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FORMAZIONE E COMPETENZE

 

FORMAZIONE E COMPETENZE IN RETE

Nel nostro Paese il sistema industriale ha uno straordinario bisogno di innovazione e  competenze. 

Pur guidate anche da lodevoli intenzioni, le iniziative nazionali spesso non colgono le reali dinamiche del mondo dell’innovazione e non forniscono una risposta diretta in grado di rispondere alle esigenze del nostro Paese, specialmente in questo momento così difficile e critico. Ci saranno due emergenze, le imprese da salvare che stanno vivendo come un colpo di grazia la pandemia e le imprese che si stanno predisponendo all’accelerazione che la trasformazione tecnologica impone con ritmi sempre più rapidi.

Negli anni scorsi, uno dei punti qualificanti del Piano Industria 4.0  era la creazione di Competence center nazionali che con i Digital innovation hub che andassero a costituire una  sorta di rete italiana dei centri di eccellenza nell’innovazione tecnologica, sulla scorta di quanto già avviene in Germania con la rete dei Fraunhofer Institute presa a riferimento anche dal recente “Piano Colao”. Questi centri hanno l’obiettivo di abilitare,  accelerare e sostenere i processi di innovazione delle imprese, trasferendo tecnologie e know-how, e realizzando soluzioni custom per gli specifici bisogni delle imprese che utilizzino al meglio gli sviluppi della scienza e del mondo delle tecnologie. 

Anche in quel caso, l’obiettivo era ed è più che condivisibile, Fim Cisl e Adapt nel libro verde su questo tema sottolinearono alcune raccomandazioni affinché si partisse col piede giusto. L’Italia è in larga parte sprovvista di un intervento sistemico e ciò rende non semplice né immediato creare da zero strutture così complesse. I bisogni del Paese sono tali per cui è necessario arrivare in tempi rapidi a creare una rete strutturata e diffusa che imprima una accelerazione e una discontinuità forte ai processi di innovazione delle imprese. Peraltro, la rete dei Fraunhofer è costituita da strutture indipendenti legate da un modello comune di funzionamento, ma autonome nella gestione operativa e economico-finanziaria. Non è quindi una struttura monolitica, ma una rete organica di unità che hanno specifiche e peculiari caratteristiche sia per quanto riguarda la focalizzazione tematica (ciò di cui si occupano), sia per ciò che concerne il collocamento geografico e i legami con le diverse parti del territorio. Inoltre, la rete dei Fraunhofer si è sviluppata nel corso di decenni di lungimiranti investimenti ed è quindi chiaro che replicare tale modello richiede tempi non brevi e una strategia che coniughi obiettivi di lungo periodo con risultati concreti nel breve-medio.

Il valore fondamentale è che tale rete sedimenta competenze e knowhow al suo interno e nel territorio ed è proprio ciò che serve al nostro Paese. Fare strutture di servizio che fanno bandi, assegnano risorse e costruiscono relazioni tra azienda e chi realizza l’innovazione, non è inutile, ma disperde tante competenze ed esperienze virtuose. Servono strutture in cui il denaro pubblico “abilita” e stimola gli investimenti privati all’interno di iniziative progettuali concrete. Fraunhofer ha un budget costituito per il 30% da fondi di dotazione e il 70% da contratti privati e risorse ottenute tramite bandi competitivi. La strategia del nostro Paese deve sfruttare e valorizzare al meglio tutto ciò che già esiste e ha dimostrato di funzionare  e  deve  arricchirsi  del  contributo  dei  nuovi  Competence center. Ha senso operare lungo due direzioni complementari. In primo luogo bisogna identificare e mettere in rete tutti quelli che già operano nel mondo dell’innovazione.

Strutture come Fbk a Trento, Link a Torino, Cefriel a Milano in forme diverse offrono già un valido supporto ai processi di innovazione tecnologica e digitale delle imprese. Si tratta di strutture pubblico-private dotate di processi operativi e risorse proprie di alta professionalità, capaci di interagire con il tessuto imprenditoriale  del Paese, valorizzando i rapporti con il mondo accademico e con le imprese del mondo dell’offerta delle tecnologie. In secondo luogo, bisogna integrare in questa rete anche i nascenti Competence center, che potranno beneficiare delle esperienze e delle capability di chi già opera in questo campo da anni. di Marco Bentivogli e Alfonso Fuggetta Non solo, bisogna mettere insieme le migliori esperienze in campo formativo avanzato come Ios Academy e Skilla (solo per citarne alcune), insieme alla crescenti esperienze di Academy aziendali (come Fca, Dallara Academy nel metalmeccanico ma ce ne sono di eccellenti in tutti i settori industriali) che potranno agire anche come centri di trasferimento del know how e di formazione nei rispettivi territori di riferimento. Dobbiamo imparare a integrare, secondo modelli operativi e gestionali efficaci, le iniziative migliori a livello nazionale anche perché gli ecosistemi digitali territoriali abbiano la possibilità di far partecipare all’innovazione le centinaia di migliaia di micro e piccole e medie imprese.

I bisogni da soddisfare sono ampi e complessi. In particolare, è vitale intervenire sullo sviluppo del capitale umano e sulla formazione di tutte le fasce professionali presenti nelle imprese: operai, quadri, dirigenti. Si tratta di uno sforzo ciclopico che deve passare in primo luogo dal riconoscimento che la formazione è la prima emergenza del Paese e del mondo imprenditoriale. Per affrontare  queste  sfide  dobbiamo chiamare a raccolta e organizzare quanto di meglio il Paese ha da offrire. Si tratta, come si usa spesso dire, di fare sistema, aggregando  senza gelosie o ansie di primogenitura  tutte  le  risorse  che  possono contribuire fattivamente e concretamente allo sviluppo.

di Marco Bentivogli e Alfonso Fuggetta