LAVORO

Nuvola/Libri – Giovani, lavoro e filosofia

 di Sara Mauri

Filosofo, lui, lo è sempre un po’ stato. Diego Fusaro si è iscritto a filosofia perché voleva capire. La politica, la società, l’essere. Del resto, dice, per Socrate, una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta. A 27 anni ha vinto il concorso per diventare ricercatore all’Università Vita- Salute San Raffaele e, adesso, a 31, è un giovane filosofo italiano.

Oggi, secondo lui, la società è una società anti-filosofica dove conta solo ciò che può essere contato, mentre la filosofia è la conoscenza degli uomini liberi: perché, di fatto, la filosofia non serve a nessuno in un mondo dove nulla ha un valore e tutto ha un prezzo. E, in questo mondo dove quello che vale conta solo in virtù del suo valore economico, il filosofo viene visto come un personaggio legato al passato.

Se la sociologia spiega la società, la filosofia muove critiche e propone modelli ideali, mette in discussione la realtà. Chiedere a un filosofo cosa ne pensa del lavoro al giorno d’oggi può essere interessante.

Nel suo libro appena uscito, “Il futuro è nostro” (Bompiani), Diego affronta diverse tematiche e parla, appunto, anche di giovani e lavoro. Il suo è un invito scritto ai giovani affinché si riapproprino del loro futuro.

La generazione a tempo determinato, per cui le uniche cose a tempo indeterminato sono il presente e la precarietà, deve, secondo lui, riscoprire la passione critica. Se per Ford esisteva il concetto “ogni cliente potrà avere una Ford T colorata di qualunque colore desideri, purché sia nera”, secondo lui esiste il dogma “non avrai altra società all’infuori di questa”.

E, i giovani, si devono liberare perché, in un mondo giusto, le nuove generazioni dovrebbero vivere di prospettive e poter scegliere. Per Kant, una società che toglie alle nuove generazioni il futuro compie un crimine ai danni del genere umano. Ed è una società criminale quella che fa vivere i ragazzi all’interno di un eterno presente.

Per i giovani il futuro è un diritto e non può esserci domani senza lavoro. Il lavoro garantisce stabilità, sicurezza. Ma, il lavoro è un “grande assente”. I giovani, sono afflitti da passioni tristi: laddove mancano speranza e aspettative, si ricade nella rassegnazione, nell’indifferenza, nel fatalismo. Senza lavoro l’esistenza è privata del suo senso e gli individui sono “atomizzati”, ovvero, non hanno più progetti sociali di riscatto.

Diego lavora in un gruppo di ricerca che si chiama CRISI (Centro di Ricerca Interdisciplinare Storia delle Idee) che studia la società e le idee al tempo della crisi. Dice che il mondo del lavoro ha riscoperto interesse verso i laureati in filosofia e, ciò, è un buon segnale per il futuro. Molte aziende hanno rinnovato il valore di una laurea in questa disciplina e collaborano con le facoltà per la ricerca di laureati da inserire nel proprio organico.

Quando si sceglie una facoltà bisogna decidere se seguire un percorso che, agli occhi delle persone, garantisce un posto di lavoro immediato o facoltà umanistiche (tra cui, appunto, filosofia). Ma, non esiste più la certezza di impiego in entrambi i casi. Per questo, oggi, non conta più scegliere in virtù di un futuro e ipotetico impiego, perché il mercato del lavoro è mutevole, ed è lecito compiere una scelta sulla base delle proprie passioni e attitudini. Insomma, “fate quello che vi piace e sarete liberi”.

Twitter: SM_SaraMauri

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