LAVORO

Lettera – Vi racconto i rischi del cercare lavoro

Lettera – Vi racconto i rischi del cercare lavoro di Francesca Sisto

Sei due anni più giovane di quei soggetti per cui la sociologia contemporanea ha coniato un allegrissimo neologismo: “giovani adulti”, riferendosi agli sfigati che oggi hanno tra i 35 e i 40 anni. Sei laureata, masterizzata, specializzata, workshoppata, seminarizzata, hai lavoricchiato due anni si e uno no, di nuovo uno si e uno no, sei mesi si e tre no. Hai conosciuto tutte le forme contrattuali che starnazzano, muggiscono e ruggiscono, cococo, cocopro, a chiamata, ccnl.

Hai deciso di rimanere nel Bel Paese per poter, con orgoglio patrio, rimproverare tua sorella che più di dieci anni fa (beata lei) è andata a lavorare e vivere negli USA ma si sente “ancora un’emigrata”. Hai deciso, dopo aver letto mille articoli, racconti e blog su lavoro e precariato, di raccontare anche tu la tua. Perché somiglia sicuramente a milioni di sfoghi ma per te è diverso, è il tuo sfogo, la tua denuncia, unica e ultima arma per non lasciarsi sopraffare da rabbia e frustrazione ogni qualvolta, alle prese con la ricerca di un lavoro inesistente, te ne capita una…

Cerchi lavoro e scopri che un “Responsabile della comunicazione back office” è un porta a porta a cui basta avere la terza media, responsabile in realtà delle imprecazioni che lui stesso si va a cercare citofonando o bussando gentilmente, a orari improbabili, a casa della gente che, ovviamente, non ne può più.

Cerchi lavoro e scopri che un “Addetto Marketing e alle Pubbliche Relazioni” è un commerciale per utenze domestiche che deve avere sangue freddo visto che viene accolto all’interno di un ufficio tappezzato di poster e slogan mussoliniani la cui visione ti impedisce (causa premature ed incontrollabili caldane), di ascoltare il selezionatore che parla mentre tu ti stai sentendo Troisi in “Le vie del Signore sono finite”. Per fortuna la tipologia di lavoro non contempla l’esistenza di un fisso mensile e puoi quindi, senza sensi di colpa, manifestare il tuo sconfinato disappunto sia verso la proposta che verso l’imparzialità politica e ideologica della location in cui hanno deciso di incontrarti.

Cerchi lavoro, mandi cv per posizioni tra loro più o meno simili, ti chiamano 10 diverse società di selezione, vai a fare i colloqui e ogni volta, dulcis in fundo, dopo un’ora di conversazione, scopri che il cliente per cui lavorano è sempre lo stesso, per la medesima posizione e che ha esternalizzato la ricerca a più società modificando e personalizzando per ognuna la job description. Una perdita di tempo insomma per chi crede si tratti, wow, di 10 possibilità diverse! Tra l’altro non ricevi alcun feedback da nessuna di queste società per cui chiami e chiedi chiarimenti ma scopri che a loro volta, le società stesse, non hanno ricevuto e non ricevono feedback da parte del cliente. “Bene”, pensi… non si prendono gioco solo di chi un lavoro lo cerca ma anche di chi per loro lavora già!

Cerchi lavoro, il processo di selezione tra colloqui in italiano, inglese, spagnolo, austroungarico, col responsabile delle risorse umane prima, col responsabile del team poi, col team tutto infine, dura tre mesi. Superi i vari step, aspetti la chiamata che ti convocherà per l’ultima volta, quella in cui finalmente andrai a firmare il contratto ma…anziché la chiamata ricevi una mail in cui leggi che “purtroppo, per motivi di natura organizzativa, è stata presa la decisione di sospendere il progetto di recruitment per la posizione”.

Ti chiedono però di poter tenere il tuo profilo in considerazione per eventuali ricerche simili per cui non solo non puoi mandarli al diavolo ma devi anche gentilmente rispondere che… “certamente”. Salvo, un anno dopo, reincappare nello stesso cliente che ha riesternalizzato la stramaledetta ricerca, che stavolta ha fissato con te due incontri finalmente in sede… che però… vengono disdetti puntualmente lo stesso giorno due ore prima dell’orario prestabilito…proprio mentre tu stai stirando i pantaloni dell’ovviamente inguardabile tailleur mentre nella tua testa stai ripetendo correttamente la frase sul “perché l’azienda dovrebbe scegliere te”.

E allora? Stavolta li mandi al diavolo. E continui a cercare lavoro. Cerchi lavoro e dopo aver sostenuto il primo colloquio su Skype e il secondo in sede, andati bene, ti vien chiesto di “elaborare un business case” necessario a valutare le reali competenze di cui si è in possesso. Ovviamente, pensi, “prima lo consegno più bella figura ci faccio”. E ti metti sotto…e per 3 giorni di fila, regalando tempo prezioso e professionalità, non vedi la luce del sole e dai tutto te stesso per dimostrare cosa sai fare e quanto vali. Invii il lavoro e rimani “a disposizione in attesa di un gentile riscontro”… Che tarda ad arrivare…. due settimane, tre. Chiami perché vuoi sapere ma al cellulare per ben tre volte non risponde nessuno. Alla quarta si. Con saccenza e arroganza ti senti dire che “è chiaro che se non ci siam fatti sentire è perché il processo di selezione ancora non si è concluso”.

O, forse, stan facendo fare lo stesso lavoro a cento altre persone per ritrovarsi qualcosa di bello e pronto a costo zero visto che alla fine spariscono, non rispondono davvero più e tu non puoi altro che, di nuovo, mandarli al diavolo attraverso un’elegantissima email? Cerchi lavoro, mandi il cv, ti contattano perchè interessante. Ma ti chiedono di compilare un questionario attitudinale composto da sole 250 domande!

Ci dedichi due ore, imprecando e chiedendoti se davvero non sarà un modo per raccogliere dati personali visto che “no”, per telefono ti hanno assicurato che “non è così e che tutte le informazioni sono protette dalla normativa sulla privacy” – quella che ognuno personalizza a modo proprio. Dopo aver deciso di perdere, per provare a giocartela, due ore del tuo tempo, compili le risposte di domande assurde, clicchi su “invia” e il sistema…. attenzione…non funziona!

Distruggeresti il pc che hai di fronte ma è il tuo e ci rimetteresti di tasca tua. Fai un po’ di training autogeno, chiami, segnali il “piccolo disguido”, con rammarico e dispiacere (infinito immagino!) ti dicono che lo segnaleranno all’informatico di turno e che presto comunque si faranno risentire perché, a prescindere dal questionario (sorge spontanea la domanda “e allora perchè me lo fai fare? ”) il cv è valutabile e si può procedere con un colloquio conoscitivo. Zero, spariscono, nel nulla. E in ufficio non risponde nessuno. 

Un anno dopo… eccoli impeccabili di nuovo! Annuncio di lavoro, candidatura, risposta con stessa identica mail a quella di 365 giorni prima, con stessa identica richiesta di compilazione del questionario. Stavolta non mi fregano e chiamo dicendo loro che ho scoperto che si, in fondo non si tratta di raccolta di dati personali per scopi pubblicitari… peggio! Le posizioni di lavoro che pubblicano non esistono! Se le inventano, ti candidi, compili il questionario ed entri nel database di “risorse umane” con cui loro vanno a vendersi alle aziende…

Li mandi al diavolo e pensi che bo, forse così, mandando al diavolo tutti, rischi di fare terra bruciata attorno a te…. Un lavoro non ce l’hai… ti serve.. e qui sul mercato ci son sempre gli stessi… le voci girano…. Allora decidi di scrivere questo pezzo sperando che almeno una delle testate giornalistiche di tuo riferimento ti ascolti e ti permetta di urlare un elegante “Andate tutti al diavolo”. Ho 33 anni e mai avrei immaginato di poter scrivere un libro sulle fregature che ho accumulato mentre lavoro per trovare un lavoro.

twitter@francescasisto

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