una cosa se poi non la ricordi: è  come non l’avessi mai capita.

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Ma di questo disastro che cosa diciamo noi professori? di Roberto Contessi

 

I  dati   Invalsi  2019   sono  in  linea   con molte altre rilevazioni statistiche dello stesso ambito e raccontano una storia precisa. È sicuramente fallita la promessa di una formazione scolastica che mitigasse le  disuguaglianze sociali, promessa  elaborata con forza negli anni Settanta, ma tale fallimento è soprattutto didattico. Questo mi pare il  punto focale e la politica c’entra  quanto basta. Per quale motivo le indagini statistiche   sugli   studenti   mostrano   una fascia significativa di giovani  deboli culturalmente? Perché un  metodo di insegnamento concepito per una scuola di élite, che utilizzava   la   bocciatura  come   strumento di selezione, è stato applicato ad una scuola di massa la quale, per definizione, non può usare  la bocciatura se non come soluzione didattica estrema.

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