LAVORO

Il lavoro dei figli, visto dai genitori

 di Nicola Di Turi

Si prodigano, danno consigli. Eppure gli sembra sempre di non fare abbastanza. Vorrebbero aiutarli ancora di più, i loro figli. Il problema è che non sanno da dove cominciare. Sì, perché in fondo è questa la realtà: spesso mamma e papànon sanno che lavoro facciano davvero i loro rampolli. Perciò anche aiutarli diventa difficile, nonostante decenni d’esperienza alle spalle.

È questa la fotografia scattata da LinkedIn sul mercato del lavoro, a proposito delle dinamiche tra genitori e figli. Nell’ambito dell’iniziativa Bring In Your Parents Day, giunta alla seconda edizione che si terrà il 6 novembre, il social network per professionisti ha condotto un’indagine assieme a Opinium Research su circa quindicimila genitori e dipendenti di aziende di tutto il mondo.

Il risultato? I figli non sanno sfruttare il patrimonio di conoscenza (e conoscenze) dei genitori in ambito lavorativo. Anche per questa ragione, porte aperte in azienda il 6 novembre per i genitori dei dipendenti di LinkedIn in 14 Paesi, ed invito esteso a tutte le più grandi società mondiali.

Obiettivo, far avvicinare i genitori all’ambiente in cui i figli trascorrono buona parte della giornata. Ambiente che spesso richiede competenze neanche troppo lontane da quelle maturate sul campo dai genitori, che però per scarsa dimestichezza e mancanza di comunicazione, non riescono a tramandarle. Il 60% dei dipendenti intervistati a livello mondiale crede infatti chei genitori abbiano preziose conoscenze e competenze professionali da tramandare, mentre solo il 19% dei lavoratori italiani pensa che i propri genitori non posseggano nessuna competenza che potrebbe essere utile al prosieguo della propria carriera.

D’altro canto, però, a conferma dell’incomunicabilità tra i due mondi, il 58% dei genitori italiani dichiara di non aver avuto alcun impatto, o al massimo un impatto minimo sulla carriera del figlio, nonostante uno su due pensi di possedere competenze di cui avrebbero potuto avere bisogno.

Ciononostante, più di un lavoratore italiano su due sostiene che i genitori hanno avuto un impatto notevole sulla scelta e sullo sviluppo della loro carriera (54%), mentre solo il 35% degli svedesi riconduce le sue scelte in ambito professionale alle inclinazioni familiari. Ma perchéi figli non riescono ad attingere al patrimonio di competenze di genitori alquanto bendisposti a tramandarle?

Il 30% dei genitori italiani che non hanno condiviso le proprie conoscenze e competenze con i figli, non l’ha fatto perchéil mondo del lavoro èormai cambiato ei loro consigli potrebbero non essere piùvalidi, mentre uno su cinque confessa anche che i figli non glielo hanno mai chiesto. Sarà la voglia dei figli di farcela da soli, sarà la volontà di padri e madri di lasciar fare, di certo ai rampolli gioverebbe sapere come muoversi all’interno del mercato del lavoro, anche alla luce dell’esperienza paterna e materna.

Mentre infatti i padri italiani dimostrano capacità di lavoro di squadra (31%) e competenze pratiche (25%) superiori a quelle delle madri, quest’ultime si distinguono per perseveranza (21%), pensiero creativo (20%) e capacità di fare rete (19%). Quel che resta innegabile, comunque, è l’impatto avuto sui figli in termini di supporto e consigli pre-carriera.

Il 42% dei genitori italiani dichiara di aver avuto un forte impatto sulla carriera del figlio, in termini di supporto finanziario durante gli studi (58%), consigli sul percorso di studi da seguire (41%), permesso di vivere a casa per un periodo abbastanza lungo (36%) e su come affrontare il capo (26%), oppure ottenendo per loro un colloquio (17%).

La risposta dei figli? L11% dei genitori non èmai stato ringraziato dai rampolli, e solo il 24% è stato ringraziato più volte, per vari motivi. Leggermente più alta la percentuale dei lavoratori che non hanno mai ringraziato i genitori (14%), anche perché sostengono di non essere mai stati aiutati, alla pari di genitori che hanno ammesso di non essere mai stati d’aiuto nel 19% dei casi.

Insomma, se da un lato i lavoratori giovani cercano di crearsi una rete di contatti iscrivendosi a social professionali come LinkedIn, dall’altro non riescono ad attingere consigli dalla propria rete familiare. Un paradosso, soprattutto per quei genitori cosìansiosi di comunicare ed aiutare i propri figli, e cosìfrustrati per non riuscire nel loro intento.

Twitter @nicoladituri

 

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