LAVORO

I poliziotti arrabbiati e la ricerca (affannosa) di un secondo lavoro

I poliziotti arrabbiati e la ricerca (affannosa) di un secondo lavorodi Silvia Pagliuca

Il poliziotto è arrabbiato.  E non è per lo stipendio, “da fame” – dicono in coro – soprattutto per chi è sempre in strada e “rischia con la propria pelle”. Lo è perché fa un mestiere che non è più quello di una volta. “Cercare un secondo lavoro è diventata una routine” – mi confidano. Ma l’anonimato in questo caso è d’obbligo.

Avere una doppia occupazione per un poliziotto è illegale due volte: si opera in nero e si rischia il procedimento disciplinare con tanto di licenziamento, quando la pratica non è autorizzata. Eppure, secondo il centro studi del Coisp, sindacato indipendente di polizia, almeno tre dipendenti pubblici impiegati nelle forze dell’ordine su dieci, a fine servizio toglierebbero uniforme e pettorina per indossare grembiuli da camerieri o divise da buttafuori e solo il 10% di questi sarebbe autorizzato dal Ministero.

“Specchio della società che cambia e che trascina a fondo con sé il mestiere del poliziotto che oggi non gode più dello stesso rispetto di prima” – commenta laconico Felice Romano, segretario generale del Siulp, il maggiore sindacato di polizia. “Un tempo bastava un poliziotto in strada, una volante di quartiere… Oggi si è rotto il patto fiduciario tra collettività, media e Arma.”

Eppure le forze dell’ordine continuano a essere tra le istituzioni che riscuotono il più alto gradimento tra gli italiani, parola del Rapporto Eurispes 2013.

“Ma, guadagnare 1.200 euro al mese ed essere pagati 6 euro lordi per ogni turno di straordinario, diventa in un certo modo il lasciapassare per la devianza” – continua Romano.

Sono cifre queste che trascinano l’Italia agli ultimi posti in quanto a retribuzione delle forze dell’ordine. 1.626 euro spettano alla polizia criminale federale della Germania, 1.683 ai neoassunti della Police Nationale francese, 1.420 agli spagnoli, per poi non parlare della Gran Bretagna in cui un poliziotto appena entrato in servizio prende 2.516 sterline (3.200 euro). Somme che in Italia non si raggiungono neanche dopo vent’anni di servizio.

Anche per questo, i sindacati di polizia e dei vigili del fuoco hanno deciso di manifestare il 19 novembre scorso. Contro la legge di Stabilità e in favore dello sblocco del “tetto salariale”, che impedisce ai dipendenti di guadagnare di più di quanto percepito al 31 dicembre 2010. Ma il punto non è solo questo, c’è di più.

C’è amarezza e risentimento nei discorsi di brigadieri, appuntati e secondini. “E’ un discorso di dignità. Siamo le cosiddette forze dell’ordine e stiamo attenti alla vita degli altri, ma lo Stato non sta attento a noi”. “Parliamo di pensione? Parliamo di pensione!

Un assistente capo, se metti caso ha un incidente, anche dopo trent’anni di servizio deve andare in pensione con 900 euro al mese. E’ successo a un agente che conosco che ora è paralitico dal collo in giù.” E ancora: “Tu lo ricordi Giangrande (carabiniere ferito lo scorso aprile durante la sparatoria davanti a Palazzo Chigi)? Ecco, lui faceva servizio d’ordine pubblico per 13 euro in più lordi! E ora? Per poi non parlare di tutti quelli che ci rimettono di tasca loro per la benzina delle auto, per i pattugliamenti…Sono gli stessi che poi acciuffano Provenzano o Riina!”

Che si tratti poliziotti di paese o di grandi metropoli, il ritornello non cambia. E’ un lavoro per il quale servono entusiasmo e lucidità. “Qualcuno dice anche cinismo – aggiunge un agente di polizia penitenziaria di un paese del sud Italia – Io so solo che ne vediamo tante e bisogna avere nervi saldi per gestire certe situazioni.”

Tanto più che il loro è un lavoro no-stop. Perché, mi spiegano, se viene commesso un reato nella stessa sala cinematografica nella quale un carabiniere è a vedere un film nel suo giorno libero, è tenuto ad intervenire. Lo fa per indole e anche perché sennò risponderebbe di omissione di atti d’ufficio.

“La verità – conclude Felice Romano – è che la nostra è la polizia meno corrotta al mondo. Ma non so per quanto tempo potremo ancora fregiarci di questo primato.”

twitter@silviapagliuca

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