LAVORO

Scriviamo assieme un libro bianco del lavoro

di Iolanda Barera

Guardatevi in giro. E se vedete un libretto bianco non ignoratelo: potrebbe essere un “White book of job”. E voi potreste prendere parte al primo esperimento italiano di scrittura collaborativa sul tema del lavoro. Non è necessario essere digital addict per lasciare il proprio segno. Basta avere una penna e una storia di lavoro (o anche disoccupazione) da raccontare, qualcosa da dire.

E’ un’iniziativa intrigante. Un libro bianco (copertina compresa), dove di stampato ci sono solo la prefazione e la descrizione del progetto: si completa passando di mano in mano tra persone qualunque che magari si conoscono, ma anche no.Random, come dicono i due ideatori (realizzatori e autoproduttori): Stefano Saladino, bergamasco esperto di digital strategy (ebbene sì) e marketing relazionale, che ha concepito l’idea in una notte insonne a Matera; e Vito Verrastro, giornalista free lance, che ha subito accettato la “sfida”.

Da alcuni giorni ne circolano già un centinaio di copie in tutta Italia e non solo (a proposito, chi si volesse cimentare può chiederne una a questa mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.). Alcune sono state messe sui treni, altre sui pullman, altre consegnate a persone che, una volta scritto il proprio contributo, potranno passarle a parenti, amici, conoscenti o, semplicemente, abbandonarle da qualche parte su una panchina o al bar.  Altre ancora sono state spedite all’estero: a Londra, negli Usa. Ci sono anche progetti particolari. Come i libri bianchi inviati in Ucraina, perché i giovani soldati possano raccontarci il lavoro che facevano prima di arruolarsi, o quelli fatti girare tra gli artigiani di Matera. Ma è soltanto l’inizio.

Libri di carta, perché così chiunque, anche chi non usa internet, può partecipare “all’avventura”:

“L’idea era costruire qualcosa che consentisse una partecipazione e una condivisione della conoscenza sul tema del lavoro di un pubblico più ampio possibile” spiega Saladino.

Ma con la possibilità di un percorso parallelo su web e social network. Per esempio  ogni “autore temporaneo”, volendo, può collegarsi al sito del progetto, geolocalizzarsi e magari mandare un selfie, prima di passare il testimone.

Secondo i piani, una volta completati, i libri ritornano nelle mani degli ideatori. Tutti? Probabilmente no, qualcuno si perderà.

Fa parte, come spiega Verrastro “dell’imprevedibilità di un viaggio un po’ randagio che questa esperienza vuole rappresentare”.

Ma di certo qualcuno ce la farà. E non sarà la fine del progetto, ma l’inizio della fase due. Che potranno essere serate di reading collettivi, installazioni dei libri come opere d’arte contemporanea, digitalizzazione delle microstorie più belle o iniziative suggerite dai contributor. E’ un viaggio lento, che continua.

Read more http://nuvola.corriere.it/2014/06/26/scriviamo-assieme-un-libro-bianco-del-lavoro/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=scriviamo-assieme-un-libro-bianco-del-lavoro