LAVORO

Tutti i consigli per trovare lavoro a Dubai

Tutti i consigli per trovare lavoro a Dubai di Camilla Gaiaschi

Dubai sempre più mecca di giovani italiani in cerca di lavoro. Secondo i dati forniti dal Consolato a Dubai, i visti rilasciati nei primi otto mesi del 2013 sono saliti del 131% a oltre 16mila richieste rispetto allo stesso periodo del 2012. Gli iscritti all’anagrafe degli italiani residenti all’estero sono cresciuti a 4485, dai 2605 del 2010.

“Durante il picco della crisi, i flussi migratori negli Emirati hanno subìto un rallentamento – spiega Mauro Marzocchi, segretario generale della camera di Commercio italiana negli Emirati – ma dall’anno scorso notiamo un’inversione di tendenza, con un ritorno da parte delle persone e delle aziende”.

Camminando per le strade della città l’impressione è che lo scoppio della bolla immobiliare nel 2008 e il salvataggio da parte di Abu Dhabi a fine 2009 siano ormai un ricordo: la Las Vegas araba cresce a un ritmo del 4%, attirando neolaureati e professionisti in cerca di opportunità. La sua forza? Quella di un grande hub per le aziende occidentali che in pochi anni hanno portato il settore dei servizi al 43% del Pil degli Emirati.

Non a caso le figure professionali più richieste, secondo un’indagine della camera di Commercio italiana negli Uae condotta sui media locali, sono quelle nel ramo economico (accounting, management, sales and marketing, banking and finance: pari a oltre il 40% degli annunci del Gulf News), seguite da ingegneri, medici e operatori turistici. Le remunerazioni, però, non sempre sono migliori di quelle italiane.

“Innanzitutto – spiega Edoardo Preatoni, general manager della Preatoni Real Investment Developments, da poco meno di un anno a Dubai ma con le idee già chiare sul mercato del lavoro locale – bisogna distinguere tra le professionalità richieste, almeno tre: i neolaureati, i manager e i professionisti di medio-alto livello e le maestranze”.

I primi “possono trovare uno stage remunerato quanto in Italia ma con alcuni benefit in più quali l’affitto e i voli pagati, il valore aggiunto sono le prospettive di carriera, molto più rapide”, spiega. Poi ci sono i professionisti con qualche anno di esperienza: “A Dubai mancano i middle-manager, soprattutto nel settore finanziario che è in forte crescita – prosegue Preatoni – anche le figure legate ai nuovi media sono richieste: sviluppatori di applicazioni, informatici, esperti di marketing e comunicazione, professioni in cui conta anche la creatività”. 

Infine le maestranze: camerieri, cuochi e aiuti cuochi nel settore della ristorazione. Operai specializzati, tecnici e meccanici nelle costruzioni e nell’ingegneria. “Con la crisi per loro l’Eldorado è finito – prosegue Edoardo – parlo soprattutto del mondo della ristorazione: prima del 2009 il cuoco italiano era ben remunerato proprio perché italiano, oggi invece ha perso potere contrattuale a causa dell’ondata di forza lavoro proveniente da India e Pachistan. E’ anche vero che le opportunità di crescita non mancano”.

Chi ce l’ha fatta in questo settore la spiega così: “Gli stipendi all’inizio non sono alti: – spiega Emiliano Bernasconi, executive chef dei ristoranti all’interno della torre Burj Khalifa – un cameriere alle sue prime esperienze guadagna 400/500 euro più vitto, alloggio ma la gavetta è veloce”. Emiliano di gavetta ne sa qualcosa: inizia a 13 anni come lavapiatti nei ristoranti di mezza Europa – Italia, Svizzera, Francia, Regno Unito – arriva a Dubai nel 2006 e oggi, a 35 anni, è a capo di una delle catene di ristorazione più prestigiosa della città.

Ma come e dove trovarlo, il lavoro? I neolaureati in cerca di un tirocinio possono appoggiarsi al programma “Desk Ca’ Foscari” promosso dall’Università veneziana oppure a “First Step”, patrocinato dall’ambasciata italiana. Anche la Camera di Commercio negli Emirati ha siglato delle convenzioni con alcune Università italiane (Bocconi, Bicocca, Iulm, Verona).

Con First Step è partito Fabrizio Puglisi, un master in economia e marketing del turismo alla Luiss di Roma e un tirocinio a Dubai nel settore sales and marketing di una grande catena di hotel: “In cambio ricevevo vitto e alloggio e un piccolo contributo monetario di 200 euro – spiega – finito lo stage ho poi fatto un paio di esperienze con alcuni tour operator internazionali e infine sono approdato all’Antenna Enit Dubai, Agenzia nazionale per il turismo“. 

Per chi cerca un lavoro, se è vero che una buona parte dei giovani arriva a Dubai attraverso le branch locali delle aziende italiane, c’è anche chi un’occupazione l’ha cercata sul posto. E’ il caso di Laura Rosa, ventinovenne vicentina con un master Mba trasferitasi nel 2009: “Il primo lavoro l’ho trovato inviando un cv ad alcune aziende iscritte all’Ice, l’istituto italiano per il commercio estero – spiega – poi tramite contatti ho lavorato per un’azienda vicentina e da settembre con Swarovski dove mi occupo di sviluppo di nuovi business”.

Il suo ultimo lavoro l’ha trovato postando il cv su un sito di head-hunting: “Il metodo più comune resta quello degli annunci su internet – spiega – i siti di job recruitment funzionano bene”. Eccone un elenco: bayt.com, monstergulf.com, michaelage.com, jobsindubai.com, dubaijobs.net, uaestaffing.com, allarabia.com. Anche l’ambasciata di Abu Dhabi ha creato una pagina sul proprio sito con informazioni utili per cercare lavoro negli Emirati, mentre Facebook pullula di gruppi di italiani dai buoni consigli.

Meglio però sfatare i miti: “Vedo tanti italiani venire a Dubai, pensare che sia facile e rientrare delusi –precisa Laura – qui le opportunità ci sono ma bisogna lavorare parecchio per coglierle”. Se il lavoro a Dubai non manca, il prezzo da pagare non è scontato. E non solo per i ritmi di lavoro. Per quanto tutto sommato liberali in materia di costumi, gli Emirati restano un regime autoritario in materia di libertà di espressione, rispetto dei diritti umani e dei lavoratori.

La Freedom House li considera un paese “non libero” e secondo Amnesty International sono 90 le persone detenute senza accusa né processo per aver criticato il governo. Quanto alle condizioni della manodopera immigrata nei settori delle costruzioni e del lavoro domestico, l’International Trade Union Confederation, la più grande federazione sindacale del mondo, ha denunciato più volte situazioni al limite dello sfruttamento. Una realtà, quella della forza lavoro a basso costo, che non riguarda direttamente i giovani italiani ma che di certo apre uno scorcio sul dietro alle quinte della città più “glamour” degli Emirati.

twitter@camillagaiaschi

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