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Cig in deroga, urge il rifinanziamento - Conquiste del lavoro

 
Cig in deroga, urge il rifinanziamento
Conquiste del lavoro
... parti sociali e chiediamo un intervento deciso sulle politiche attive del lavoro, ora che è stata insediata presso il Ministero del Lavoro una struttura 'ad hoc', ma nel frattempo il rifinanziamento è la priorità per dare risposta ad una emergenza ...

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La cig resta su valori altissimi, come emerge dai dati diffusi oggi dall'Inps. Da qui l'allarme l'anciato dalla Cisl. "Senza rifinanziamento degli ammortizzatori in deroga - avverte il segretario confederale Luigi Sbarra - sarà emergenza sociale vera". "La cassa integrazione - si legge in particolare in una nota -persiste su valori elevatissimi, nonostante la riduzione, nei primi 10 mesi del 2013 rispetto al 2012, delle ore autorizzate di cassa in deroga". "Queste ultime- continua Sbarra- sarebbero in forte aumento se fossero evase tutte le domande ferme in attesa del rifinanziamento. Aumentano invece, purtroppo, sia la cassa ordinaria che la straordinaria. Altrettanto preoccupanti sono i dati relativi alle domande di disoccupazione ed Aspi: nei primi nove mesi dell'anno sono state presentate 1.431.627 domande, con un aumento del 27,7% rispetto alle domande presentate nello stesso periodo del 2012. L'emergenza immediata è, evidentemente, un adeguato rifinanziamento degli ammortizzatori in deroga per le mensilità residue del 2013: dal nostro punto di osservazione, basato sul contatto diretto con i nostri organismi regionali e territoriali, la cifra di 330 milioni di euro annunciata da settimane dal Ministero del Lavoro sarà assolutamente insufficiente. Sono molte, infatti, le aree nelle quali i lavoratori non ricevono il sussidio da diversi mesi. Come Cisl stiamo lavorando perché agli ammortizzatori in deroga si possano via via sostituire i fondi bilaterali finanziati contrattualmente dalle parti sociali e chiediamo un intervento deciso sulle politiche attive del lavoro, ora che è stata insediata presso il Ministero del Lavoro una struttura 'ad hoc', ma nel frattempo il rifinanziamento è la priorità per dare risposta ad una emergenza sociale vera. Vanno inoltre adeguatamente finanziati i contratti di solidarietà per tenere i lavoratori il più possibile agganciati alle aziende e ridurre la pressione sugli altri ammortizzatori. Ma per creare effettivamente occupazione servono misure per alleggerire la pressione fiscale ed aumentare il reddito disponibile delle famiglie e per questa via, far crescere i consumi, nonché per favorire le imprese che investono ed assumono". "Attendiamo dal Governo- conclude Sbarra- un segnale positivo su questi punti con modifiche alla Legge di stabilità".

Eppure, l'Italia ha ancora enormi energie a cui attingere per risollevarsi dalla crisi a partire da quel ricchissimo bacino rappresentato dalle piccole e medie imprese. E' quanto emerge dal rapporto presentato stamane da Rete Imprese Italia nel corso di un convegno. Dati alla mano, il fatturato delle piccole e medie imprese italiane supera, con i suoi 1.995 miliardi di euro, quello di tutte le grandi imprese britanniche (1.834 miliardi) o francesi (1.458 miliardi) e corrisponde ai tre quarti del valore aggiunto delle grandi imprese tedesche (76,4%). La ricerca, dal titolo "Le imprese italiane fuori dai luoghi comuni" evidenzia inoltre come l'Italia sia il primo paese europeo per micro, piccole e medie aziende manifatturiere specializzate nell'hi tech e nel medium hi tech (43.287) e per quelle che si proiettano oltre i confini nazionali con le esportazioni e forme più complesse di internazionalizzazione. Il fatturato medio per azienda delle imprese tra i 50 e 249 addetti, inoltre, risulta il più alto d'Europa e tocca 28,9 milioni di euro. E analoghe prestazioni al top contraddistinguono i piccoli di 10-49 addetti.

Contrastare il declino, dunque, si può. Da qui l'appello di Rete imprese Italia che sollecita alla politica italiana e europea "un'inversione di rotta" improntata a "rigore, crescita ed equità" prendendo a modello "le piccole, le medie e le piccolissime imprese che non hanno mai smesso di reagire" alla crisi. "Rischiamo, come Paese, di rimanere prigionieri di un atteggiamento depressivo molto pericoloso", afferma il presidente di Rete imprese, Ivan Malavasi.
D'accordo anche l'economista dell'Università Cattolica e presidente di Ref ricerche, Giacomo Vaciago. "Rischiamo di trovarci come nel '600 con dei padroni stranieri", afferma. "C'è la coda per comprare la qualità italiana, Ferrero ha dovuto smentire tre volte la vendita della Nutella. Sempre più spesso ci accorgiamo, in genere troppo tardi, che le migliori imprese della moda sono comprate dai francesi, quelle meccaniche dai tedeschi, ma dobbiamo convincere le imprese estere a investire da noi, non ad acquisire le nostre aziende", aggiunge Vaciago. L'economista osserva che "finchè continuiamo a discutere di debito o di uno 0,1% di deficit in più o in meno parliamo del sesso degli angeli, se discutiamo invece di che cosa conviene produrre in Italia, parliamo del futuro dei nostri figli". L'opportunità è secondo l'economista "senza precedenti", "c'è crescita in tutti i continenti e le imprese devono decidere ogni giorno dove produrre. Il problema vero è, in questo contesto, i piccoli italiani che fine fanno?".
Per Rete Imprese Italia occorre, innanzitutto che le istituzioni nazionali riescano ad utilizzare al meglio i Fondi europei per lo sviluppo monitorando la qualità della spesa. Per l'Europa, inoltre viene indicata come priorità dare continuità all'aggiustamento strutturale, migliorare l'accesso al credito e indirizzare al meglio le risorse, soprattutto verso progetti di immediata cantierabilità e piani per favorire l'occupazione giovanile.