LAVORO

Il telelavoro può salvare i comuni dell’Appennino

di Francesco Giubileo e Francesco Pastore

La crisi economica, da una parte, l’invecchiamento demografico e la mobilità occupazionale, dall’altra, hanno causato una “fuga” dai piccoli centri dell’Appennino verso le metropoli del Centro-Nord, ma anche del Mezzogiorno, in grado di offrire migliori chance occupazionali.

D’altronde in assenza di una domanda di lavoro costante, sufficientemente radicata nel settore manifatturiero, diventa improbabile che si riesca a creare quel moltiplicatore economico che genera servizi alle imprese e, indirettamente, sostiene anche i costi della cura delle persone che permettono ad una comunità di persone sempre più anziane di sopravvivere. Il risultato è che nel giro di pochi anni, al massimo un decennio, intere località potrebbero scomparire dalle mappe di geografia umana del territorio italiano. Come fare a contrastare questi processi di urbanizzazione così profondi e radicati? La speranza può venire proprio da quel fattore che probabilmente ha originato il fenomeno alcuni decenni fa: l’innovazione tecnologica e le conseguenti profonde trasformazioni dell’organizzazione della produzione e del lavoro.

Alcune professioni, peraltro in rapida diffusione, non necessitano di una residenza stabile nelle principali metropoli, così come non necessitano di un rapporto di lavoro costate e subordinato con il datore di lavoro. Tali lavoratori a progetto non hanno né l’obbligo, né l’interesse a svolgere le loro attività in un determinato luogo. I mezzi di telecomunicazione consentono un continuo collegamento fra il lavoratore ed il suo committente. L’input e l’output sono entrambi ricollegabili al lavoro a progetto tramite connessioni di tipo elettronico. L’output è costituito pur sempre di rapporti, documenti, atti, che per di più signifcano non più carta, come era qualche tempo fa, ma semplicemente, in ultima istanza bites, quasi sempre kilobites, spesso megabites, più raramente gigabites, ma pur sempre bites.

Produzione di bites a mezzo di bites, si potrebbe dire parafrasando il titolo dell’opera principale del grande economista di Cambridge, Piero Sraffa. Produzione di bites a mezzo di bites che sono trasportati da bites, si potrebbe oggi aggiungere, per riflettere il senso dell’economia immateriale fino in fondo. Infatti, la carta deve essere trasportata dalle persone. I bites, invece, possono essere movimentati da macchine, da altri bites. Per di più possono essere mossi ad una velocità superiore a quella della luce oppure custoditi online in una delle clouds che ormai costituiscono il web e perciò utilizzati in qualunque momento.

Grazie all’avvento delle nuove tecnologie e alla creazione di nuovi modelli di organizzazione del lavoro, è possibile creare le condizioni per ridare vita a comuni destinati alla cancellazione. Se solo lo si vuole, se si favorisce il ripopolamento della montagna.

In via sperimentale, si potrebbe scegliere un comune dell’Appennino ormai in via di “estinzione”, ma che comunque presenti un facile accesso alle principali arterie autostradali e dotarlo, attraverso i fondi di convergenza,  di una eccellente connessione alla rete internet. Inoltre, per incentivare i professionisti del lavoro a progetto a muoversi nell’area prescelta potrebbero essere necessari adeguati incentivi, sotto forma di agevolazioni per l’acquisto o l’affitto dell’alloggio. In quelle aree, del resto, vi sono evidenti incentivi economici. Il costo della vita, compreso quello dell’acquisto delle abitazioni, è molto più basso che in città, mentre la qualità della vita è molto superiore, in termini di tempo disponibile per se stessi, per la famiglia e i propri interessi extra-lavorativi. Ogni cosa è a portata di mano, non c’è lo smog, né lo stress della città.

 

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