LAVORO

Employerland, la start up del lavoro per gioco

 di Nicola Di Turi

«La verità sulle startup? Si parla tanto e si investe poco. La maggior parte fallisce perché pochi mettono mano al portafoglio». Quarant’anni, docente di Marketing alla Sapienza di Roma, Gabriele Lizzani è verosimilmente soddisfatto, nonostante tutto. Employerland, la startup con cui ha sviluppato un videogioco per simulare la vita lavorativa su Facebook, ha ricevuto un finanziamento da 500 mila euro.

Eppure Lizzani ci tiene a sottolineare come «nel nostro Paese gli imprenditori scommettono solo su investimenti sicuri, c’è poca spregiudicatezza e ancor meno fiducia nelle idee dei giovani. In media le startup ricevono mini-investimenti da 25-30 mila euro». Ma a Lizzani e alla sua Employerland è andata decisamente meglio.

Fondata lo scorso dicembre, la startup del docente capitolino ha ottenuto un finanziamento da 500 mila euro dal fondo della regione Lazio Filas, Finanziaria Laziale di Sviluppo. Il fondo sfrutta stanziamenti dell’Unione Europea per scommettere sulle realtà innovative. E dopo l’audit preventivo e la verifica del business plan, l’ente pubblico ha deciso di finanziare l’idea di Lizzani.

«Sia chiaro, su Employerland non trovi lavoro giocando. È una sorta di allenamento e simulazione della vita vera. Giocando si può sostenere un colloquio in una multinazionale, un’occasione che capita una volta nella vita quindi bisogna arrivarci preparati», dice il docente della Sapienza. Così, grazie alla collaborazione delle aziende coinvolte nel progetto, l’utente può candidarsi virtualmente ad una posizione aperta e guadagnare punti rispondendo a domande sulla storia dell’azienda, sui prodotti, ricevendo email lavorative, oppure organizzando presentazioni in Power Point.

«Le aziende si sono sedute con noi al tavolo e ci hanno detto come progettare il gioco, online dal mese scorso. Così può capitare di fare una chiacchierata con giocatori virtuali e poi ritrovarseli dal vivo per un colloquio di lavoro», conferma Lizzani. Bnl infatti a luglio incontrerà i 20 migliori classificati del gioco per un incontro di conoscenza e orientamento. E tra i partner che hanno deciso di investire in Employerland ci sono già Luxottica, Bnl, Procter&Gamble, Bosch, Unilever, Golden Lady, Msd, Elica.

Tutto è nato da un’idea «in incubazione da gennaio 2013». Dopo qualche mese di lavoro preparatorio con le aziende e fino ad aprile 2013, ecco Filas e il bando per ottenere fondi d’investimento destinati ai capitali di rischio. Dopo i primi approcci di carattere finanziario e tecnologico, l’ente della Regione Lazio decide di finanziare la startup che nasce ufficialmente lo scorso dicembre grazie ai fondi europei POR. L’ente pubblico entra di diritto anche nelle quote societarie e la startup oggi può contare su altri tre collaboratori, di cui due donne.

«Employerland è un gioco che ha l’obiettivo di supportare i giovani rispetto al mondo del lavoro. Come dice Briatore, forse è vero che aprire una pizzeria è meno rischioso, ma non tornerei assolutamente indietro», continua il fondatore del social game. Anche perché, forse, tornare indietro significherebbe soprattutto ricordare vecchie delusioni.

«All’inizio ebbi un feedback negativo. Ero ad un evento organizzato dalla Camera di Commercio di Roma ed Employerland non fu selezionata neanche tra le prime 20 startup di possibile successo. Subito dopo ho ristrutturato l’idea, rafforzando il business plan. E quando ho incontrato il vincitore della selezione di ritorno dal viaggio premio in Silicon Valley, ma senza aver ottenuto alcun finanziamento, ho capito che quella bocciatura era stata un bene». Perché la difficoltà, in fondo, è sempre la stessa: si parla tanto di startup, ma si investe ancora poco.

Twitter @nicoladituri 

 

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