Per una nuova obiezione di coscienza

IO OBIETTO

Fino al 2004, lo Stato ha chiesto ai cittadini di servire la patria con le armi in pugno. Sono decine di migliaia coloro  che   hanno   ritenuto   quella   chiamata contraria alla propria coscienza, e hanno solennemente   dichiarato   che   non avrebbero mai impugnato   un’arma   per   uccidere   qualcuno, e che non avrebbero imparato ad usarla, escludendo ogni possibilità di usare la violenza per la soluzione   di   qualsiasi   conflitto   e   bandendola per sempre dalla loro vita.  

Oggi non possiamo più tacere. Nel giorno in cui alcuni militari dello Stato si interpongono tra il mare e la terraferma  per impedire, «in nome della  legge», il salvataggio di vite  umane, sentiamo il bisogno  impellente ed ormai non più  rinunciabile di richiamare e  rinnovare   quel   principio   di   obiezione di coscienza.  

Dichiariamo   pertanto   solennemente il valore dell’obiezione di coscienza rispetto a  tutte le leggi, le norme, i regolamenti i quali impediscano il  salvataggio di vite umane, il rispetto dei diritti fondamentali di ogni donna e di ogni uomo. Disubbidiremo nell’ambito delle nostre rispettive professioni, lavori, mestieri, nei  nostri impieghi pubblici e privati, e nella vita quotidiana a  tutte quelle norme che impediscano il salvataggio di vite  umane, portino la morte, siano   discriminanti   nei   diritti   fondamentali di tutte le donne e di tutti gli uomini. Facciamo appello non solo a tutti gli  obiettori di coscienza al servizio militare ma a tutte le coscienze   affinché   affermino   oggi la propria disobbedienza ad ogni forma di violenza  ed ancor più alla violenza di  Stato, la quale, in nome di  norme   contrarie   all’ordinamento   internazionale   e   comunque contrarie alla nostra  coscienza, privilegia la salvaguardia dei confini della patria al salvataggio di bambini,  donne e uomini.  

Facciamo appello a tutti i  militari, alle forze dell’ordine, ai dipendenti pubblici e  privati affinché, se un superiore darà loro ordini contrari ai  diritti dell’uomo, quali quelli  di non iscrivere all’anagrafe  cittadini di altre patrie compromettendo l’esercizio di fondamentali diritti o quali quelli  di interporsi tra una banchina  e il mare impedendo il salvataggio di figlie e figli di altre patrie, valutino nel profondo della propria  coscienza se  non   debbano disobbedire, e testimoniare   così   che   l’umanità   prevale sulle leggi ingiuste. Siamo disposti ad affrontare le  conseguenze legali di questa  nostra disobbedienza perché  il nostro obiettivo è il cambiamento delle leggi e della società per la costruzione di un  mondo più giusto.