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Informatici e i nuovi profili per l’arte

Informatici e manager i nuovi profili per l’arte

Competenze culturali. Alle figure tradizionali si affiancano tecnici specializzati, esperti di opere in prestito e comunicatori.

Non  solo  archeologi, storici dell’arte, archivisti, conservatori, architetti,  bibliotecari. Solo per citare alcuni dei profili fondamentali e imprescindibili nel campo dei beni culturali. A quelle figure, infatti, si affiancano nuove professionalità, richieste dal rinnovato sistema organizzativo della gestione del patrimonio e dalle mutate esigenze di valorizzazione dei monumenti.

Spazio, dunque, agli specialisti di tecnologie multimediali, agli esperti di diagnostica, ai manager, ai comunicatori, ai professionisti del marketing, a chi si occupa della didattica. La necessità di alcune di queste competenze per esempio, quelle sulla didattica o sulla comunicazione non è di oggi, ma fino a non molto tempo fa erano svolte da personale non specializzato e, spesso, con incarichi a mezzo servizio. 

Ora, invece, ci si è resi conto che occorrono figure ad hoc. Un segno dei nuovi tempi è il proliferare dei corsi di laurea sui beni culturali. Tralasciando i programmi tradizionali come lettere, storia o archeologia se ne possono contare oltre 120 e i nuovi nati miscelano alla tutela e valorizzazione del patrimonio altre discipline.

 

 

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Le figure che mancano…

Di quali nuovi profili ha bisogno un museo? James Bradburne, direttore della Pinacoteca di Brera, ne indica tre: il registrar, l’esperto di didattica museale e lo specialista di visitor experience.  «Il  registrar  è  colui   spiega Bradburne che si occupa dei prestiti di opere d’arte e ne cura tutti gli aspetti: assicurativi, di trasporto, di sicurezza, della logistica. Una figura fondamentale: a Brera ne stiamo  formando  due.  Nell’organico non esiste, così come non c’è il responsabile della didattica, che deve, per esempio, preparare i programmi del museo rivolti a bambini, scolaresche e famiglie. E manca pure chi si occupa di raccogliere le esperienze dei visitatori, di organizzarne l’accoglienza, di effettuare sondaggi e ricerche anche per modulare al meglio l’offerta». Competenze a cui ora nei musei si rimedia con il “fai da te”. Come a Brera, anche al Parco archeologico del Colosseo (altro istituto che come la Pinacoteca milanese  è  autonomo)  gli  innesti  di nuove professionalità non mancano. Ci sono l’architetto specializzato  in  tecnologie  multimediali, che prepara i progetti che poi vengono appaltati a ditte esterne, o il social media manager e il social media strategy, per una comunicazione al passo con i tempi.

L’offerta formativa…

Trattandosi di profili che incrociano diverse competenze, come fare per acquisirle? Bisogna cercare di orientarsi nei vari corsi di laurea, senza dimenticare che in alcuni casi è importante anche l’esperienza sul campo. Per esempio, il corso di informatica umanistica, in cui l’università di Pisa ha fatto da battistrada, può tornare utile per chi voglia intraprendere una carriera da comunicatore. «La laurea magistrale spiega Alessandro Lenci, presidente del corso offre anche più chance, perché ha diversi indirizzi: tecnologia del linguaggio, grafica e modellazione 3d, editoria digitale, management della conoscenza».

Se  il  corso  dell’ateneo  pisano  fa sposare competenze di programmazione e di intelligenza artificiale con l’arte e la storia, quello di Macerata sul management dei beni culturali (proposto pure da altre università)  innesta  l’economia  nella gestione del patrimonio. «Con un occhio anche al turismo aggiunge Simone Betti, presidente del Consiglio unificato lauree beni culturali e turismo -. Cerchiamo di far incontrare gli studenti con il mondo del lavoro attraverso gli stage e diversi vengono svolti nei musei».

Un altro profilo di cui i luoghi d’arte hanno bisogno è l’esperto di diagnostica. Alla Statale di Milano c’è il corso di laurea (triennale e magistrale) in scienze per la conservazione e la diagnostica dei beni culturali, che si può trovare anche in un’altra decina di atenei. «La formazione sottolinea Francesca Cappitelli, professore di microbiologia e coordinatrice del Crc (Centro di ricerca coordinata) sui beni culturali è soprattutto scientifica. Biologia, chimica, matematica, informatica si accompagnano alle materie umanistiche per formare un professionista che sia in grado di analizzare qualsiasi bene artistico e valutare come meglio conservarlo oppure come intervenire in caso di restauro».

 

 

 
IL REGISTRAR - L’esperto dei prestiti

Si occupa della gestione dei prestiti di  opere d’arte e ne cura tutti gli aspetti:  quelli logistici, assicurativi, della  sicurezza. È un profilo che nei musei  stranieri è presente, mentre qui da  noi non è previsto. Deve avere  sicuramente competenze storicoartistiche, ma anche di altro tipo, che  si possono acquisire sul campo. 

 

L’ESPERTO DI DIAGNOSTICA - Beni al microscopio

Ha una formazione soprattutto  scientifica, unita a conoscenze  storico-artistiche. Valuta lo stato di  degrado e di conservazione dei beni  (dal manoscritto al quadro) e  interviene per creare le condizioni  migliori in cui bisogna custodire il  patrimonio. Affianca i restauratori  nella fase preliminare e durante i lavori. 

 

IL COMUNICATORE - Social manager e social strategy

È sempre più frequente che i luoghi  d’arte abbiano uno staff addetto alla  comunicazione, compresa quella  quella che transita sui nuovi media. I  social, infatti, sono non solo un  potente canale per promuovere  mostre o eventi, ma anche per avere  un ritorno sul gradimento  da parte dei visitatori. 

 

L’ESPERTO DI DIDATTICA - Programmi per i più piccoli

La didattica non è assente nei musei  italiani, ma sempre di più si sente  l’esigenza di avere figure  specializzate in questo settore, che si  occupino, per esempio, di  programmare le iniziative per i più  piccoli o di fare da cerniera con le  scuole. Occorrono competenze varie,  dalla psicologia alla storia dell’arte. 

 

IL MANAGER - Economia e cultura

Esistono diversi corsi di laurea in  management dei beni culturali, il cui  obiettivo è di legare competenze  economiche a quelle di storia dell’arte  o, più in generale, umanistiche. Il  profilo finale è quello di un  professionista in grado di lavorare nei  musei o siti archeologici non perdendo  di vista i territori in cui si trovano. 

 

LO SPECIALISTA IN 3D - Le tecnologie multimediali 

Sempre più luoghi d’arte ricorrono alla  realtà virtuale o a quella aumentata per  rendere più affascinante il percorso di  visita. Nel parco del Colosseo, per  esempio, ci sono installazioni nella casa  di Augusto, in quella di Livia, nel  Criptoportico neroniano, alla Domus  Aurea. Necessaria una formazione che  coniughi informatica e beni culturali.

 

 Antonello Cherchi SOLE 24 ORE

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